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Manovra e reddito di cittadinanza

Una parte dell’elettorato giallo-verde non ha apprezzato la manovra. Il gradimento degli italiani sulle misure previste dal Def si concentra infatti prevalentemente sulle pensioni, che fanno la parte del leone, sia per la quota 100 che per l’assegno minimo garantito di 780 euro al mese. Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, è l’intervento in assoluto meno gradito della manovra appena varata: solo il 27% esprime un giudizio positivo.

Il reddito di cittadinanza è infatti al centro del dibattito politico in Italia, viste le conseguenze delle incertezze sulla manovra italiana sui mercati

La definizione di ‘reddito di cittadinanza’ definisce una cosa diversa da quanto proposto dal M5S. Il reddito di cittadinanza vero e proprio, o ‘reddito di base’ è un trasferimento monetario erogato dallo Stato a tutti i cittadini, a prescindere da ogni altra considerazione o distinzione. In senso stretto, è molto difficile che uno Stato possa effettivamente adottare una misura simile: il caso più famoso di eccezione è l’Alaska, dove è sufficiente essere statunitensi e residenti da almeno un anno nello Stato dei ghiacci per percepire un reddito di cittadinanza da almeno un migliaio di dollari al mese. Senza distinzioni di reddito, occupazione o età.

Quello di cui si parla in Italia non è propriamente un reddito di cittadinanza. Per ottenerlo infatti – in base a quanto filtrato fino ad ora – dovranno essere rispettate alcune condizioni: essere maggiorenni e disoccupati oppure percepire un reddito da lavoro sotto la soglia di povertà. E per avere i 780 euro al mese  bisognerà iscriversi ai centri per l’impiego, prestare attività gratis per 8 ore alla settimana nel proprio Comune, accettare uno dei primi tre lavori che vengono proposti, partecipare a corsi di formazione e riqualificazione professionale.

In Francia esiste dal 2009 il Revenu de solidarité active (Rsa) che consente ai beneficiari di ottenere un reddito minimo (circa 550 euro) o un’integrazione di reddito. Per accedervi bisogna avere almeno 18 anni e risiedere in maniera stabile in Francia. Possono beneficiarne anche gli stranieri, se rispettano i requisiti. La durata è illimitata fino a quando non si raggiunge il reddito minimo.

In Germania, l’Arbeitslosengeld II è il sussidio mensile destinato a chi cerca un lavoro o ha un salario molto basso. Il potenziale beneficiario deve dare conto di tutte le sue proprietà e addirittura è obbligato a chiudere eventuali polizze vita. Lo Stato garantisce l’assistenza al soggetto che, tra i vari impegni assunti, deve cercare un nuovo lavoro: vanno documentate tra le 5 e le 15 ricerche di lavoro al mese. Il sussidio oscilla attorno ai 400 euro e prevede somme supplementari se in famiglia sono presenti figli.

 

Uno dei meccanismi più particolari è quello adottato dalla Finlandia, circoscritto a una platea ristretta. Il governo di Helsinki offre infatti un reddito garantito di 560 euro mensili a 2mila cittadini disoccupati. La soluzione punta a ridurre la povertà, ad aumentare il tasso di occupati e a tagliare le lungaggini burocratiche. I disoccupati non dovranno fornire giustificazioni sul modo in cui spenderanno i soldi. E il salario base viene mantenuto anche nel caso in cui il beneficiario trovi un lavoro.

 Antonella Di Pietro

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