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Berlusconi «Su Noemi reagirò, spiegherò tutto»

Noemi Letizia e la sentenza Mills: i due temi che agitano i sonni di Silvio Berlusconi sono al centro di un'intervista che il premier ha rilasciato sabato alla tv statunitense Cnn il cui testo integrale è stato diffuso da Palazzo Chigi.

Noemi Letizia e la sentenza Mills: i due temi che agitano i sonni di Silvio Berlusconi sono al centro di un’intervista che il premier ha rilasciato sabato alla tv statunitense Cnn il cui testo integrale è stato diffuso da Palazzo Chigi.

«SU NOEMI REAGIRÒ E SPIEGHERÒ» – Sulla vicenda della 18enne di Casoria il premier annuncia battaglia: «Mi hanno accusato di avere mentito nelle dichiarazioni che ho fatto ai giornali: di fronte a un’accusa di questo genere reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me, e ancora una volta quest’accusa sarà un boomerang nei confronti di coloro che me l’hanno fatta – attacca Berlusconi -. Trovo indegno il comportamento di chi entra in una vicenda privata per farne motivo di attacco politico. Per il resto la stampa italiana, e soprattutto due giornali della sinistra, avevano illustrato la mia partecipazione a una festa di compleanno di una famiglia amica, ed era il compleanno dell’unica figlia che compiva 18 anni. Anche mia moglie è caduta in questo errore e ha creduto a quanto comunicato da questa stampa. Non c’è nulla, nulla di nulla, che sia minimamente negativo, abbiamo chiarito la situazione e ancora di più la chiariremo in futuro, anche se all’inizio io non ho voluto che si entrasse nei rapporti tra me e questa famiglia perché ritengo che abbiano diritto alla privacy e segretezza, perché fanno parte della mia vita privata».

«MILLS, SENTENZA SCANDALOSA» – Altro capitolo, il caso Mills: «Una sentenza ingiusta. No, scandalosa. Non solo ingiusta. I giudici di sinistra avevano scritto la sentenza prima che cominciasse il processo» ribadisce Berlusconi alla Cnn. Al pubblico americano il presidente del Consiglio racconta la storia processuale a lungo e nei particolari («lo faccio in un minuto», premette). «Questi giudici non sono giudici, ma militanti politici che usano il potere giudiziario a fini di lotta politica. Però lei deve sapere – aggiunge rivolto all’intervistatore – che gli italiani sono schierati con me, perché hanno visto tutte le altre precedenti situazioni in cui in ogni campagna elettorale i giudici che in Italia sono chiamati toghe rosse sono entrati in campo e hanno cercato di farmi del male». «Devo dire poi che la magistratura è fatta di molti giudici giusti. Io uso dire: “Ci sarà un giudice, alla fine, a Berlino”. Ci sono giudici a Berlino anche in Italia – dice Berlusconi – e io sono stato sempre assolto».

LA RICOSTRUZIONE DEL PREMIER – Ecco dunque il lungo racconto di Berlusconi: «Il signor Mills, professionista, aveva assistito un armatore italiano che risiede all’estero per la vendita di due navi, e ha avuto pagata la prestazione con seicentomila dollari. Quando li ha ricevuti gli facevano comodo tutti, e ha cercato di non doverli spartire con i suoi soci di studio e di non dover pagare il 50% al fisco inglese. E gli è venuta in mente la brillante idea di dire che gli erano stati regalati. Infatti, sui soldi oggetto di una donazione non si pagano le tasse. Invece di pensare a dei principi arabi, ha pensato al Gruppo Fininvest, soprattutto perché un dirigente che era in contatto con lui era morto nel frattempo. Pensava che la cosa sarebbe rimasta una privata, invece è diventata pubblica; è stato interrogato in modo duro, per dieci ore, e non ha potuto sconfessare quello che aveva dichiarato. L’ha fatto subito dopo, quando è stato sicuro di non essere messo in prigione in Italia, e ha detto: “Questi soldi mi sono venuti assolutamente non da Fininvest, ma da questo signore, eccetera”. Noi abbiamo sentito questo signore che ha confermato in modo assoluto, abbiamo seguito il percorso di questi soldi attraverso le banche dove erano stati depositati in campo internazionale. Abbiamo visto quando questi soldi sono arrivati sui conti del signor Mills. E c’è questa prova assoluta, così assoluta che il fisco inglese ha svolto la stessa indagine ed è arrivato a costringere il signor Mills a pagare le tasse su questi profitti professionali».

«OPEL, DA GERMANIA NESSUNA ANTIPATIA» – Nella lunga intervista Berlusconi ha affrontato temi meno personali. Come l’operazione Opel-Fiat: «Anche per i rapporti che abbiamo con il governo tedesco, credo che saranno esaminate oggettivamente le varie offerte, poi sarà scelta quella che a loro sembrerà migliore. Certamente escludo che possano esservi motivazioni di antipatia nei confronti di un’azienda piuttosto che un’altra. Penso che faranno quello che a loro sembrerà più giusto per la Opel». Il presidente del Consiglio spiega di non averne parlato con la cancelliere Merkel: «Non voglio interferire, ma la conosco – osserva – e so che si comporterà così».

«OBAMA NON HA SBAGLIATO UNA MOSSA» – Infine un capitolo sulla politica internazionale. L’Italia vuole il dialogo con l’Iran, ma con tempi certi, spiega il premier, «come sostiene il presidente Obama, che non ha sbagliato una sola mossa in politica estera». «Abbiamo cercato di renderci utili. Si era fissato un appuntamento del nostro ministro degli Esteri con i vertici iraniani, poi l’appuntamento è stato spostato nei siti dove si erano effettuati gli esperimenti sui missili. E quindi abbiamo ritenuto che non fosse per noi possibile mantenerlo. Quello di cui siamo sicuri è che non possiamo accettare che l’Iran si doti di una bomba nucleare. In altre situazioni siamo stati utili, così anche in questa, se ci viene richiesto, siamo disponibili a tentare di essere utili per il bene comune». L’intervistatore della Cnn non si lascia sfuggire un tema che sta a cuore al presidente Obama: la chiusura di Guantanamo. Alla domanda se l’Italia è disposta a ricevere dei detenuti, Berlusconi ribadisce quanto affermato dal giorni fa il ministro Frattini e risponde che il nostro Paese «farà il possibile per dare una mano agli Stati Uniti», ma aggiunge che l’intenzione è quella di comportarsi «come gli altri Paesi europei» e «in base alle nostre leggi». «Vedremo cosa farà la maggioranza degli altri Paesi europei – dice il presidente del Consiglio -. Noi, se possiamo rendere una cortesia al popolo americano, al governo americano, lo faremo certamente».

 

 

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