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Testamento biologico, il Senato rallenta

Dopo che nei giorni scorsi il presidente del Senato, Renato Schifani, si era detto favorevole ad un rinvio della discussione in aula sul testamento biologico - ovvero sull'istituzione di norme che consentano di determinare la volontà di un paziente di ricevere oppure no tutte le cure possibili in situazioni di «fine vita» -, i capigruppo di Palazzo Madama hanno deciso che il ddl sarà esaminato a partire dal 19 marzo.

Dopo che nei giorni scorsi il presidente del Senato, Renato Schifani, si era detto favorevole ad un rinvio della discussione in aula sul testamento biologico – ovvero sull’istituzione di norme che consentano di determinare la volontà di un paziente di ricevere oppure no tutte le cure possibili in situazioni di «fine vita» -, i capigruppo di Palazzo Madama hanno deciso che il ddl sarà esaminato a partire dal 19 marzo.

IL NUOVO «TIMING» – L’annuncio del «timing» è stato riferito da una funzionaria del Senato, che ha precisato anche che le votazioni sugli emendamenti cominceranno il 24 marzo. Il disegno di legge – presentato dopo la morte di Eluana Englaro, la donna rimasta per 17 anni in stato vegetativo fino a che la magistratura, su richiesta del padre, non ha autorizzato la fine dell’alimentazione forzata e dell’idratazione – è attualmente all’esame della commissione Sanità. Sarebbe dovuto arrivare in aula il 5 marzo. Ieri, il relatore del testo, il senatore del Pdl Raffaele Calabrò, ha detto che il provvedimento verrà trasformato in legge entro aprile o al massimo maggio. Nei giorni scorsi parlamentari del centrodestra e del centrosinistra avevano firmato un appello per rimandare l’esame del ddl a dopo le elezioni Europee, già fissate per giugno. Invece la tempistica, seppure non più d’urgenza, sarà comunque più restrittiva.

LA BOZZA – La bozza della legge vieta la sospensione dell’alimentazione e idratazione forzata, che secondo il centrodestra non rappresentano un trattamento sanitario ma un sostegno vitale e in quanto tale irrinunciabile, anche nel testamento biologico. Il provvedimento, che ha creato forti spaccature in seno alla maggioranza, ha fatto emergere posizioni diverse anche all’interno del Pd, tra una maggioranza laica orientata per la libertà di scelta degli individui e una pattuglia di parlamentari cattolici più propensa a stabilire dei limiti all’autodeterminazione dei singoli.

«E’ TUTTO INCOSTITUZIONALE» - Nel frattempo da Stefano Rodotà, giurista, per anni esponente di spicco dei Ds e già garante della privacy, arriva un monito ai vertici del Pd: «Dovrebbero rendersi conto – ha detto nel corso di un’intervista radiofonica all’agenzia Econews – che se il Pd si esaurisce nelle mediazioni interne si indebolisce. È inutile dire di volersi radicare nella società: qui ci sono dati di consenso che potrebbero essere spesi e non vengono spesi». Alla domanda se il testo Calabrò ha elementi di incostituzionalità, Rodotà risponde: «Tutto: non ho esitazioni nel dirlo. È un testo costruito intorno alla negazione di quello che deve essere considerato uno dei fondamenti della libertà della persona, e cioè il consenso informato». E aggiunge: «C’è una negazione radicale che contrasta con tutta una serie di norme costituzionali, ribaditi di recente dalla Corte Costituzionale».

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