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Fini: no al voto anticipato. E apre al Lodo costituzionale

No ad elezioni anticipate, ma sì a un Lodo Alfano costituzionale e sì anche al processo breve, che abbia però come precondizione l’assegnazione di maggiori risorse agli uffici giudiziari.

No ad elezioni anticipate, ma sì a un Lodo Alfano costituzionale e sì anche al processo breve, che abbia però come precondizione l’assegnazione di maggiori risorse agli uffici giudiziari. Ospite di Lucia Annunziata a In mezz’ora, il presidente della Camera Gianfranco Fini fa il punto su politica e giustizia. «Credo che prevedere delle norme per garantire che la giustizia fa sempre e comunque il suo corso ma lo fa dopo che si è cessati da una carica istituzionale, non sia un motivo di fronte al quale gridare allo scandalo» spiega in tv il numero uno di Montecitorio. Per Fini insomma «si può andare avanti con entrambi i progetti», il Lodo Alfano costituzionale e i processi brevi.

ELEZIONI – Fini parla di immunità parlamentare, ma – precisa – «evitiamo che sia impunità…». E aggiunge di non avere in mente alcun complotto anti-Berlusconi: «La situazione attuale va superata, perché non è che io voglia fare un nuovo partito o archiviare il Pdl: chi lo pensa non ha capito niente». D’altra parte, Fini assicura che «le elezioni anticipate sarebbero il fallimento della legislatura», ma anche del Pdl che, per il numero uno di Montecitorio, «è il fatto nuovo di questa legislatura di cui Berlusconi può a buon diritto menar vanto».

BONDI: «CONDIVISIBILE» – Una posizione che piace al coordinatore del Pdl Sandro Bondi: «L’intervista contiene opinioni in larga parte condivisibili, in particolare la proposta di ripresentare, parallelamente al ddl sull’accelerazione dei processi, un provvedimento di natura costituzionale che tuteli le più alte cariche dello Stato durante lo svolgimento del proprio mandato». E sull’ipotesi di elezioni anticipate: «Sarebbero solo la presa d’atto dell’impossibilità da parte del Parlamento di realizzare le riforme di cui l’Italia ha bisogno. Sarebbero anche una sconfitta per il Pdl, che ha invece qui e ora la possibilità di dimostrare la comune vocazione alle riforme».

LEADERSHIP – Fini ha poi affrontato nuovamente il tema della leadership nella maggioranza e del suo rapporto con Berlusconi; «In queste settimane mi pare si stia respirando un clima parossistico nel Pdl, ma io sto vivendo con molta serenità e mi sento tranquillissimo perché ho la coscienza a posto». Il complotto insomma non c’è e «quando si fa riferimento al presidente della Camera o addirittura al capo dello Stato, siamo all’incubo o al delirio, a seconda dei punti di vista. Se io avessi voluto esercitare una leadership personale mi sarei tenuto stretto un partito al 13%». Poi un auspicio: «Che il presidente del Consiglio, qualora dovesse avere qualcosa di rilevante da dire, lo faccia in Parlamento. Sarebbe già di per sé una sottolineatura del rispetto che il premier deve avere e ha nei confronti della nostra Costituzione e della centralità delle nostre assemblee legislative. Soprattutto se si dovesse trattare di un progetto di riforma della Costituzione o di un messaggio forte alla nazione».

MINACCE AL PREMIER – Fini ha risposto anche a domande della Annunziata sulle presunte minacce al presidente del Consiglio: «Esiste una minaccia terroristica che giustifichi la misura precauzionale di far dormire Berlusconi a Palazzo Chigi?» domanda la giornalista. «Da quel che so io no, ma ovviamente il presidente avrà altre informazioni e altre notizie» è la risposta del presidente della Camera. Che in chiusura replica con una battuta a una domanda sulla figlia nata un mese fa: «Cambiare i pannolini ai propri figli piccoli non è questione né di destra né di sinistra, è solo una questione di essere un buon papà».

 

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