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Pd in balìa delle onde. Dopo le regionali perse in Abruzzo piovono le critiche

Nel giorno delle elezioni regionali in Abruzzo, in cui il candidato del Popolo delle libertà Gianni Chiodi ha superato il suo rivale Carlo Costantini, nel Partito Democratico sorgono svariati dubbi e non pochi quesiti. L’ennesima sconfitta ad opera del Pdl anche in uno scenario regionale ha evidenziato un malessere latente all’interno di un partito che è alla ricerca di molte risposte.

Nel giorno delle elezioni regionali in Abruzzo, in cui il candidato del Popolo delle libertà Gianni Chiodi ha superato il suo rivale Carlo Costantini, nel Partito Democratico sorgono svariati dubbi e non pochi quesiti. L’ennesima sconfitta ad opera del Pdl anche in uno scenario regionale ha evidenziato un malessere latente all’interno di un partito che è alla ricerca di molte risposte.

Walter Veltroni ha affermato che «il dato dell’astensionismo è impressionante. In Abruzzo ha votato il 30% in meno: vuol dire che c’è malessere, stanchezza e critica anche nei nostri confronti. Dobbiamo fare di più sulla questione etica. Dobbiamo essere sereni con noi stessi e poi con gli altri. Ma Berlusconi non si può permettere di parlare, il 10% dei suoi parlamentari ha problemi di questo tipo». Massimo D’Alema ha invece commentato, a proposito dell’astensionismo che «evidentemente riflette anche la specifica vicenda abruzzese, che ha determinato un distacco tra i cittadini e le istituzioni». E in effetti l’astensionismo ha caratterizzato in modo impressionante queste elezioni evidenziando che quasi un cittadino su due degli aventi diritto non si è presentato alle urne per esprimere il proprio voto. Oltre al problema di consensi che si è verificato nelle ultime occasioni, sono venute alla luce anche frizioni interne tra Walter Veltroni e Antonio Di Pietro, il quale ha fatto dichiarazioni molto pungenti nei confronti dell’alleato del Pd: «Noi dell’Italia dei Valori abbiamo rilanciato la questione morale senza la quale i cittadini vedono che nulla cambia: in Abruzzo abbiamo quintuplicato il nostro risultato. I partiti che non sono né carne né pesce, che fanno riunioni, che dicono “ma anche” e che non si decidono, vengono puniti» riferendosi chiaramente al Pd. Marco Follini parla addirittura del «Costo politico che ha avuto l’alleanza con Di Pietro e che il segretario dell’Idv ha eroso più elettorato al Pd che all’opposizione». Ad agitare ancora di più le acque ci pensa un altro organo interno al Pd, ovvero il quotidiano dei Democratici “Europa” che tuona sia su Antonio Di Pietro che su Walter Veltroni affermando che il primo «Gioca solo per sé – e che – farlo crescere all’ombra del Pd è la cosa peggiore», e sul secondo che «Non si vede quale prezzo più alto ci sia rispetto a quello che il Pd sta già pagando da mesi. Veltroni lo sa, perché in questa storia è in discussione anche la forza della sua leadership». In conclusione è chiaro quanto sia difficile questo periodo per il primo partito dell’opposizione e quanta critica ci sia nei confronti degli artefici di questa situazione, che sembra davvero satura.

Gianmarco Delli Veneri 

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