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Berlusconi: “Contro le proteste faremo intervenire le forza dell’ordine”

Non permetteremo che vengano occupate scuole e università. Silvio Berlusconi usa parole dure durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi congiunta con il ministro Gelmini. «È una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule». Poi una nota di colore: «Sono sempre stato uno studente modello, diligentissimo, non ho mai manifestato e ho avuto sempre degli insegnanti esemplari». Maroni conferma l'incontro con il premier: «Alle 17 incontrerò Silvio Berlusconi e ne discuteremo». Dichiarazioni che comunque non fermano le occupazioni, che anzi si intensificano in tutta la penisola, e fanno dire a Veltroni: «Proteste così ampie e diffuse dovrebbero portare il governo a ritirare il decreto».

Non permetteremo che vengano occupate scuole e università. Silvio Berlusconi usa parole dure durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi congiunta con il ministro Gelmini. «È una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule». Poi una nota di colore: «Sono sempre stato uno studente modello, diligentissimo, non ho mai manifestato e ho avuto sempre degli insegnanti esemplari». Maroni conferma l’incontro con il premier: «Alle 17 incontrerò Silvio Berlusconi e ne discuteremo». Dichiarazioni che comunque non fermano le occupazioni, che anzi si intensificano in tutta la penisola, e fanno dire a Veltroni: «Proteste così ampie e diffuse dovrebbero portare il governo a ritirare il decreto».

«NON CI SARANNO TAGLI» – Quello del ministro Gelmini è «un semplice decreto, non una riforma» spiega il premier, assicurando che non ci saranno tagli alla scuola e che anzi gli stipendi degli insegnati più meritevoli saranno aumentati di 7mila euro l’anno: «Non faremo nessun taglio alla scuola pubblica, il nostro provvedimento è a lungo periodo ed estenderà i suoi effetti in tre anni». In merito al progetto di classi separate per gli stranieri, Berlusconi chiarisce che è un provvedimento dettato «non dal razzismo, ma dal buonsenso». Poi un attacco all’opposizione, accusata di «dire troppe falsità»: «La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. È falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over. La sinistra tenta di costruire un’opposizione di piazza».

«MAESTRO PREVALENTE, NON UNICO» – «Un’altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole – ha aggiunto il premier -. Non è vero, noi pensiamo a una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo di centrosinistra. Per le comunità montane abbiamo previsto che un preside e un segretario possano occuparsi di due o più scuole con meno di 50 alunni». Un’altra questione ‘calda’ è quella del maestro unico e Berlusconi ne approfitta per bacchettare il suo ministro: «Ti sei sbagliata, non è maestro unico ma prevalente. È affiancato dall’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica».

«CATTIVA INFORMAZIONE» – Inoltre – ha spiegato il premier – «considerando una media di 21 alunni per classe, in cinque anni riusciremo ad avere quasi 6mila classi in più di tempo pieno. Non solo non c’e alcuna riduzione del tempo pieno ma è lapalissiano che passando da più insegnanti a uno possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno e quindi si possono aumentare del 50% la classi che possono usufruirne». Berlusconi ha poi attaccato l’informazione: «Portate i miei saluti e quelli del ministro Gelmini ai vostri direttori e dite che saremo molto indignati se non sarà pubblicato nulla di questa conferenza stampa» ha detto rivolto ai cronisti, mettendo in evidenza che sulla scuola «si sta facendo una cattiva informazione».

TRASPARENZA DEI BILANCI – Dal canto suo, il ministro Gelmini ha invitato ad abbassare i toni: «Il governo da sempre è aperto al confronto. Sulla natura della protesta è chiaro che la sinistra ha scelto la scuola e l’università come terreno di scontro». Il ministro ha poi annunciato che nelle prossime settimane presenterà «un progetto per le università», chiedendo «da subito la trasparenza dei bilanci». «Ho avviato controlli in alcuni atenei che sono vicini al dissesto finanziario e che sono peraltro quelli dove le occupazioni sono più forti – ha spiegato -. Il tentativo di riversare sul governo la responsabilità di una cattiva gestione che oggi raggiunge il livello di guardia è smentito dai fatti. Quindi cerchiamo di mettere le carte in tavola, di giocare a carte scoperte».

«BERLUSCONI COME BAVA BECCARIS» – Le parole del premier scatenano le reazioni dell’opposizione. «Avviso a “Bava Beccaris-Berlusconi” – dice provocatoriamente il segretario del Prc Paolo Ferrero -. Il presidente del Consiglio non provi a trasformare una libera e democratica forma di protesta sociale in un problema di ordine pubblico. Le forze dell’ordine il governo pensi ad usarle contro la criminalità organizzata che minaccia, uccide e scorrazza in un gran pezzo del territorio del Paese, non contro gli studenti, i professori e i ricercatori che non fanno altro che rivendicare i loro diritti». Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera: «Invitiamo Berlusconi a non fare il sergente di ferro e a mantenere l’equilibrio indispensabile per un presidente del Consiglio. Questo atteggiamento istiga al conflitto». Marina Sereni, vicepresidente dei deputati del Pd: «Le parole del presidente del Consiglio sono di una gravità inaudita. Le occupazioni mostrano un Paese reale che non crede alle bugie di questo governo e manifestano un malessere che dovrebbe essere compreso. La reazione di Berlusconi mette a nudo una vera e propria debolezza». Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base: «Berlusconi si mette l’elmetto in testa e sceglie la strada della repressione. È la stessa linea adottata dal ministro Sacconi che vorrebbe limitare ulteriormente il diritto di sciopero. Vogliono continuare a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone e togliere loro perfino gli strumenti democratici per difendersi da leggi inique».

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