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Maroni: «Respinti altri 240 clandestini»

«Pochi minuti fa abbiamo riportato a Tripoli altri 240 clandestini trovati in mare». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al suo arrivo a gli Stati Generali del Nord a Vicenza. Il responsabile del Viminale ha assicurato che «la linea della fermezza, in materia di immigrazione, continuerà finché gli sbarchi non cesseranno. Accanto a questo continuerà anche l'accoglienza per chi arriva e riesce ad entrare con la verifica se ci sono o meno i requisiti per l'ottenimento dello status di rifugiato.

«Pochi minuti fa abbiamo riportato a Tripoli altri 240 clandestini trovati in mare». Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al suo arrivo a gli Stati Generali del Nord a Vicenza. Il responsabile del Viminale ha assicurato che «la linea della fermezza, in materia di immigrazione, continuerà finché gli sbarchi non cesseranno. Accanto a questo continuerà anche l’accoglienza per chi arriva e riesce ad entrare con la verifica se ci sono o meno i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato. Ma la linea è quella dei respingimenti. Chi non entra nelle acque territoriali italiane sarà rispedito da dove è venuto – ribadisce con forza Maroni – così come prevedono le normative internazionali che noi applichiamo rigorosamente». «Negli ultimi cinque giorni – afferma Maroni – sono stati respinti oltre 500 clandestini».

LEGA – Il tema dei rimpatri continua insomma a tenere banco nel dibattito politico. La Lega ha apprezzato le recenti parole del premier, Silvio Berlusconi («siamo contrari all’idea di un’Italia multietnica»). «Gli daremo la tessera della Lega perché si è “pontidizzato”» afferma il ministro Roberto Calderoli. «La nostra linea fa proseliti» aggiunge il segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi.

LA RUSSA – Pieno appoggio alle affermazioni del premier anche dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa. «Sostenere che la società italiana debba essere assolutamente convinta che occorra mantenere la propria identità, tradizioni, cultura, non significa che non possono diventare italiani persone di qualunque religione, razza e provenienza, ma significa che non bisogna disperdere la nostra storia che ci vede unici nel mondo».

CRITICHE – Non mancano però le critiche alla linea dura di Maroni e alle frasi di Berlusconi sull’immigrazione. «Strumentalizzare questo tema a fini di campagna elettorale – attacca Dario Franceschini – è orrendo e disgustoso». «Per coprire le sue imbarazzanti vicende personali e per non parlare della distanza siderale tra le cose promesse in Abruzzo e quello che c’è nel decreto – afferma il segretario del Partito democratico – si inventano una cosa simbolica sull’immigrazione. Trovo orrendo che si usino i drammi delle persone per cavalcare un argomento popolare». Per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, «di questo passo in Italia non faremo entrare neanche Obama…». «Berlusconi – aggiunge l’ex pm – non sa neanche che vuol dire la parola multietnica. Poi chi cerca una sola razza sappiamo bene cosa fa…». Secondo Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, «chi guida il Paese non deve fare demagogia o compiacere la Lega», piuttosto «deve risolvere i problemi. Dire no ad una società multietnica significa chiudere le nostre fabbriche, non avere collaborazione per i nostri anziani e delineare una società che non esiste».

BOLDRINI (ONU) – Critiche anche da Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati in alcune dichiarazioni rilasciate a Repubblica. «Respingere in Libia gli immigrati entra in rotta di collisione col diritto di asilo, così come è regolato da leggi nazionali, europee e internazionali. Esiste infatti il principio del non respingimento nel caso di gente bisognosa di protezione». «La Libia – prosegue la Boldrini – non ha firmato la convenzione di Ginevra sui diritti di rifugiati, non ha un sistema di asilo in linea con gli standard previsti e non possiamo entrare in tutti i centri di detenzione. Non siamo in grado di garantire la loro effettiva protezione se vengono rispediti in Libia, dove stiamo lavorando per avere un riconoscimento formale della nostra presenza potendo così entrare nei centri». «Visto che sono stati mandati in un paese che non ha firmato la convenzione di Ginevra, per l’Unhcr sarebbe importante che l’Italia ottenga dalla Libia le rassicurazioni che le persone bisognose di protezione non verranno rimandate nei paesi di origine da cui sono fuggite a causa di persecuzione. In passato – conclude la portavoce dell’Unhcr – purtroppo ci sono state situazioni di questo genere e di alcuni non si è mai più saputo nulla».

 

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