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Paolo Savona tra il Colle e l’Europa dai piedi d’Argilla

La Lega blinda Paolo Savona al Tesoro ed è muro contro muro con il Colle. Una situazione molto delicata che mette il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, stretto nella morsa tra i partiti della sua maggioranza e il Presidente della Repubblica. Quando già si diffondevano i rumors sul calendario dell’eventuale giuramento, lo strappo sul titolare all’Economia provoca un’inevitabile allungamento dei tempi e anche ipotesi di una clamorosa rottura. Neanche un lungo faccia a faccia informale tra Giuseppe Conte e il capo dello Stato, oltre un’ora e mezza di colloquio al Quirinale, pare abbia sciolto la tensione. Da un lato il Colle sembra che abbia confermato con decisione le sue riserve su Savona, dall’altro Matteo Salvini che specularmente non cede di un centimetro, con il sostegno dei 5 stelle. La Lega,  fanno sapere fonti del Carroccio,  ha preso precisi impegni con gli italiani su tasse, Europa, giustizia, pensioni,non prendiamo in giro nessuno. Non andiamo a Bruxelles con il cappello in mano. Un modo per ribadire il concetto che Salvini ripete da giorni come un mantra: o questo governo cambia le cose o meglio andare al voto. 

Ricordiamo che Paolo Savona è specializzato in economia monetaria ed econometria, ha collaborato con Franco Modigliani e studiò con Giorgio La Malfa la curva dei rendimenti dell’economia italiana studiando il funzionamento del mercato monetario. 

Nel 1976 vinse il concorso a cattedra e lasciò la Banca d’Italia per diventare in seguito il Direttore Generale di Confindustria.  

I suoi temi di ricerca riguardano il sistema monetario internazionale,  i contratti  derivati, i divari di produttività tra Centro-Nord e Mezzogiorno d’Italia. È autore e coautore di numerosi scritti sui problemi dell’economia reale, monetaria e finanziaria e sui temi metodologici. Tra le sue attività di ricerca hanno particolare rilievo quelle sui tassi dell’interesse e le loro relazioni sulle scelte di investimento, le analisi pioneristiche sulla base monetaria internazionale e l’eurodollaro, e sugli effetti macroeconomici dei contratti derivati, che hanno anticipato il susseguirsi dei drammatici eventi vissuti dall’economia internazionale e da quella italiana negli ultimi quarant’anni.

Fin dalla firma del trattato europeo del 1992 si è dichiarato contrario all’accettazione dei parametri di Maastricht sostenendoli privi di base scientifica e troppo rigidi per un’economia che richiede flessibilità; ha inoltre considerato impreparata l’Italia a entrare nell’euro esprimendo il suo dissenso in un pamphlet intitolato ‘L’Europa dai piedi di argilla’. Oltre a ciò, ha rilasciato numerose dichiarazioni improntate ad un deciso euroscetticismo.  

Dalla metà degli anni 1990 ha avvertito sulla insostenibilità dello sviluppo del mercato dei derivati, avvertendo che le banche centrali avrebbero dovuto servire, come poi accaduto, la liquidità necessaria per impedire un collasso del sistema finanziario mondiale.

Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con delega al riordinamento delle partecipazioni statali nel governo Ciampi,  membro del Comitato Ocse per la standardizzazione delle statistiche finanziarie e del BIS Standing Committee on eurodollars.  

 La verità nella vicenda Savona è che il suo nome allarma l’Europa, la Bce e i mercati, lo spread sfonda il muro dei 200 punti e, dal Quirinale, filtra un drammatico muro contro muro sul ministero dell’Economia. 

Savona non lo riconoscerà mai ma è fortemente convinto che l’euro sia un cappio per l’Italia ed è  l’indizio che rivela il vero stato d’animo dell’aspirante superministro del Tesoro, per il quale Matteo Salvini ha minacciato di portare il Paese al voto. I sospetti di Savona portano dritti a via Nazionale, dove i vertici della Banca d’Italia sono in grande apprensione per le sue tesi antitedesche, contrarie ai parametri di Maastricht. ‘Non esiste un’Europa, ma una Germania circondata da pavidi’ è una delle frasi celebri che da giorni rimbalzano sul web, alimentando lo scetticismo sul campione dell’euroscetticismo. L’utopia antieuropeista di Savona rischia di lacerare la delicatissima tessitura di Mattarella per dare un governo al Paese.

Savona nel 2013 equiparò le ricette macroeconomiche di Angela Merkel ai progetti del Terzo Reich. Al Colle non lo hanno dimenticato.

Antonella Di Pietro

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