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Cala la fiducia in Berlusconi, cresce il Pd

Altri tre punti in meno. Silvio Berlusconi raggiunge il suo minimo storico da quando è ritornato a Palazzo Chigi. Il sondaggio mensile sulla fiducia di Ipr Marketing per Repubblica.it dice che 52 cittadini su 100 hanno molta o abbastanza fiducia nel presidente del Consiglio, mentre 45 ne hanno poca o nessuna e tre sono senza opinione. Solo un mese fa, a febbraio la fiducia toccava il 55%.

Altri tre punti in meno. Silvio Berlusconi raggiunge il suo minimo storico da quando è ritornato a Palazzo Chigi. Il sondaggio mensile sulla fiducia di Ipr Marketing per Repubblica.it dice che 52 cittadini su 100 hanno molta o abbastanza fiducia nel presidente del Consiglio, mentre 45 ne hanno poca o nessuna e tre sono senza opinione. Solo un mese fa, a febbraio la fiducia toccava il 55%.

Perde altri due punti anche il governo che scende a quota 44% di “fiduciosi” contro il 52% che esprimono un giudizio negativo. Tra i partiti, fermo il Pdl (48% di “sì”) sale di un punto l’Idv (41%) e di 2 la Lega Nord (33%). Ma soprattutto, dopo alcuni mesi di picchiata, la cura Franceschini sembra rivitalizzare il Pd che riprende 4 punti. Tra i ministri, bene Maroni e Bossi, male Matteoli e Tremonti.

Il premier. Nel maggio 2008 (primo di dieci sondaggi) il premier toccava quota 53% di “fiduciosi”. Poi, una marcia trionfale fino al 62% dello scorso ottobre. Da lì, sotto i colpi della crisi, Berlusconi ha visto “appannarsi” il suo carisma: 4 punti in meno a novembre, poi uno stop e altri sei punti perduti dall’inizio dell’anno. In dieci mesi, il premier ha perso un notevole gruzzolo di fiducia: 10 punti percentuali. E per la prima volta scende sotto il dato di partenza: come dire che, per la prima volta gli elettori esprimono un tasso di fiducia inferiore a quello che avevano al momento delle elezioni.


Il governo. Perde, dunque, il premier, ma resta comunque sopra il 50% di giudizi positivi. Il trend del governo, invece, è decisamente negativo. Per il terzo mese consecutivo, infatti, la fiducia nell’esecutivo (che aveva toccato quota 54% in ottobre) resta sotto quota 50% e scende fino al 44%. Ma per la prima volta, i cittadini che danno un giudizio negativo in termini di fiducia sono diventati maggioranza assoluta passando dal 49% al 52%, mentre il 4% non esprime un giudizio.

I ministri. Come quasi sempre è accaduto in questi mesi, in testa alla lista dei ministri, c’è Roberto Maroni (Interni) con un tasso del 60% di fiduciosi. E Maroni è anche l’unico che tocca quota 60%. Lo seguono, Angelino Alfano (Giustizia) a quota 59%, Bossi e Sacconi a quota 57%. Il leader leghista guadagna in un solo colpo cinque punti (dodici negli ultimi tre mesi) dando la sensazione che la relativa autonomia delle sue posizioni finisca per pagare in termini di consenso. Nel complesso, sono sette (su ventuno) i ministri che migliorano il loro punteggio. Oltre ai già citati, avanzano: Brunetta (2 punti), Scajola (1), Carfagna (2) e, in particolare, Gelmini (3). Perdono, invece, i responsabili di sei dicasteri: Tremonti (-2), Frattini (-2), Matteoli (-4), Bondi (-2), Fitto (-1). Gli altri otto sono fermi. All’ultimo posto c’è Elio Vito con un tasso di fiducia del 33%.

I partiti. Il dato più evidente è la risalita (4 punti) del Pd. Evidente l’effetto Franceschini. I democratici restano ancora all’ultimo posto sotto quota trenta (29% di fiduciosi), ma tornano al livello dello scorso ottobre, a nove punti dal loro massimo (38%) toccato a maggio. Fermi l’Udc (30%) e il Pdl (48%, lontano dai vertici del 54% di ottobre). Salgono la Lega Nord (33% più tre punti) e l’Idv (di uno) a quota 41%.

 

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