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Congresso del Pdl, è il giorno di Fini

L'importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno» e l'appello a «non temere lo straniero». È di ampio respiro l'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All'indomani dell'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tocca al presidente della Camera scaldare la platea del congresso di fondazione del Pdl. E il numero di Montecitorio non si sottrae a tale compito.

L’importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l’urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno» e l’appello a «non temere lo straniero». È di ampio respiro l’intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. All’indomani dell’intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tocca al presidente della Camera scaldare la platea del congresso di fondazione del Pdl. E il numero di Montecitorio non si sottrae a tale compito.

STATO ETICO E STATO LAICO – Pur riconoscendo di essere «in posizione minoritaria», Fini ha rivolto una domanda precisa ai seimila delegati presenti al padiglione 8: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl – ha detto – che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico» ha detto il presidente della Camera, invitando il Pdl a discuterne e affermando che per le istituzioni «è un obbligo essere laiche». «La laicità – ha aggiunto – è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa».

COSTITUZIONE E REFERENDUM – Il numero uno di Montecitorio ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo, non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l’Italia, che qualcuno ha paragonato a una “crisalide”, «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l’auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo – ha aggiunto – ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum».

STRANIERI – Quanto all’immigrazione, il presidente della Camera ha specificato che bisogna discutere per indicare «nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana». «Un ammalato – ha poi voluto sottolineare Fini -, un bambino, sono prima di tutto persone umane e poi sono immigrati», altrimenti «c’è il rischio di alimentare una xenofobia che è sempre dietro l’angolo». Implicito ma chiaro il riferimento alla norma voluta dalla Lega che prevede che i medici debbano denunciare gli immigrati irregolari.

«GRAZIE AL PREMIER» – «Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» e per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale». Con il Pdl, ha aggiunto il presidente della Camera, «nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse» .

OMAGGIO A MARTINAT – Dal maxi palco Fini ha tra le altre cose reso omaggio al sottosegretario Ugo Martinat, scomparso nella notte. Era un uomo «che aveva creduto a questo progetto, un uomo del fare. Da lassù ci aiuterà» ha detto il presidente della Camera.

PARLANO I MINISTRI – Prima dell’intervento di Fini , è stato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta a catalizzare l’attenzione. Anche a lui i delegati hanno riservato una standing ovation. E Brunetta ha pianto prima prendere la parola in un tripudio di bandiere tricolori. «Finalmente hanno fatto un podio giusto», ha scherzato a proposito dell’altezza del leggio su cui si sente a suo agio. «Siamo pieni di difetti, ma noi siamo i rivoluzionari di cui l’Italia ha bisogno: una rivoluzione borghese, di cui noi siamo i protagonisti, voi gli artefici e gli italiani i beneficiari» ha detto dal palco il ministro, facendo un accenno anche un accenno alla crisi: «Certo – ha ammesso – siamo un po’ sfigati. Ogni volta che siamo al governo c’è la crisi, ma questo vuol dire che siamo anche più bravi. È – ha assicurato – una crisi di crescita, una sfida». Di scuola ha parlato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. «Non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l’oppressione culturale», ha detto la Gelmini. «Attenzione a certe candidature, perché le azioni devono rispondere alle idee», e la dizione Pdl «può e deve significare anche Popolo della Legalità, perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino» ha voluto sottolineare dal palco il ministro della gioventù Giorgia Meloni, nel suo intervento al congresso del Pdl.

BRAMBILLA – Gli interventi sul palco devono essere strettissimi per consentire al gran numero di iscritti a parlare di intervenire. Per questo il presidente di turno del congresso, il senatore Lucio Malan, è costretto ad esercitare con fermezza il suo ruolo e a togliere la parola al termine dei 5 minuti previsti per ogni intervento. È successo con Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che è stata invitata un paio di volte al rispetto dei tempi («Non considererò concluso il mio compito finchè nel turismo non avremo ottenuto l’inversione di tendenza che è necessaria», ha detto. Dopo la Brambilla, ha parlato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera e uno tra i primi ad unirsi a Berlusconi nel momento della sua discesa in campo. Ha invece portato il saluto degli elettori campani del Pdl Nicola Costentino, il sottosegretario all’Economia che è stato al centro di polemiche con l’opposizione perchè indagato in indagini sui rapporti tra camorra e politica. «I cittadini campani – ha detto – sono stati martoriati ed espropriati dalla banda Bassolino-Iervolino, invece sono bastati 100 giorni per ripulire la Campania dai rifiuti».

IL TRICOLORE – Nel frattempo, il padiglione 8 si tinge di bianco, rosso e verde. Per il secondo giorno delle assise, infatti, il giorno dell’intervento di Gianfranco Fini, gli organizzatori hanno distribuito ai delegati bandiere tricolore. Una ventina di ragazzi, militanti di Azione giovani, il movimento giovanile di Alleanza nazionale, sono stati respinti all’ingresso del padiglione: erano armati di bandiere con il simbolo di Azione giovani, una mano che sorregge una fiamma tricolore. 

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