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Brachino: «Mi scuso con Mesiano e lo aspetto in studio»

«Chi mangia fa molliche. Il servizio sul giudice RaimondoMesiano, andato in onda giovedì scorso, non è stato un capolavoro. Di questo me ne assumo tutte le responsabilità. Mi scuso quindi con Mesiano e mi impegno a non trasmettere più quelle immagini. Io non ho alcuna paura di scusarmi».

«Chi mangia fa molliche. Il servizio sul giudice RaimondoMesiano, andato in onda giovedì scorso, non è stato un capolavoro. Di questo me ne assumo tutte le responsabilità. Mi scuso quindi con Mesiano e mi impegno a non trasmettere più quelle immagini. Io non ho alcuna paura di scusarmi». Così il direttore di Videonews, Claudio Brachino, torna sulla vicenda al centro delle polemiche, cioè il servizio sul giudice Mesiano trasmesso da Mattino 5 firmando un pezzo su Il Giornale. Brachino reagisce agli «insulti» che gli sono piovuti addosso, e definisce «inaccettabile» la reazione di Repubblica. In più invita il giudice a venire in trasmissione affinchè possano essere a lui rivolte tre domande.

LE DOMANDE – Brachino è intervenuto a Mattino 5 durante la rubrica «Controcanto». Ha preferito leggere un testo, rinunciando alla sua consuetudine di parlare a braccio. «Faccio alcune doverose precisazioni – ha esordito -, siccome nel weekend abbiamo ricevuto una valanga di critiche si si accettano a differenza degli insulti. Chi mangia fa molliche, dicevano i vecchi giornalisti. Questo significa che tra i tanti servizi trasmessi da una testata, ci si concentra su quelli un po’ più sfortunati. E il servizio andato in onda giovedì scorso non appartiene certo alla categoria dei capolavori. E me ne assumo come direttore tutte le responsabilità». Sul merito di un singolo servizio – ha aggiunto Brachino – si può discutere all’infinito. Questo fa parte della libertà di critica come fa parte della libertà di stampa criticare un magistrato. Alcuni termini usati nel testo hanno offeso Mesiano. Io mi scuso con lui. A me le scuse non fanno paura. Per me, la sensibilità di una persona viene prima del ruolo sociale e delle discussioni sul diritto di cronaca e del diritto alla privacy. Mi impegno quindi a non trasmettere più quelle immagini». Il direttore ha invitato però anche le voci critiche a fare lo stesso: il riferimento è alle reti Sky e a Raitre, che esprimono il loro dissenso ritrasmettendole continuamente, «trasformando così il rimedio in qualcosa di più grave della malattia».

LE STRAVAGANZE – Brachino in diretta a Mattino 5 ha precisato che non c’è stato alcun pedinamento, spiegando come quel servizio ponesse una domanda: «la cosiddetta promozione a orologeria del giudice Mesiano, a pochi giorni dalla sentenza sul lodo Mondadori, era davvero per indiscussi meriti professionali?». In più, il direttore di Videonews ha sottolineato la rilevanza del magistrato come personaggio pubblico e per questo ha trasmesso le immagini che lo riprendono in alcuni momenti della sua vita quotidiana. Non c’è però – ha precisato Brachino – alcuna valutazione politica nè giuridica, così come non sono stati usati «epiteti infamanti». Resta quella che il direttore ha definito una semplice battuta, quando vengono definiti stravaganti gli ormai famosi calzini azzurri. È qui Brachino ha rinviato al dizionario di lingua italiana Zanichelli, dove stravagante sta anche per originale. Poi l’attacco a Repubblica: «è inaccettabile la reazione di questo giornale. Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier con ospiti internazionale colti in frangenti in cui non si poteva neanche discutere del colore dei calzini. E non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini del bagno della residenza romana del presidente del Consiglio rubate con un telefonino?». Brachino, al termine del suo editoriale, ha invitato il giudice Mesiano in studio per potergli presentare le proprie scuse e contestualmente rivolgergli tre domande: «la promozione è meritata o è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e indipendenza? È vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non «stravagante» decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?».

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