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Frattini:”Privacy violata, ricorreremo a Strasburgo”

La violazione della privacy è un fatto che "può essere portato non solo in Italia ma anche di fronte alla Corte europea dei diritti dell'uomo: c'é una giurisprudenza molto ricca in materia".

La violazione della privacy è un fatto che “può essere portato non solo in Italia ma anche di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo: c’é una giurisprudenza molto ricca in materia”.
 Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, rispondendo a una domanda sull’eventuale causa allo Stato da parte del premier Silvio Berlusconi. Una causa che, ha precisato il ministro, non sarebbe “un rimedio straordinario” perché “quando un cittadino si sente danneggiato ha diritto a rivolgersi al giudice competente per ottenere tutela”.

“Si tratta di un problema – ha proseguito Frattini – su cui il Pdl ha posto un punto fermo, una questione politica: non pensiamo che sia immaginabile un cambiamento del governo democraticamente eletto per via giudiziaria”. E’ una questione politica, ha aggiunto, “che ha posto tutto il Pdl. Rispondendo poi a una domanda se un eventuale causa nei confronti dello Stato non farebbe altro che alzare il livello di scontro, Frattini ha spiegato: “Il solo fatto che si possa immaginare di invocare un cambiamento di governo avvalendosi di metodi giudiziari è di per sé un elemento grave: bisogna tornare alla normalità, mi auguro che torni la serenità e la normalità nazionale”.

FINOCCHIARO, PREMIER VUOLE UCCIDERE LIBERTA’ ITALIA – “Ricorrere alla Corte di Strasburgo? Per quali violazioni? A differenza di Berlusconi credo che questo paese non debba avere il timore di alcuna sede di giustizia. Il problema è che Berlusconi vuole uccidere le libertà dell’Italia per salvare esclusivamente se stesso”. Il capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, firmando la petizione del Pd ‘Berlusconi dimettiti’, reagisce così all’annuncio del ministro degli Esteri Franco Frattini di ricorrere alla Corte dei Diritti Umani per violazione della privacy ai danni del premier Silvio Berlusconi. Per Finocchiaro il premier “vuole sacrificare sull’altare di se stesso, dei propri processi la funzionalità della giustizia, la lotta alla criminalità, la sicurezza dei cittadini”. Per questo “é chiaro a tutti i cittadini che Silvio Berlusconi non può più essere il presidente del consiglio di una Repubblica democratica. Reca offesa alla dignità, all’autorevolezza, al decoro dell’Italia e degli italiani”.

”La Procura di Milano appare ormai come una sorta di avanguardia politica rivoluzionaria, in sfregio al popolo sovrano ed ai tanti magistrati che ogni giorno servono lo Stato senza clamori e spesso con grandi sacrifici. Essa agisce come un vero e proprio partito politico calibrando la tempistica delle sue iniziative in base al potenziale mediatico”. E’ quanto si legge nel documento finale approvato dall’Ufficio di presidenza del Pdl di ieri sera.
”L’Ufficio di presidenza del Popolo della Liberta’ esprime pieno sostegno al premier Berlusconi, vittima da 17 anni di una persecuzione che non ha precedenti nella storia dell’Occidente. Stabilisce inoltre di avviare tutte le iniziative politiche necessarie per difendere il diritto di tutti i cittadini ad una Giustizia giusta e di intraprendere tutte le opportune iniziative parlamentari per scongiurare un nuovo 1994 o, ancor peggio, che a determinare le sorti dell’Italia sia una sentenza giudiziaria e non il libero voto dei cittadini”.

CICCHITTO, NON C’E’ DECRETO SU INTERCETTAZIONI – ”C’e’ stato un equivoco: non mi risulta che ci sia alcuna iniziativa per un decreto e tanto meno da presentare al Presidente della Repubblica. Casomai, come ha ricordato l’onorevole Leone c’e’ un disegno di legge che e’ in stato avanzato dei lavori parlamentari”. Lo dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto secondo il quale ”ieri si e’ fatto notevole polverone su cosa che non esiste”.

BERLUSCONI A PDL, BASTA NON USO PIU’ TELEFONINO – Basta, di telefonini non voglio piu’ saperne. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si sarebbe sfogato cosi’, con i componenti della Giunta per le Autorizzazioni della Camera invitati ieri sera a cena a Palazzo Grazioli, a proposito delle inchieste giudiziarie che lo coinvolgono e delle intercettazioni che lo riguardano. Ho deciso, avrebbe detto ai deputati della maggioranza invitati alla cena, di non usare piu’ alcun telefonino. Non ne voglio piu’ sentir parlare… Alcuni degli invitati pero’ sono pronti a scommettere che si e’ trattato solo di uno sfogo momentaneo.
 
