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Il Pd a Villari: “Dimettiti”

«Si, mi ha detto che si dimette oggi», aveva detto giovedì il segretario del Pd Walter Veltroni che lo aveva sentito al telefono. Ma invece il neo presidente della Commissione di Vigilanza, eletto a sorpresa giovedì dalla maggioranza con l'ausilio di due franchi tiratori, Riccardo Villari non si è ancora dimesso perché prima vuole incontrare i presidenti del Parlamento e della Repubblica.

«Si, mi ha detto che si dimette oggi», aveva detto giovedì il segretario del Pd Walter Veltroni che lo aveva sentito al telefono. Ma invece il neo presidente della Commissione di Vigilanza, eletto a sorpresa giovedì dalla maggioranza con l’ausilio di due franchi tiratori, Riccardo Villari non si è ancora dimesso perché prima vuole incontrare i presidenti del Parlamento e della Repubblica.

NAPOLITANO – E così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in relazione alla richiesta di udienza avanzata venerdì mattina dal senatore Villari, precisa, attraverso una nota, di non avere titolo per pronunciarsi sulle scelte del presidente eletto dalla commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Quindi in poche parole l’incontro con Villari «politicamente» non avrebbe effetti.

CON SCHIFANI DA MARTEDI’ – Anche il presidente del Senato Renato Schifani, investito dalla richiesta di Villari, risponde sull’argomento ai giornalisti italiani che lo seguono nella trasferta di San Pietroburgo: «L’ho sentito giovedì per telefono – ha detto Schifani alla stampa italiana a San Pietroburgo -. Gli ho confermato la mia momentanea assenza dal Paese. Gli ho detto che lo incontrerò non appena mi rifarà la richiesta». Secondo il presidente del Senato, il faccia a faccia avverrà «alla ripresa dei lavori: quindi da martedì in poi non escludo un incontro». Così Schifani prende «atto che finalmente la situazione si è sbloccata» e aggiunge: «Mi ha chiesto di ascoltarlo, lo ascolterò. È mio dovere ascoltarlo».

IL PD IN UNA NOTA – In precedenza, i capigruppo di Camera e Senato del Pd, Antonello Soro e Anna Finocchiaro, avevavo diffuso un comunicato congiunto nel quale chiedevano a Riccardo Villari di dimettersi da presidente della commissione di Vigilanza Rai, parlando di «strappo istituzionale» a proposito del comportamento tenuto giovedì dalla maggioranza: «La ferita voluta dal Pdl», che ha eletto con i suoi voti un esponente del Pd, «viene sottovalutata», mentre quel gesto apre «una fase di forte tensione in Parlamento. Siamo sinceramente stupiti che da molte parti si sottovaluti la gravità di quello che è successo giovedì. Consideriamo quello compiuto dal Pdl un gesto di grave arroganza, una rottura istituzionale ed una vera e propria ferita alla prassi parlamentare. La maggioranza parlamentare giovedì, stravolgendo regole e consuetudini parlamentari, ha arbitrariamente scelto un presidente non indicato dalle opposizioni. Presidente per il quale riteniamo impegnativo e concludente l`impegno del senatore Villari di rassegnare le dimissioni».

VILLARI TACE – Intanto il senatore Villari non parla con i giornalisti e rimane fermo alle dichiarazioni rilasciate dopo l’elezione all’uscita da San Macuto quando aveva dichiarato: «A dir il vero io non mi sento nemmeno presidente… Le dimissioni? Si può dire quello che si vuole, anche che le dimissioni sono probabili… sono un rappresentante politico che deve contribuire e a garantire il funzionamento delle istituzioni. Nel mio intervento subito dopo l’elezione ho ricordato di essere componente di un gruppo politico di opposizione che si riferisce ad un’area politica nella quale mi riconosco. Mi sembra comunque doveroso questo percorso di incontri, che richiederò subito, con il presidente della Repubblica e con i presidenti di Camera e Senato, e poi nel partito rifletteremo sulla situazione e assumeremo le decisioni opportune». Villari aveva poi precisato «non mi sono proposto nè penso di ripropormi. Non ho fatto trattative, non ho chiesto, mi hanno individuato altri».

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