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Euro e dollaro statunitense hanno lo stesso valore: non succedeva dal 2002

Non succedeva dal 2002: euro e dollaro hanno lo stesso valore. Una parità che evidenzia il crescente divario tra le prospettive economiche statunitensi e quelle dell’Eurozona. Si tratta di considerazioni i cui effetti sono stati ampliati dalla crisi ucraina e dalle ritorsioni di Mosca sulle importazioni energetiche.

L’ultima grana, in ordine di tempo, è stata la chiusura del gasdotto Nord Stream 1 che dapprima trasportava gas proveniente dalla Russia direttamente nel vecchio continente ed ora, invece, viene utilizzato quale ricatto alle sanzioni imposte dai paesi europei contro il governo di Mosca. L’ennesimo stop “tecnico”, che però dà agli investitori un ulteriore motivo per ritenere più vicina una recessione in Eurozona, e a rifugiarsi in dollari con rendimenti in aumento.

La crisi energetica e l’invasione russa in Ucraina hanno generato il susseguirsi di ingenti problematiche che sono sul tavolo di lavoro delle banche centrali europee e di quella americana con, tuttavia, politiche monetarie piuttosto differenti. Infatti, mentre la Federal Reserve americana ha già varato tre diversi aumenti dei tassi di interesse da inizio anno, portandoli a un tasso di riferimento dell’1,5%-1,75%, e annunciando che entro dicembre potrebbero superare il 3%; la Banca Centrale Europea deve ancora iniziare a prevedere un contrattacco alla drammatica situazione in cui versano le banche nazionali. Si presume che i lavori della BCE partiranno dalla prossima settimana. Inoltre, se in tempi normali il crollo dell’euro (-12% sul dollaro da gennaio) farebbe quantomeno aumentare le esportazioni, questo non si è verificato nel corso dell’anno corrente. Le importazioni di petrolio, già all’origine dell’elevata inflazione odierna, sono infatti prezzate in dollari.

Il crollo dell’euro sta determinando uno spostamento degli investitori verso gli Stati Uniti d’America, quasi si suggerisse che la situazione a Wall Street sia migliore. Sul piano economico è molto probabilmente vero. D’altra parte, però, anche negli USA il prezzo del gas è quasi quintuplicato (spinto al rialzo dalla “fame” di GNL europea), mentre l’inflazione galoppante (+9,1% a giugno) mette alle strette famiglie e imprese. In altre parole, la situazione sia a Francoforte che a New York non sia tanto differenti.

Giorgia Cremona

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