Fino a quando il Gip di Milano Cristina Di Censo non si sarà pronunciata, l’invito che Silvio Berlusconi rivolge ai ‘suoi’ parlamentari è quello di mantenere la calma, ‘dimostrarsi prudenti’ e ‘non eccedere nei toni’. Poi, una volta presa la decisione, si potrà anche dare ‘fuoco alle polveri’. Nella cena di ieri sera a Palazzo Grazioli con i componenti di maggioranza della Giunta per le Autorizzazioni della Camera, il premier avrebbe delineato le varie strategie sul fronte giustizia e si sarebbe lamentato ancora a lungo della persecuzione giudiziaria di cui sostiene di essere vittima distribuendo ai presenti un lungo elenco di dati dai quali risulta, tra l’altro, che dal 1994 ad oggi le spese legali sostenute dal gruppo Fininvest “per difendersi dagli attacchi della magistratura” sono state circa 175 milioni di euro. Dalla stessa lista risulterebbe anche che, sempre dal ’94 ad oggi, contro soggetti e societa’ legati alla Fininvest sarebbero stati avviati 106 procedimenti penali che avrebbero coinvolto 111 persone tra dipendenti e manager del gruppo.
Per un numero complessivo di udienze che si aggira intorno alle 2.320 di cui 749 riguardanti anche Berlusconi. Contro di lui ci sarebbero stati 29 procedimenti penali e la Fininvest sarebbe stata interessata da 488 tra perquisizioni, sequestri e acquisizione di documenti. Poi, dopo aver ribadito di essere un “perseguitato dalla magistratura”, il Cavaliere ha ascoltato i ‘suoi’ parlamentari sulle strategie da adottare per passare ‘al contrattacco’ almeno sul fronte giustizia. E tra queste, allo stato, ci sarebbe, oltre la rapida approvazione del processo breve (probabilmente senza norma transitoria), anche una nuova accelerazione della riforma sulla responsabilità civile dei magistrati. L’idea di presentare un decreto per rendere impossibile la pubblicazione delle intercettazioni irrilevanti sembra che al momento, dopo la reazione di ieri sera del Colle, resti congelata. Si insisterebbe invece sulla possibilità di sollevare conflitto di attribuzione.
E l’idea che sembra prendere sempre più quota sembra sia quella di far sollevare il conflitto davanti alla Consulta direttamente da Palazzo Chigi. Molto probabilmente per aggirare l’ostacolo dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio nel quale il centrodestra risulta essere ancora in minoranza. Poi, resterebbe sul tappeto una delle ipotesi più ‘tranchant’: quella di denunciare i Pm per attentato agli organi costituzionali. “Ma questa è una denuncia – spiega Elio Belcastro dei ‘Responsabili’ – che potrebbe esser fatta da un qualsiasi cittadino. Non è necessario che a farla sia Berlusconi in persona…”.
 
SARA TOMMASI VERRA’ SENTITA DA PM COME TESTIMONE – La showgirl Sara Tommasi – che si trova all’estero – sarà interrogata dai pm di Napoli, Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio, molto probabilmente al rientro dalle vacanze. La giovane – il cui nome è spuntato nell’inchiesta su un presunto giro di prostituzione condotta dalla procura di Napoli – sarà ascoltata in qualità di persona informata dei fatti. La Tommasi, agli atti dell’inchiesta, risulta parte offesa. I magistrati titolari dell’indagine hanno avuto un incontro oggi in procura con il dirigente della squadra mobile Vittorio Pisani per fare il punto sull’inchiesta anche alla luce delle perquisizioni eseguite ieri nell’abitazione milanese della Tommasi e in quella di Giugliano di Vincenzo Seiello, alias Bartolo, ritenuto il personaggio centrale dell’inchiesta. A quanto si è appreso, dalle perquisizioni non sarebbero, comunque, venuti alla luce elementi interessanti per lo sviluppo delle indagini.
 
