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12 agosto 2018
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Salvini e la reintroduzione servizio militare

‘Vorrei che oltre ai diritti tornassero  a esserci i doveri. Di fronte ai casi di mancanza di educazione e senso civico, facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare, il servizio civile per i nostri ragazzi e le nostre ragazze così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti’, afferma il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel corso di un comizio a Lesina, in Puglia.

Nei giorni scorsi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta aveva sottolineato, durante un’intervista al Tg5 il 9 agosto,  che il servizio militare obbligatorio è un qualcosa ‘non più al passo con i tempi’. I soldati di oggi, aveva spiegato il ministro, ‘sono dei professionisti. E non abbiamo più le truppe che vengono dalle Alpi e non c’è più bisogno di tanti soldati tutti insieme. E’  una idea romantica l’ipotesi di reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare   ma i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti e su questo aspetto è d’accordo anche Salvini’.  

 Salvini in realtà non l’ha mai pensata in questo modo e già in campagna elettorale aveva affermato,  durante un incontro delle associazioni nazionali Alpini e Bersaglieri,  che ‘di fronte a rigurgiti razzisti e alla minaccia del terrorismo un esercito di leva sia meglio per la democrazia’,  spiegando che la Lega lo aveva già ‘messo in una proposta di legge per reintrodurre un servizio di leva su base regionale per sei mesi’.

Non è la prima volta che le vedute di Salvini e Trenta divergono. All’inizio di luglio i due ministri, in occasione dello sbarco della nave militare irlandese Samuel Beckett con a bordo 106 migranti nel porto di Messina. Il capo del Viminale annunciò l’intenzione di voler chiudere i porti anche alle missioni Ue, provocando la reazione dell’omologa della Difesa che ricordava come la competenza per una simile decisione non fosse del suo ministero.

La Regione Veneto, nel 2018, attraverso l’assessore leghista Gianpaolo Bottacin, ha depositato una proposta di legge per avviare un servizio di leva di otto mesi per ragazzi e ragazze tra i 18 e i 28 anni.

Il servizio di leva obbligatoria, in vigore dai tempi dell’unità d’Italia, era stato messo in discussione nel 2000 dal governo D’Alema, che con una legge aveva conferito al governo la delega di emanare disposizioni per sostituire, entro sette anni, l’esercito di leva con militari volontari di truppa. Ma sarà poi il governo Berlusconi,  con la  legge Martino,  ad abolirlo definitivamente nell’agosto 2004. L’ultima classe a dover fare il militare fu quella nata nel 1985.

Successivamente all’abolizione non erano mancate le discussioni sulle conseguenze della mancanza di militari non professionisti,  non tanto per  ragioni di difesa, quanto per motivi educativi. Non mancarono discussioni dal tono e sapore politico e furono, nel 2010,  stanziati fondi per tre anni per il progetto ‘Vivi le Forze Armate, militare per tre settimane’.

Idee analoghe furono  sostenute  dalle associazioni d’arma, che parlarono  di ‘rilancio morale e sociale del nostro Paese’.

Tuttavia, il progetto di ripristinare un più ampio servizio militare di leva è rimasto un’iniziativa leghista. Berlusconi si è detto infatti contrario all’idea, così come Giorgia Meloni di FdI. Anche il Pd ha bocciato la prospettiva di obblighi di leva armata. Per il M5S,  alleato di governo della Lega, la maggioranza dei deputati e senatori sembrerebbe fredda o contraria, anche se  sulla piattaforma Rousseau,  a disposizione degli iscritti,  figura comunque una proposta mirata alla ‘riattivazione del servizio militare di leva obbligatorio’. Resta comunque il fatto che nel programma di governo sottoscritto con la Lega, il tema non c’è.

Antonella Di Pietro

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