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Vigilanza, Pdl e Lega eleggono Villari (Pd)

Riccardo Villari del Pd è stato eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai con 23 voti. Un vero e proprio colpo di scena, arrivato dopo che Pdl e Lega avevano annunciato l'intenzione di sostenere l'ex esponente della Margherita. E in effetti, Villari ha ottenuto il voto di 21 commissari della maggioranza, ma anche di due membri dell'opposizione, visto che in totale gli esponenti del Pdl e della Lega in Vigilanza sono 22 e che uno era assente. A Leoluca Orlando, candidato dell'opposizione, sono andati 13 voti. Dura la reazione di Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori: «Da Berlusconi un colpo di mano contro la democrazia». E in aula, l'ex pm si rivolge al premier chiamandolo «Caro presidente Videla...»

Riccardo Villari del Pd è stato eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai con 23 voti. Un vero e proprio colpo di scena, arrivato dopo che Pdl e Lega avevano annunciato l’intenzione di sostenere l’ex esponente della Margherita. E in effetti, Villari ha ottenuto il voto di 21 commissari della maggioranza, ma anche di due membri dell’opposizione, visto che in totale gli esponenti del Pdl e della Lega in Vigilanza sono 22 e che uno era assente. A Leoluca Orlando, candidato dell’opposizione, sono andati 13 voti. Dura la reazione di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori: «Da Berlusconi un colpo di mano contro la democrazia». E in aula, l’ex pm si rivolge al premier chiamandolo «Caro presidente Videla…»

 

INCONTRO – Lo stesso Villari ha spiegato che è stata rotta una «prassi», e che non assumerà posizioni in contrasto «con quello che deciderà il mio partito». «Non volevamo che accadesse – ha aggiunto – ma prendo atto dell’esito della votazione perché credo di avere il dovere di rispettare i presidenti delle Camere e il presidente della Repubblica come rappresentante delle istituzioni». Ma, appunto, Villari rimette la decisione al proprio gruppo parlamentare. Nel frattempo chiederà però anche un incontro al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, «che si era interessato della vicenda», per discutere sul da farsi di fronte alla sua elezione con i voti della maggioranza e solo due dell’opposizione. Allo stesso modo, Villari ha ribadito che incontrerà i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Quanto ai tempi di questi incontri, Villari ha risposto: «Per me anche oggi».

REAZIONI – Marco Beltrandi, componente Radicale della Vigilanza Rai, invita invece Villari a non dimettersi «in quanto ci sono atti dovuti che la Commissione deve adottare senza ulteriori ritardi». «A lui vanno le mie congratulazioni per l’elezione a presidente della Vigilanza Rai – afferma Beltrandi – che pone fine ad un vulnus costituzionale durato oltre sei mesi, per sanare il quale i radicali hanno condotto varie e gravi iniziative non violente». Mario Landolfi, deputato del Pdl e membro della commissione di Vigilanza Rai nella scorsa legislatura, commenta l’elezione con una battuta: «Dopo Obama, Villari Clinton…». Per Maurizio Gasparri, Pdl, «l’elezione di Villari rappresenta una soluzione che sblocca una vicenda che ha una rilevanza istituzionale importante. Villari ha raccolto voti trasversali, e cioè più voti di quelli a disposizione del centrodestra. A questo punto crediamo che la Vigilanza possa funzionare, con un presidente affidato all’opposizione».

ROSA – In precedenza il leader del Pd, Walter Veltroni, e quello dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, avevano chiesto all’Italia dei valori una rosa di possibili nomi tra cui scegliere il candidato per la presidenza della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai: un atto di buona volontà per la situazione di impasse venutasi a crear sul nome di Leoluca Orlando. Dopo una quarantina di sedute andate a vuoto, nella giornata di mercoledì c’era stata la prima votazione valida per la nomina del nuovo presidente. Ma il candidato designato dalle minoranze, l’ex sindaco di Palermo, oggi dipietrista, non aveva ottenuto il quorum necessario, a causa della scheda bianca votata in massa da tutti i consiglieri del Pdl, che da sempre esprime dubbi sul nome avanzato dall’Idv. Non solo: anche due degli esponenti del centrosinistra non avevano votato per il fondatore della Rete, segno che anche all’interno dell’opposizione non c’è unanimità di vedute sul suo nome.

IL VETO DEL PDL SULL’IDV – Il nome del presidente della Vigilanza viene per prassi scelto dall’opposizione, trattandosi di una commissione di garanzia. Tuttavia il centrodestra non ritiene Orlando sufficientemente super partes per poter ricoprire questo ruolo che è al tempo stesso istituzionale e politico. Un giudizio che molti esponenti del Pdl estendono all’intero partito di Antonio Di Pietro, accusato di essere giustizialista. Di qui la nuova mossa di Veltroni e Casini, che oltre a sollecitare il partito dell’ex pm a proporre candidature diverse, avevano diramato una dichiarazione congiunta in cui dicevano no alla discriminazione dell’Idv e invitavano il Pdl a non compiere «gesti provocatori» eleggendo un «presidente di comodo».

IDV RIMANE FERMO – L’Idv, dal canto suo, ha deciso di andare avanti per la sua strada e non presentare una rosa di nomi per la presidenza della Vigilanza «perché si tratta di una questione di principio». Massimo Donadi aveva replicato così a Pd e Udc: «Rispettiamo le opinioni di tutti ma la candidatura di Orlando non è più quella di una persona ma significa ribadire il principio che i ruoli di garanzia vanno scelti dall’opposizione non possono essere dettati da nessuno».

FINI «PREOCCUPATO»– Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al termine dell’incontro avuto con Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera, si era detto preoccupato per «la rigidità dell’Idv che ha respinto l’appello di Veltroni e Casini. Poi, a scompaginare le carte, è arrivato il voto su Villari.

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