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Nomine Rai, Minzolini direttore del Tg1

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha nominato Mauro Mazza nuovo direttore di Raiuno, al posto di Fabrizio Del Noce; e l'editorialista della Stampa, Augusto Minzolini, nuovo direttore del Tg1, sulla poltrona che Gianni Riotta ha lasciato libera passando alla guida del Sole 24 Ore. Le nomine sono state decise dal Cda senza il voto dei consiglieri nominati dal centrosinistra - Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis - che avevano lasciato la riunione proprio prima del voto indicendo poi una conferenza stampa, tutt'ora in corso, per spiegare le ragioni del loro dissenso.

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha nominato Mauro Mazza nuovo direttore di Raiuno, al posto di Fabrizio Del Noce; e l’editorialista della Stampa, Augusto Minzolini, nuovo direttore del Tg1, sulla poltrona che Gianni Riotta ha lasciato libera passando alla guida del Sole 24 Ore. Le nomine sono state decise dal Cda senza il voto dei consiglieri nominati dal centrosinistra – Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis – che avevano lasciato la riunione proprio prima del voto indicendo poi una conferenza stampa, tutt’ora in corso, per spiegare le ragioni del loro dissenso.

«SONO IRRICEVIBILI» – In particolare, secondo i tre esponenti della minoranza le nomine effettuate in questa seduta sono da considerare «irricevibili» perchè nulla hanno a che vedere con un processo di «riorganizzazione gerarchica dell’azienda», di cui la Rai pure ha bisogno, e perchè sono state sostanzialmente «dettate dall’esterno». «Oggi abbiamo appreso che non c’è una riorganizzazione vera dell’azienda ma la nomina di 4 collaboratori di staff del direttore generale, secondo una espressione usata da un consigliere di maggioranza, mentre per il Tg1 e Raiuno si è trattato di ratificare la dipendenza del Cda da fonti di nomina non previste dallo statuto e dal codice civile», ha detto De Laurentiis. Tra i punti di cui i consiglieri si sono lamentati, in particolare il fatto che i 4 vicedirettori generali siano di fatto dei «capo progetto» in quanto privi di procure e di poteri reali.

I NUOVI VICE DG – Sono dunque state accolte dal resto dei consiglieri che hanno proseguito la riunione – il presidente Paolo Garimberti, Giovanna Bianchi Clerici, Alessio Gorla, Angelo Maria Petroni, Guglielmo Rositani, Antonio Verro – le proposte avanzate dal direttore generale, Mauro Masi. Il Cda ha provveduto anche alla nomina di quattro vicedirettori generali: Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano.

IL GRADIMENTO DEL PDL – Unanime il gradimento espresso nelle prime dichiarazioni provenienti dal centrodestra. Il ministro per l’attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, parla ad esempio di Minzolini e Mazza come di un «duo di eccezione»; Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, sottolinea che si tratta di «scelte di alto profilo» che rispondono ad un «mix molto riuscito di valorizzazione delle risorse interne e insieme di ricorso a personalità che hanno formato la propria professionalità fuori dall’azienda»; Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del centrodestra, considera invece le critiche del centrosinistra «parte del polverone pre-elettorale e come la polvere scompariranno».

LE CRITICHE DELL’OPPOSIZIONE – Sul fronte opposto c’è invece unanimità con la scelta dei consiglieri dissidenti di non partecipare al voto. «Non si è mai visto fare nomine alla Rai decise in altro luogo e ratificate dal Cda a 15 giorni dalle elezioni – commenta il segretario del Pd, Dario Franceschini -. Evidentemente Berlusconi non è sazio del controllo della comunicazione che ha. Vuole estenderlo». Giorgio Merlo, vicepresidente del Pd nella commissione di Vigilanza, contesta invece il ricorso a professionalità esterne alla Rai: «Un problema di professionalità? Di capacità? Di fiducia? O, più semplicemente, di maggior disponibilità ed ossequio nei confronti di chi oggi detiene il potere politico?». Lo afferma in una nota Giorgio Merlo, vicepresidente Pd della Vigilanza Rai. Per Jacopo Venier, responsabile comunicazione del Pdci, «la mano del governo si allunga sempre più, fino ad avvolgere tutto il sistema radiotelevisivo italiano, da oggi l’informazione libera rischia di diventare una chimera»; «Se c’erano dei dubbi sulle volontà della maggioranza in merito alla Rai, sono stati del tutto fugati – dice invece Giovanna Melandri, responsabile cultura del Pd -. Ora è ben chiaro il motivo per cui il Pdl si è sempre opposto ostinatamente ad ogni nostra richiesta di superare la Gasparri, ridefinendo un nuovo modello di governo della Rai. Quella riforma sarebbe stata necessaria per rendere la dirigenza della Rai libera da condizionamenti politici di qualunque provenienza e, soprattutto, immune ai diktat padronali di Palazzo Grazioli». «Siamo alla fascistizzazione mediatica del Paese», afferma Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. «Le nomine imposte «manu militari» dal centrodestra – aggiunge – sono un altro passo verso il regime. Senza entrare nel merito delle singole professionalità, contestiamo fortemente il metodo e rilanciamo la necessità di una battaglia per la libertà d’informazione. Per questo saremo in piazza il 5 giugno per l’Information Day».

I RINGRAZIAMENTI – «Ringrazio il direttore generale che mi ha proposto, il presidente che mi ha dato la sua fiducia e tutti i membri del Cda che mi hanno votato» è stato il primo commento di Minzolini, alla sua nomina a direttore del Tg1.

 

 

 

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