AVVENIRE, PUNTO NON RITORNO – ”E’ il momento che tutto sia posto, nei modi propri, nelle mani dei supremi garanti della legalita’ costituzionale”. E’ quanto chiede il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, di fronte al ”punto di non ritorno” e al ”disastro istituzionale incombente e possibile” cui si e’ giunti con il caso
Ruby, dopo la richiesta di giudizio nei confronti del premier e la reazione ”furente” di quest’ultimo. ”E’ arrivato il giorno del furore, quello dello scontro violento e totale, tra Silvio Berlusconi e i pm milanesi che hanno indagato il presidente del Consiglio per il cosiddetto ‘caso Ruby”’, scrive Tarquinio in un commento di prima pagina intitolato ”Nelle mani dei supremi garanti”. ”E noi vorremmo provare a chiedere, senza troppa speranza – prosegue -, a tutti gli altri attori politici e polemici di sgombrare scena e piazze e di lasciare ‘sola’ l’evidenza del disastro istituzionale incombente e possibile”. Secondo Tarquinio, ”siamo a un disperante punto di non ritorno, con i magistrati che parlano di prova evidente della doppia colpa (concussione e prostituzione minorile) imputata al capo del governo e questi cosi’ certo di una manovra ordita ai suoi danni da voler denunciare lo Stato”. ”Il male minore, a questo punto – conclude il direttore del giornale dei vescovi -, e’ che tutto si consumi presto e senza forzature. E’ il momento che tutto sia posto, nei modi propri, nelle mani dei supremi garanti della legalita’ costituzionale”
 
BERLUSCONI GRIDA A GOLPE E ‘CHIAMA’ NAPOLITANO. GELO DEL COLLE – Silvio Berlusconi attacca a testa bassa i pm milanesi, parla di ”schifo”, ”vergogna” sulla vicenda Ruby e annuncia una causa contro lo Stato. In ambienti del Pdl si arriva ad ipotizzare anche una accusa di attentato alla Costituzione contro i magistrati. Ce n’e’ abbastanza per far esplodere una grave crisi istituzionale, tanto temuta dal Colle che accoglie con gelo, si ragiona in ambienti parlamentari, la sortita del premier e segue con preoccupazione l’evolversi della situazione. Una crisi, quella tra governo e magistratura, resa ancora piu’ evidente dal documento finale diffuso al termine dell’Ufficio di presidenza del Popolo della liberta, a Palazzo Grazioli, nel quale si parla, senza mezzi termini, di un ”gravissimo uso politico della giustizia” da parte della procura milanese in un paese come l’Italia che ”pure negli ultimi 17 anni aveva conosciuto numerosi tentativi della magistratura militante di sovvertire il verdetto democratico”.

Silvio Berlusconi vede una parte della magistratura milanese come una sorta di ”avanguardia rivoluzionaria” e promette di intraprendere tutte le opportune iniziative parlamentari per ”scongiurare un nuovo 1994 o ancora peggio che a determinare le sorti dell’Italia sia una sentenza giudiziaria e non il libero voto dei cittadini”. In questo clima nasce l’idea di presentare un decreto sulle intercettazioni e di rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica. Tant’e’ che il Cavaliere ha fatto sapere di voler incontrare domani stesso Giorgio Napolitano, in occasione della celebrazione della giornata del ‘ricordo’ al Quirinale, per esporgli il suo punto di vista sullo scontro in atto ed anche sulle possibili soluzioni. ”Allo Stato non risulta alcun incontro con il presidente del Consiglio domani”, e’ la gelida risposta del Colle.

Un modo anche, si ragiona sempre in ambienti parlamentari, per prendere le distanze da una situazione che sta via via degenerando. Al presidente della Repubblica non e’ stata fatta alcuna richiesta, non e’ stato accennato nulla formalmente e non puo’ intervenire o esprimersi su fatti e situazioni riportati al momento solo da lanci di agenzie di stampa. Resta la grande preoccupazione per una situazione politica sempre piu’ complicata. E rimane tutto l’allarme lanciato nei giorni scorsi sui rischi di uno scontro istituzionale al calor bianco dagli effetti imprevedibili. Alla commemorazione di domani al Quirinale e’ prevista ufficialmente la presenza del sottosegretario Gianni Letta. Ma non si puo’ escludere la presenza del Capo del governo. Altro discorso e’ parlare di un incontro a due per affrontare temi delicati come il decreto sulle intercettazioni, si rileva ancora in ambienti parlamentari che ritengono al momento decisamente complicata la possibilita’ di un incontro a margine di una cerimonia del genere.

