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Bondi, domani voto

Bondi, domani voto camera su mozione sfiducia (Ansa)

Il voto sulle mozioni di sfiducia individuale nei confronti del ministro Sandro Bondi si terra’ domani pomeriggio nell’Aula di Montecitorio. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo della Camera che ha convocato la seduta a partire dalle ore 16 con le dichiarazioni di voto. Il voto finale dovrebbe esserci circa un’ora dopo.

AULA DISCUTA RUOLO FINI; PRESIDENTE RESPINGE – Il Pdl, come gia’ la Lega, chiede che l’Aula di Montecitorio discuta sul ruolo di Gianfranco Fini, ma il presidente della Camera respinge nuovamente la richiesta. Sede del confronto e’ stata la conferenza dei capigruppo, dove il Pdl, con Fabrizio Cicchitto, ha rinnovato la richiesta di un dibattito alla Camera sul doppio ruolo, politico e istituzionale, del Presidente dell’assemblea. La richiesta, gia’ avanzata dalla Lega alcune settimane fa, e’ stata nuovamente respinta durante la capigruppo di Montecitorio da Gianfranco Fini. La motivazione e’ la medesima data a suo tempo alla Lega e cioe’ che la conferenza dei presidenti di Gruppo non e’ la sede deputata per un dibattito di questo tipo, che e’ invece competenza della Giunta per il regolamento.

BONDI: NO A RINVIO, BASTA GIOCARE CON DIGNITÀ PERSONE  – ”Un ulteriore rinvio della mozione di sfiducia che mi riguarda sarebbe intollerabile. C’e’ un limite anche a giocare con la dignita’ delle persone per squallide ragioni di interesse politico”. Cosi’ il ministro della Cultura Sandro Bondi dice no all’ipotesi del rinvio della mozione di sfiducia nei suoi confronti a causa delle assenze per un concomitante Consiglio d’Europa.

CASINI: GOVERNO PDL SENZA PREMIER  – Dentro al Pdl “ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo “senza”, ma non “contro”, Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale. Al di là di quel che dicono tutti i giorni in tv, credo che nel Pdl siano in tanti a pensarla così. Sarebbe una via d’uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni”. E’ quanto afferma alla Stampa Pierferdinando Casini spiegando che “se nasce un altro governo, i responsabili non sarebbero solo quelli che si sono costituiti in gruppo. Ci saremmo anche noi”. Casini precisa che “non è il caso Ruby che cambia qualcosa, ma la reazione di Berlusconi che addirittura evoca il tentativo di un colpo di Stato”. Per questo chiede che il Cavaliere si spieghi “come fece Clinton con Lewinsky”. “Quando le cose si chiariscono – spiega – i giudizi diventano più razionali”. D’altronde, osserva Casini, “Berlusconi non può credere di convincere l’opinione pubblica che Ruby sia una santa e che i magistrati che indagano su un caso di prostituzione minorile che lo coinvolge meritino addirittura una “punizione”. Ma per chi ci ha preso?”. In caso di urne, Casini assicura che quelli del Terzo Polo sono “prontissimi” mentre su eventuali accordi elettorali con il Pd afferma: “Se si va al voto, ci saranno stavolta tre aree e tre scelte possibili per gli elettori: destra, centro e sinistra. Eventuali intese si vedranno al momento opportuno. Ieri Veltroni ha parlato con grande equilibrio e serietà e ha bocciato ancora una volta l’idea di una sinistra che sceglie di imbarcare tutto e il contrario di tutto. Bersani sa come la penso. Un dialogo proficuo richiede scelte chiare dal Pd”.

 BAGNASCO: GENTE SGOMENTA, ALLA POLITICA SERVE SOBRIETA’  – Aveva promesso di toccare il caso Ruby e lo ha fatto. Senza mai pronunciare il nome della ragazza, senza mai pronunciare il nome di Berlusconi. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha mantenuto l’impegno e nell’intervento con cui ha aperto ieri Consiglio episcopale permanente ha lanciato un monito chiaro: ”La collettivita’ – ha detto Bagnasco – guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale”. E ancora: ”Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrieta’ e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine”.

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