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Verso le elezioni Usa: tutto diventa show

Saranno le elezioni presidenziali americane tra le più ricordate di sempre. In un momento  storico anomalo in cui l’emergenza sanitaria sembra non accennare ad arrestarsi, il primo dibattito pubblico tra i due candidati è lo spunto per un’analisi politica di nuovo corso. Luogo di incontro la regione da molti considerata “la pancia” dell’America ovvero l’Ohio, lo stato indeciso che per ogni presidente è terreno importante di conquista.

Quello che si è consumato sul ring politico tra il presidente in carica Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden, è apparso un duello a tratti esagerato e dal lessico smisurato. Attacchi personali, aggressività spiazzante, battute grottesche e interruzioni per destabilizzare l’avversario, sono i mezzi studiati ad hoc in tempi in cui l’attenzione è polarizzato sulla figura del leader.

La politica diventa spettacolo, intrattenimento, il palco uno strumento per convincere, persuadere e vincere. Corte Suprema, emergenza Covid-19, economia, integrità delle rispettive carriere, rivolte razziali, sono alcuni dei temi scelti dal conduttore di Fox News e padrone di casa Chris Wallace.

La linea seguita dai due candidati richiama tuttavia sempre all’appartenenza rispettiva ai due grandi partiti americani, il cui ruolo è decisivo per le elezioni presidenziali. Repubblicani da un lato, democratici dall’altro in un sistema bipolare perfetto che racchiude schemi particolari.

Trump è l’espressione del vecchio partito “il Grand Old Party” fondato nel 1854 per mettere fine alla schiavitù del sud degli States, conservatore proiettato a destra, tradizionalista per definizione e legato ai vecchi valori protezionisti dello Stato. Biden invece, ex vicepresidente della gestione Obama, appartiene al partito democratico, per logica a sinistra, progressista, liberista e sensibile da sempre ai temi della giustizia e dell’uguaglianza sociale.

Due visioni politiche divergenti che trovano rappresentazione nei rispettivi stemmi che attingono dal mondo animale, l’elefantino per i repubblicani, l’asinello per i democratici. Facce della stessa medaglia, visto che fino al 1912 i due partiti facevano parte di un unico schieramento, condividevano cioè soluzioni e orientamenti comuni, fino alla definitiva rottura del secolo scorso per divergenze programmatiche. 

Quelle del 3 novembre saranno le cinquantanovesime elezioni presidenziali della storia americana, dove i cittadini saranno chiamati ad eleggere i 538 grandi elettori, cioè i rappresentati di ogni stato che si riuniranno il 14 dicembre nel Collegio elettorale per nominare presidente e il suo vice. Ma ancora una volta è il coronavirus il grande protagonista di questa campagna elettorale, il solo a dettare l’agenda politica attuale. Ora che anche Trump e la First Lady Melania sono da poco risultati positivi, il mondo resta in attesa dei prossimi risvolti che incideranno su date, programmi, appuntamenti e scenari politici futuri. 

Marita Langella

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