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Veltroni conferma le dimissioni

Non ci ha ripensato. Walter Veltroni ha confermato le dimissioni da segretrario del Partito democratico presentate martedì mattina al coordinamento del partito (presenti tra gli altri Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro) dedicato alla sconfitta elettorale del centrosinistra in Sardegna. «Se per molti sono un problema, io sono pronto ad andarmene per il bene del partito» avrebbe detto Veltroni, raccogliendo il secco "no" del vertice del partito e l'invito a ripensarci. Ma nel primo pomeriggio le condizioni per Veltroni non sono cambiate e l'ex sindaco di Roma ha confermato il suo addio, annunciando una conferenza stampa per mercoledì.

Non ci ha ripensato. Walter Veltroni ha confermato le dimissioni da segretrario del Partito democratico presentate martedì mattina al coordinamento del partito (presenti tra gli altri Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro) dedicato alla sconfitta elettorale del centrosinistra in Sardegna. «Se per molti sono un problema, io sono pronto ad andarmene per il bene del partito» avrebbe detto Veltroni, raccogliendo il secco “no” del vertice del partito e l’invito a ripensarci. Ma nel primo pomeriggio le condizioni per Veltroni non sono cambiate e l’ex sindaco di Roma ha confermato il suo addio, annunciando una conferenza stampa per mercoledì.

DIMISSIONI NON ESCLUSE – I vertici del Pd avevano infatti respinto in mattinata le dimissioni di Veltroni, confermandogli piena fiducia. Il leader dei democratici aveva scelto di prendersi un po’ di tempo per riflettere e decidere. La riunione del coordinamento era stata aggiornata alle 15,30 proprio per concedere al segretario un momento di riflessione. Ma Veltroni non ha cambiato idea nonostante la sua proposta di rimettere il mandato fosse stata respinta all’unanimità dal coordinamento del partito, durante il quale il segretario dei democratici avrebbe spiegato che il partito sta pagando il prezzo delle divisioni e dei continui distinguo, confessando anche di aver già fatto molta fatica a gestire quest’ultima fase.

MANDATO PIENO? – Nessuno dei partecipanti alla riunione, racconta chi era presente, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di un congresso anticipato (previsto a ottobre), mentre Anna Finocchiaro avrebbe chiesto la convocazione della direzione, non ritenendo il coordinamento la sede politica idonea per una vera discussione sull’analisi del dopo voto in Sardegna. È probabile, azzardava qualcuno dei big democratici, che Veltroni alla fine opti per una sorta di nuova investitura, per avere un rinnovato mandato pieno così da ricalibrare la linea ma, allo stesso tempo far rientrare le critiche interne, ricompattando il partito. L’obiettivo a quel punto diventerebbe quello di capovolgere il risultato sardo in vista delle elezioni europee e amministrative.

VELTRONI E CACCIARI – «Veltroni faccia quello che non è riuscito a fare finora. Ha il pieno rinnovo della mia fiducia per fare un partito nuovo» è la richiesta di Francesco Rutelli, mentre secondo il sindaco di Venezia Massimo Cacciari le responsabilità della sconfitta del Pd in Sardegna non sono da attribuire né a Soru né a Veltroni. «È il Pd nel suo insieme che non va» ha detto il primo cittadino di Venezia.

DI PIETRO – Da parte sua intanto anche il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro tira le somme del voto in Sardegna, senza risparmiare una stilettata al partito democratico: noi dell’Italia dei valori, sostiene l’ex pm, siamo «l’unica opposizione» rimasta nelle istituzioni e nelle piazze, che ora vuole «costruire un’alternativa al modello di dittatura sudamericana che sta portando avanti Berlusconi». «L’Idv sale e il Partito democratico scende. Ciò dimostra che quando si sta all’opposizione si fa opposizione e non si “fa ammuina”. Se il Pd non decide se essere maschio o femmina, finisce per non essere nessuno» afferma ancora Di Pietro.

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