CHIESTO RITO IMMEDIATO – Per la Procura di Milano e’ stata raccolta la ”prova evidente” contro Silvio Berlusconi. E cosi’ e’ stata inviata al gip Cristina Di Censo la richiesta di giudizio immediato per il premier, accusato di concussione e prostituzione minorile, per la vicenda con al centro Ruby, la giovane marocchina ospite, tra tante belle ragazze, delle presunte feste a luci rosse ad Arcore.

Richiesta contestata da Niccolo’ Ghedini, legale del Presidente del Consiglio, che l’ha bollata come ”totalmente infondata”. In 782 pagine, raccolte in due volumi, i pm milanesi questa mattina hanno trasmesso al giudice la ”fotografia” uscita dalle indagini di quel che accadeva a Villa San Martino prima e dopo le serate organizzate, secondo gli inquirenti, dall’agente dei vip Lele Mora, dal consigliere regionale Nicole Minetti e anche dal direttore del tg4 Emilio Fede: avrebbero reclutato modelle, show girl, ex meteorine e altre ‘stralette’ per le serate ‘hard’ . Giovani che poi sarebbero state ricompensate con denaro – buste, ad esempio, con dentro 5 mila euro – e regali, come piccoli gioielli, ma anche appartamenti come quelli nel residence di Via Olgettina.

Ricompense a cui avrebbe provveduto, anche tramite Nicole Minetti, il ragioniere Giuseppe Spinelli, uomo di fiducia di Berlusconi, una sorta di ”ufficiale pagatore” che, peraltro, si sarebbe occupato anche delle spese piu’ banali delle ragazze. E poi, a testimoniare la ”generosita”’ del Presidente del Consiglio, ci sono anche una serie di bonifici scovati durante le perquisizioni come quelli all’ ex meteorina Alessanda Sorcinelli: 115 mila euro versati in piu’ tranche in circa un anno, fino ad arrivare al 14 gennaio scorso, giorno in cui gli investigatori hanno setacciato gli appartamenti delle giovani a caccia di nuove prove.

Ma oltre alle tracce di documenti bancari, agli appunti contabili scritti a mano da Ruby – in cui indicava, tra l’altro, che avrebbe dovuto ricevere quattro milioni e mezzo di euro da Berlusconi -, all’agenda dove la modella brasiliana Iris Berardi, maggiorenne da poco e al centro di nuovi accertamenti, aveva segnato minuziosamente le entrate consistenti, molti altri sono i documenti che il giudice Di Censo dovra’ valutare: le testimonianze di parecchie persone, tra cui quelle dell’ex amica di Ruby, Caterina Pasquino e di Maria Makdoum, la danzatrice del ventre che ha raccontato dei festini ad Arcore e del ”bunga-bunga”. In piu’, l’interrogatorio di Nicole Minetti (soprattutto per il capitolo concussione), e le molte telefonate intercettate, tra cui una serie di ‘inediti’, come quelle in cui Fede commenterebbe con le ragazze le serate piccanti.

Pare invece che tra gli atti non ci siano fotografie e nemmeno le telefonate del premier, in quanto non utilizzabili e che, come ha detto il Procuratore Edmondo Bruti Liberati, ”sono destinate alla distruzione perche’ irrilevanti ai fini dell’inchiesta” e per le quali non verra’ quindi chiesta l’autorizzazione alla Camera. A tutto cio’ si aggiungono altri elementi raccolti dai pm per dimostrare che la sera tra il 27 e il 28 maggio scorsi, quando Ruby venne portata in Questura, il premier, con la sua telefonata, avrebbe esercitato pressioni per ottenere il ‘rilascio’ della ragazza con lo scopo di ”occultare” i suoi presunti rapporti con la giovane marocchina, quando era ancora minorenne, e per ” assicurasi” l’impunita’. Il gip, che dovrebbe decidere entro lunedi’ o martedi’ prossimi, non solo esaminera’ tutti i verbali delle indagini difensive consegnati dagli avvocati del Presidente del consiglio, ma affrontera’ anche una serie di nodi giuridici e procedurali: se e’ possibile procedere per entrambi i reati – questione controversa e su cui il pool dei pm del caso Ruby si e’ confrontato fino a ieri sera – e se la competenza e’ di Milano, come sostiene la Procura, oppure, come ritengono i legali di Berlusconi, del Tribunale dei Ministri. La settimana prossima si sapra’ come andra’ a finire.

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