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Il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo: i rapporti con la Libia e l’ingerenza turca. Riuscirà il Bel Paese ad imporsi nella scena?

ITALIA – Il Mediterraneo, da sempre centro di scambi commerciali, oggi si presenta più debole che mai. Complice la pandemia e vecchie irrisolte problematiche, oggi la sfida è più complessa che mai. Saprà l’Italia essere in grado di rilanciare il suo ruolo?

Molteplici sono i fattori di cui necessaria è l’analisi per comprendere le sorti delle economie bagnate dal Mare Nostrum. Primi tra questi i rapporti tra Italia e Libia, l’ingerenza della Turchia nei rapporti energetici e le capacità di rilancio di una efficace politica marittima europea.

La collaborazione italo-libica nell’approvvigionamento delle risorse energetiche e nella politica migratoria

La collaborazione del paese nord-africano con il governo italiano è di vitale importanza, e pertanto tenuta d’occhio, anche nella politica estera europea. Tuttavia, l’avvento delle c.d. “Primavere Arabe” e la successiva morte di Gheddafi hanno incrinato notevolmente i rapporti con il paese africano, complice anche una ben poco incisiva politica estera italiana.

L’approvvigionamento delle risorse energetiche dal nord-africa è essenziale per il vecchio continente. Basti pensare che be il 16% della produzione di idrocarburi di ENI derivi proprio da quest’area. Nondimeno, l’export di petrolio è di cruciale importanza per Tripoli, poiché il Paese detiene il 38% delle riserve totali di tutta l’Africa e tali riserve rappresentano il 96% delle entrate governative.

Inoltre, il buon andamento dei rapporti tra i due Paesi non ha dirette conseguenze solo sull’aspetto commerciale ed economico, ma determina importanti conseguenze anche nella politica migratoria delle popolazioni africane verso l’Europa. Un problema fortemente percepito dai governi dell’UE le cui agende si scontrano spesso sull’accoglimento e la collocazione dei migranti. L’efficienza o meno di tali flussi dipendente interamente dai rapporti intrecciati con l’Italia.

L’ingerenza turca e le mire espansioniste di Erdogan

L’interventismo turco degli ultimi anni ha portato il ruolo dell’Italia ad affievolirsi ulteriormente sul fronte nord-africano, nonostante la strategica posizione del Bel Paese.

All’inizio del 2020 numerose truppe turche hanno sostenuto il governo di Tripoli guidato da al-Sarraj nel tentativo di fermare l’avanzata del colonnello Haftar. Una astuta mossa le cui conseguenze hanno determinato l’intrecciarsi di rapporti bilateralmente vantaggiosi. In particolar modo, il controllo delle risorse libiche è indispensabile per raggiungere l’obiettivo prefissato da Erdogan: portare la Turchia ad essere un ponte tra il Medio-Oriente e l’Europa.

Durante la scorsa estate il Mediterraneo Orientale è stato al centro di gravi tensioni tra Egitto e Turchia, da sempre contrapposti, intesi a voler divenire il nuovo hub energetico.  L’accordo turco-libico sul tavolo in questi ultimi mesi ha l’obiettivo di bloccare il progetto portato avanti da Unione Europea in collaborazione con Egitto, Cipro ed Israele, del gasdotto “Eastmed”, che potrebbe garantire bassi costi di trasporto e una diversificazione efficace della rete energetica europea, guardando soprattutto ai possibili problemi derivanti dall’entrata in funzione del Nordstream 2 che incrementerebbe la dipendenza europea dal gas russo. Il Memorandum libico-turco sulle nuove zone economiche esclusive impedirebbe al gasdotto di poter collegare direttamente Italia, Grecia, Cipro, Israele ed Egitto, mentre un cambio di percorso del gasdotto comporterebbe un progetto ben più lungo e costoso, tanto in termini economici che ambientali. La firma tra Libia e Turchia, inoltre, permette alla Turchia stessa di poter partecipare ai meccanismi di decisione sullo sfruttamento del gas qualora venissero trovati nuovi giacimenti nell’area. Proprio grazie a questa complicità, la Turchia vede nella Libia il perfetto alleato regionale, con un ulteriore comun denominatore: la rivalità con Il Cairo.

Dal punto di vista della politica estera italiana, è evidente che il rapporto ormai consolidato tra Turchia e Libia, potrebbe portare ENI a dover abbandonare le operazioni esplorative intorno a Cipro a favore di aziende petrolifere turche e francesi. Nonostante, quindi, l’Italia sia da sempre ben voluta dal governo libico, nell’ultimo periodo è la Turchia ad essere considerato partner fondamentale del governo di al-Sarraj.

Mediterraneo post-pandemico

Con l’avvento della crisi pandemia, i paesi UE hanno riscoperto la centralità geopolitica del Mar Mediterraneo e le sue potenzialità, dapprima forse occultate da una cattiva gestione delle relazioni internazionali. Oggi, la sfida è evitare che la tendenza del Mare Nostrum di divenire, da centro degli scambi commerciali, periferia del mondo si avveri.

In un contesto altamente vulnerabile, per la complessità degli eventi legati alla guerra in Libia e all’ingerenza della Turchia, l’Unione dovrà stringere le maglie e tentare di rivolgere l’attenzione alle prossime sfide del Mediterraneo, guardandosi bene dall’instabilità politica che da fin troppo tempo caratterizza i governi europei. Il progetto che deve portare avanti tutta l’Europa, ma in primis l’Italia, è quello di una sicurezza e prosperità condivisa, per poter trasformare la crisi pandemica in una opportunità di rinascita.

Giorgia Cremona

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