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Oltre l’80% delle terre rare appartiene alla Cina: il mondo dipende dalle forniture di Pechino

Secondo lo IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry) si definiscono “terre rare” il gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio, e i lantanoidi. Scandio e ittrio sono considerati “terre rare” poiché generalmente si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanoidi e possiedono proprietà chimiche simili. Tali elementi sono di fondamentale importanza per la produzione, e dunque anche il consumo, di beni (dai cellulari, ad auto, a qualsivoglia altro bene di consumo).

Il concetto di rarità, in questo caso, non è paragonabile a quello che utilizziamo nei confronti di altri elementi, quali ad esempio l’argento o l’oro, che seppur rari, non presentano le difficoltà di estrazione proprie di tali “terre”. Discorriamo, infatti, di materie mescolate ad altre il cui processo di estrazione e raffinazione è lungo e complesso e, di conseguenza, molto costoso.

La lavorazione di tali elementi consente l’utilizzo della maggior parte degli strumenti che oggi sono utilizzati dall’intera popolazione mondiale nel corso delle quotidiane mansioni. Risulta quindi lampante la comprensione dell’importanza di tali materie e del loro sapiente utilizzo. Nondimeno, il loro scambio commerciale determina importanti conseguenze nei rapporti diplomatici e ne complessivo “ordine mondiale”, seguono la definizione avanzata dal diplomatico Henry Kissinger.

Dopo 30 anni di politiche ad hoc e sgravi fiscali per l’industria delle terre rare, oggi la Cina controlla circa l’80% dell’offerta globale di questi elementi. Si tratta, abusando del termine, di un monopolio. In altri termini, la Repubblica Popolare cinese ha in dotazione la quasi totalità delle terre rare globali. Persino gli Stati Uniti d’America dipendono in tal senso, dagli scambi commerciali con la Cina per l’approvvigionamento delle forniture.

Un colpo non da poco del governo di Pechino che riuscì inoltre a convincere l’amministrazione Trump a rinunciare alle contro-sanzioni proprio alzando le tariffe sulle importazioni americane di terre rare, sapendo che Washington non avrebbe potuto trovare fornitori alternativi.

Ad oggi l’allerta è alta, attori internazionali quali l’Unione Europa e la Corea del Sud, oltre gli USA, stanno investendo ingenti risorse nel tentativo di smarcarsi dall’egemonia cinese e non dipendere in toto dalle forniture e dunque dai rapporti diplomatici con Xi Jinping. Riusciranno nell’ardua impresa?

Giorgia Cremona

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