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Casini: «In Parlamento possibile maggioranza contro la Lega»

Chiarisce che lo scontro politico tra Fini e Bossi «non fa sognare i centristi, perché noi non vivremo mai sulle disgrazie altrui». Respinge al mittente l'invito di Dario Franceschini (Pd), rifiutando l'idea di una «santa alleanza» contro Silvio Berlusconi.

Chiarisce che lo scontro politico tra Fini e Bossi «non fa sognare i centristi, perché noi non vivremo mai sulle disgrazie altrui». Respinge al mittente l’invito di Dario Franceschini (Pd), rifiutando l’idea di una «santa alleanza» contro Silvio Berlusconi. Rilancia il progetto politico del Grande Centro: «Forse l’unico elemento in condizione di cambiare la politica italiana». E poi sferra l’affondo contro la Lega: «Instilla veleno ogni giorno: prima le ronde, poi le gabbie salariali e la questione degli immigrati. Basta ai loro diktat. Le elezioni anticipate? Facciamole!». Pier Ferdinando Casini conclude i lavori degli Stati Generali del Centro, a Chianciano Terme, e dopo la mossa di Francesco Rutelli (l’esponente del Pd non ha smentito la possibilità di un impegno comune) il leader Udc ci tiene a ringraziare Gianfranco Fini per il suo intervento che sabato ha strappato applausi convinti in platea. «Grazie al presidente della Camera – dice Casini – non per la sua lezione di Catechismo sul biotestamento, ma perché ha assicurato che difenderà i diritti dei parlamentari. Su questo non avevo dubbi, ma credo che il suo intervento sia stato significativo».

DECISIVI – Poi Casini rivendica il ruolo dell’Udc nell’attuale scenario politico: «Siamo decisivi e domani potremmo essere la forza di cambiamento del Paese. In questo momento potremmo avere tre stati d’animo: di compiacimento perché le Europee sono andate bene, le Amministrative meglio, e andiamo sereni verso le Regionali; di consapevolezza: noi eravamo sopravvissuti alle Politiche, oggi siamo decisivi e il corteggiamento a cui siamo sottoposti, basato su questioni non politiche, dimostra che tutti riconoscono che siamo decisivi e domani potremmo essere la forza di cambiamento del paese perché questa politica non piace agli italiani». Tuttavia secondo Casini c’è pure bisogno di «autocritica»: «Bisogna fare di più, il partito ha dato poco rispetto alle nostre possibilità. Noi non alimentiamo il gossip della politica, noi contestiamo la politica fatta di gossip».

BOSSI – Infine Casini lancia la sfida: «Se Bossi pensa di agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate per ricattare la politica italiana a sottostare a lui, sappia che in questo Parlamento c’è una maggioranza ampia che a questi diktat non ci vuole stare». «Bossi – scandisce Casini – non spaventa nessuno. La Lega deve avere qualcuno che gli dice basta, è finito, e se non glielo dice Berlusconi una maggioranza in Parlamento si troverà. Se Bossi tira la corda sappia che in Parlamento ci si mette dieci minuti a trovare una maggioranza che faccia a meno dei diktat della Lega». «Non stiamo complottando con nessuno – aggiunge Casini – né stiamo evocando nessun uomo forte o nessun uomo nuovo, anche perché già ne abbiamo avuta esperienza e ci basta…». «Ieri Bossi ha detto: ‘o si fa come dico io o si va alle elezioni anticipate’ – sottolinea Casini – Io non so da dover arrivano queste voci di voto anticipato. Forse, per motivi diversi, Bossi e Berlusconi fanno circolare questa ipotesi. Ma noi siamo pronti. Noi siamo una forza dell’opposizione e vogliamo le elezioni».

FRANCESCHINI – Tra i primi a replicare a Casini c’è proprio Franceschini: «Stiamo assistendo al 32/mo tentativo di fare il grande centro – afferma il segretario del Pd – perché si mette la parola grande davanti ma poi ci si accorge che è piccolo, residuale». «Il bipolarismo è in Europa e in tutto il mondo – spiega Franceschini – noi non possiamo tornare indietro e non vorrei che un giorno scoprissimo che il bipolarismo è stato creato attorno a Berlusconi e contro di lui». Franceschini ribadisce, come già altre volte, che un conto è fare alleanze programmatiche, un conto è ripercorrere vecchi modelli, come quelli già visti, «che vanno da Mastella a Diliberto, da Dini a Pecoraro Scanio».

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