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Bio-testamento, prove di dialogo

Prove di dialogo sul testamento biologico. Dopo le perplessità emerse anche in seno al centrodestra e dopo gli appunti della commissione Affari costituzionali, il Pdl ha riformulato il disegno di legge presentando due emendamenti sul testamento biologico e dichiarandosi disposto ad accogliere alcuni emendamenti dell'opposizione, nell'ottica di «uno sforzo per arrivare a un testo condiviso» da presentare in aula il 18 marzo.

Prove di dialogo sul testamento biologico. Dopo le perplessità emerse anche in seno al centrodestra e dopo gli appunti della commissione Affari costituzionali, il Pdl ha riformulato il disegno di legge presentando due emendamenti sul testamento biologico e dichiarandosi disposto ad accogliere alcuni emendamenti dell’opposizione, nell’ottica di «uno sforzo per arrivare a un testo condiviso» da presentare in aula il 18 marzo. Il Pd d’altro canto riconosce in un certo senso le dichiarate «aperture» ma si riserva, con Dorina Bianchi, capogruppo del Partito democratico in commissione Sanità al Senato, di verificare se le aperture siano «formali o sostanziali». Adesso la palla passa proprio all’opposizione, che entro mercoledì sera alle 20 dovrà presentare i propri subemendamenti, che saranno votati in commissione a partire da giovedì mattina.

LE MODIFICHE – Il relatore del ddl sul testamento biologico, Raffaele Calabrò (Pdl), ha presentato, nella seduta di mercoledì mattina in commissione Sanità del Senato, i due emendamenti annunciati già martedì. Un emendamento sostituisce i primi articoli del testo base da lui stesso messo a punto (quelli denominati «tutela della vita e della salute», «divieto di eutanasia e di suicidio assistito», «divieto di accanimento terapeutico») con un nuovo articolo dal titolo «tutela della vita e della salute» che, tra le altre cose, reintroduce le cure palliative (che originariamente erano state respinte nel vaglio di ammissibilità degli emendamenti). Il secondo emendamento (sostitutivo dell’articolo 10) istituisce invece il registro nazionale delle dichiarazioni anticipate di trattamento (che verranno inserite in un archivio unico informatico presso il ministero della Salute) e sostituisce la norma che obbligava alla registrazione delle Dat presso un notaio. Con l’emendamento Calabrò ora le disposizioni di fine vita potranno essere compilate, per chi lo vorrà, presso il medico curante e registrate in uffici “ad hoc” presso le Asl per poi essere trasmesse telematicamente al registro unico del ministero.

«NO A CURE SPORPORZIONATE» – La legge – è questo un passaggio-chiave dell’emendamento sostitutivo dei primi tre articoli (il testo Calabrò ora si riduce a 8 articoli)- «garantisce che in condizioni di morte prevista come imminente, il medico possa astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura».

«TUTTA QUESTA APERTURA NON LA VEDO» – Esprime perplessità l’esponente del Pd Donatella Poretti, segretario della commissione Sanità del Senato, secondo la quale condensare tre articoli in uno solo «farà decadere tutti gli emendamenti relativi a quegli articoli. In questo modo Raffaele Calabrò non solo fa una mossa anti-ostruzionismo, – per la Poretti – ma impone un modo di lavorare che non è dei migliori e dei più sereni». «Ora saremo costretti – spiega l’esponente del Partito democratico – a riconvertire tutti gli emendamenti sugli articoli 1, 2 e 3 del ddl sul testamento biologico in emendamenti a un nuovo e unico articolo. Senza contare che abbiamo avuto materialmente il testo degli emendamenti solo a fine seduta». «Tutta questa apertura non la vedo – conclude Poretti entrando nel merito dei due nuovi emendamenti -. Mi sembra che si continui a fare un manifesto ideologico in un articolo solo anziché in tre. La vera apertura sarebbe stato dire che le volontà della persona devono essere vincolanti per il medico».

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