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Margaret Thatcher e l’arte di governare

INGHILTERRA – L’8 aprile del 2013 moriva Margaret Thatcher, prima donna a diventare Primo Ministro del Regno Unito. Tradita da un ictus, si spense dopo anni di lento ed inesorabile appannamento delle capacità intellettive, destino singolare che la unì al Presidente Ronald Raegan. “The Iron Lady” (La Donna di Ferro), così era chiamata, è stata uno dei personaggi più autorevoli ed ambivalenti della recente storia politica inglese, forse anche oltre. Fu un leader capace di sagge scelte, spesso impopolari, e di una certa lungimiranza legata ad una eccezionale lucidità di ragionamento fedelmente rivolta agli interessi del proprio paese.

La sua eredità è determinante negli assetti politico-istituzionali del Regno Unito ed ha raggiunto mentalità espressamente lontane da quelle conservatrici, quali, ad esempio, quella di Tony Blair. In questo quadro è dunque ben comprensibile come sia difficile anche solo osare descrivere la sua carriera lavorativa a Downing Street. Di seguito quindi ci limiteremo unicamente ad elencare alcune fasi.

Debito pubblico inglese

Il primo merito storico di Margaret Thatcher, legato al suo forte nazionalismo, è stato quello di invertire il declino del suo Paese. Proprio all’indomani del culmine della Seconda Guerra Mondiale la Gran Bretagna era considerata il grande malato d’Europa, tanto che il governo londinese chiese un prestito al Fondo Monetario Internazionale nel 1976. Ereditate le redini labouriste da James Callaghan, il 22 novembre 1999 una congiura di partito ordita dal suo grigio rivale interno Michael Heseltine, la costrinse a passare la mano al suo cancelliere dello scacchiere, John Major, senza mai esser stata elettoralmente sconfitta. Il Tesoro britannico vantava attivi di bilancio che gli permettevano di rimborsare ingenti parti del debito pubblico della nazione. Un patrimonio che il Labour avrebbe poi gradualmente dissipato.

L’amara “Poll tax”

Odiata ed amata, ricevette molti dissensi a seguito della istituzione di una tassa locale (c.d. Poll tax) dipendente dal rapido rialzo dei tassi d’interesse deciso dalla Bank of England per mantenere un obiettivo di cambio non dichiarato con il marco tedesco.

Promozione della iniziativa economica privata

La Lady di Ferro nutriva forte fiducia nelle virtù del mercato e nelle potenzialità del settore privato. La ricostruzione del Regno Unito partì proprio dal rafforzamento del primato etico della responsabilità individuale. Dalle ambizioni radicali e rivoluzionarie, il primo ministero riuscì comunque a risultare gradualista così da evitare qualsiasi cartello identificativo troppo forte utile come strumento di attacco dalle forze avverse.

Esperimento monetarista

A seguito di anni di incontrollata frenesia monetaria fu posto un margine alla creazione di circolante e al contempo ridusse le tasse sul reddito eliminando quelle indirette. A tale svolta macroeconomia, seguì la rivoluzione del c.d. deregulation che permise a Londra ed alla finanza della City di recuperare una centralità che si era creduta persa per sempre.

Guerra delle Falkland

E’ opinione diffusa che in assenza della guerra per le isole Falkland l’esperienza politico-governativa della Thatcher si sarebbe conclusa prematuramente La vittoria dispendiosa e miracolosa fu raggiunta anche attraverso l’utilizzo di sistemi sperimentali d’arma innovativi da parte della Marina militare inglese. Le forze dell’Ammiraglio Sandy Woodward ebbero la meglio, ristabilendo la sovranità di Londra su Port Stanley, per la gioia dei suoi abitanti, che hanno da poco confermato plebiscitariamente di voler rimanere sotto la corona britannica.

Il successo permise alla Thatcher si proseguire sulla via delle riforme, in particolare con le privatizzazioni, che dilatarono enormemente il numero dei cittadini britannici possessori di azioni. “Capitalismo popolare”, lo chiamava lei, che voleva fare degli inglesi una nazione di proprietari ed imprenditori. La vittoria aprì ad un utilizzo più disinvolto degli strumenti nucleari da parte inglese dopo decenni di timide attività di cui l’Europa aveva oltremodo approfittato. Fu proprio Margaret Thatcher, ad esempio, a decidere lo schieramento di migliaia di militari britannici accanto alle truppe americane che affluirono nell’autunno del 1990 in Arabia Saudita e nel Golfo dopo l’attacco di Saddam Hussein al Kuwait.

Europa

La parte più controversa dell’azione politica della Lady di Ferro è quella concernente l’Europa. Testimonianza simbolo di tale posizione è stato il celebre “We want our money back”. Sarebbe, tuttavia, un errore di prospettiva attribuire alla Thatcher l’esclusività di un pregiudizio contro il processo d’integrazione in realtà dipendente dalla posizione insulare del suo paese, dai vincoli che legavano il ciclo economico inglese a quello americano e dal tradizionale realismo della cultura geopolitica britannica. Nonostante le disapprovazioni che collezionò con il suo euro-scetticismo, oggi, alla luce della Brexit le sue valutazioni assumono un sapore diverso, quasi profetico.

L’arte di governare

La ministra Thatcher dedicò molte pagine delle sue opere letterarie all’euro, lasciando incompiuta la sua ultima opera “Statecraft”- Strategies for a Changing World” del 2002. La baronessa sottolineò come le modalità di creazione della moneta unica contenessero il germe di future divisioni e risentimenti che avrebbero finito per enfatizzare le contrapposizioni tra gli europei, invece di contribuire alla loro attenuazione. Anche in questo caso possiamo dichiarare che le sue affermazioni fossero lungimiranti.

Giorgia Cremona

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