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Ddl sicurezza, sì alla tripla fiducia. Nuovo duello tra Fini e Lega

Nessun intoppo. La Camera ha votato la fiducia ai tre maxiemendamenti del governo al disegno di legge in materia di sicurezza (quello che rende reato la clandestinità, che introduce le ronde e che prolunga a sei mesi la permanenza degli irregolari nei Cie).

Nessun intoppo. La Camera ha votato la fiducia ai tre maxiemendamenti del governo al disegno di legge in materia di sicurezza (quello che rende reato la clandestinità, che introduce le ronde e che prolunga a sei mesi la permanenza degli irregolari nei Cie). La votazione finale sul testo è invece in programma giovedì alle 12,30. Continua però a tenere banco la polemica sui respingimenti di immigrati. Secondo Silvio Berlusconi, le politiche adottate dal governo italiano «sono in linea con le direttive Ue, col diritto internazionale, con la legge italiana». Ma all’esecutivo sono indirizzate le critiche della Cei: «Di fatto il grande tema che viene tenuto sotto silenzio di questo ddl – sostiene il direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati, padre Gianromano Gnesotto, – è proprio l’importante tema dell’integrazione, dell’inserimento nella società per ottenere il quale sono prioritarie le strategie della tutela dell’unità familiare, dei ricongiungimenti familiari, dei minori tutelati».

MARONI – Secondo Roberto Maroni, il problema è che«l’Italia, la Spagna e Malta sono stati lasciati praticamente soli a fronteggiare un fenomeno che riguarda tutta l’Europa». Nella registrazione della puntata di ‘Matrix’, il ministro dell’Interno afferma che «gli strumenti di contrasto che abbiamo sono importanti ma a mancare è un’azione incisiva della Comunità europea». Maroni afferma poi che la linea del governo non cambia. Tuttavia il titolare del Viminale incontrerà i vertici nazionali dell’agenzia Onu per i rifugiati per spiegare la posizione dell’esecutivo. «La proposta che facciamo non è quella che hanno avanzato loro di accoglierli tutti e poi valutare, ma quella di creare una struttura in Libia per valutare là se qualcuno ha i requisiti per lo status». Maroni ha poi parlato della norma, su cui le opposizioni hanno lanciato l’allarme, che creerebbe dei «bambini-fantasma» per quel che riguarda i figli dei clandestini: «E’ un’altra panzana – ha tagliato corto il ministro – inventata da non so chi».

FINI-LEGA – Il dibattito fa registrare ancora tensioni tra Fini e la Lega. «Chi la dura la vince» dice Bossi nel commentare il voto di fiducia. E replica a Gianfranco Fini, che in mattinata invita nuovamente «a non fare propaganda elettorale su questi temi»: «Se la propaganda non la fai quando ci sono le elezioni, quando la fai?» chiede il Senatùr. Successivamente però Bossi chiede un’incontro a Fini e i due si parlano per circa mezz’ora. Al termine dell’incontro il leader della Lega spiega: «Con Fini il rapporto è facile, se ti dà la parola la mantiene». «Ci eravamo già chiariti», dice ancora Bossi ai giornalisti che gli chiedono i motivi dell’incontro. Il leader della Lega esclude però che si sia parlato di immigrazione: «Non abbiamo parlato di questo – dice Bossi – ma di cose alte, di come ci si comporta da alleati, di come ci si comporta reciprocamente». «Quando uno dà la parola, deve mantenerla – ribadisce il ministro – Fini è uno che la mantiene».

FINI: «BASTA PROPAGANDA» – Secondo Fini, che ha a sua volta scambiato qualche battuta con i cronisti a margine dei lavori dell’Aula a Montecitorio, «bisogna evitare eccessi propagandistici». A Fini i giornalisti hanno fatto notare come siano state condivise anche dall’Onu alcune sue riflessioni sul respingimento dei migranti. E sull’argomento il presidente della Camera ha continuato a pungere la Lega: il dibattito che si è aperto tra l’Onu il ministro Maroni – gli è stato chiesto – ha un fondamento, forse si potevano evitare gli eccessi polemici? «Bisognerebbe evitare eccessi propagandistici» è stata la risposta del presidente della Camera. Da tutte due le parti in causa? «Beh, non mi pare che l’Onu sia in campagna elettorale…» ha aggiunto Fini.

«VERIFICHE AL DIRITTO D’ASILO» - «Non è un problema di punti di vista – ha precisato il presidente della Camera – ci sono le norme di diritto internazionale. Esiste il problema del respingimento dei migranti ed esiste il diritto all’asilo. Solo che va verificato. Se si verifica sul territorio nazionale esistono i Cie, se si verifica durante il trasferimento deve essere certo che sia fatto in modo esaustivo e completo. Forse bisognerebbe pensare a istituire dei centri anche nei paesi notoriamente di transito, coinvolgendo le organizzazioni internazionali come l’Onu e la Ue». Quanto alla proposta di Maroni di far verificare le richieste di asilo in Libia, Fini non ha dubbi: «E’ una ipotesi tra le tante, non peregrina».

 

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