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Decreto anti-stupri, le ronde creano scalpore

L’ondata di violenza che si è scatenata nel nostro paese ha scaturito accese discussioni e alcuni provvedimenti legislativi da parte del governo. Stupri, pedofilia, xenofobia e ogni altro tipo di prepotenza sono stati amplificati dai media creando scalpore nell’opinione pubblica. Non c’è etnocentrismo nel giudicare chi commette certe barbarie; che siano romeni, italiani o di qualsiasi altra etnia il popolo del nostro paese ha più volte tentato il linciaggio nei confronti dei suddetti criminali. Per cercare una soluzione alle violenze ormai troppo frequenti il governo ha varato un decreto che ha suscitato non poche polemiche.

L’ondata di violenza che si è scatenata nel nostro paese ha scaturito accese discussioni e alcuni provvedimenti legislativi da parte del governo. Stupri, pedofilia, xenofobia e ogni altro tipo di prepotenza sono stati amplificati dai media creando scalpore nell’opinione pubblica. Non c’è etnocentrismo nel giudicare chi commette certe barbarie; che siano romeni, italiani o di qualsiasi altra etnia il popolo del nostro paese ha più volte tentato il linciaggio nei confronti dei suddetti criminali. Per cercare una soluzione alle violenze ormai troppo frequenti il governo ha varato un decreto che ha suscitato non poche polemiche.

Il decreto. Il decreto anti-stupri prevede che i sindaci possano avvalersi di volontari non armati, l’estensione dai 2 ai 6 mesi della permanenza degli immigrati nei centri di identificazione e di espulsione (Cie), il divieto degli arresti domiciliari per chi è accusato di violenza sessuale, l’ergastolo per gli stupratori omicidi e pene dai 6 mesi ai 4 anni per lo stalking. Il punto del decreto che ha più creato scalpore è quello sulle “ronde”, così come sono state chiamate queste organizzazioni di ex agenti che dovrebbero garantire più sicurezza nelle nostre città. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, ha spiegato che queste organizzazioni saranno formate da ex agenti di corpi dello Stato che saranno muniti solo di telefonini e ricetrasmittenti allo scopo di avvisare per tempo le forze dell’ordine in caso di bisogno.

 I pareri delle forze dell’ordine. Il Cocer dei carabinieri, organo centrale di rappresentanza militare, ha espresso il disappunto sulle ronde, chiedendo un incontro al presidente del Consiglio e al capo dello Stato «per avere chiarimenti su tematiche che oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi». Ma non mancano i pareri favorevoli a questo provvedimento; lo stesso Manganelli, capo della polizia, ha dichiarato “Non chiamiamole ronde, ma sicurezza partecipata, l’unica ricetta possibile oggi, io la chiamo sicurezza civica” e ancora “L’obiettivo della tranquillità sociale si può realizzare attraverso la partecipazione del cittadino allo svolgersi della vita sociale. Dobbiamo cercare di fare squadra”.

 Ronde fai da te. Ma una delle preoccupazioni più concrete relative a quest’aspetto del decreto è che i cittadini possano sentirsi in diritto di indossare una pettorina e dare il via ad un’incontrollabile giustizia fai da te. Su questa preoccupazione il ministro Maroni assicura che vi è la volontà di placare questi eccessi e afferma “Non voglio più tollerare una situazione nella quale chiunque si svegli alla mattina fa una ronda personale la sera”. Inoltre Maroni ha anche detto “Oggi è possibile tutto, non ci sono regole”. Col decreto spiega il ministro “tutto verrà regolato, controllato e sarà sicuro per i volontari e per i cittadini”.

 Il Vaticano. Sul decreto si è pronunciato anche il Vaticano parlando addirittura di abdicazione dello stato di diritto; mons. Marchetto ha infatti detto “Se si tratta di repressione dei reati, ciò spetta alle autorità costituite” perseguendo la critica nei confronti di questa autorità affidata a semplici cittadini.

Gianmarco Delli Veneri 

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