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Battisti, mozione dall’Italia per l’estradizione

Continua il caso Battisti. ''Siamo molto soddisfatti che tutti i gruppi parlamentari della Camera abbiano condiviso una mozione unitaria per chiedere al Governo brasiliano la revoca dello status di rifugiato politico e l'estradizione di Cesare Battisti''. Lo dichiara il deputato del Pd, Giovanni Bachelet che insieme a Giuliano Cazzola (PDL),Carolina Lussana (Lega Nord), Silvana Mura (IdV), Ferdinando Adornato (UDC), Carmelo Lo Monte (MPA) e Ricardo Merlo (Gruppo Misto-Italiani all'Estero), piu' capigruppo, vicecapigruppo e un centinaio di deputati di tutti i gruppi parlamentari, hanno presentato stasera una mozione sul caso Battisti che riassume e assorbe in se', sostituendole, le mozioni presentate in precedenza dai singoli gruppi a seguito della mozione Cazzola.

Continua il caso Battisti. ”Siamo molto soddisfatti che tutti i gruppi parlamentari della Camera abbiano condiviso una mozione unitaria per chiedere al Governo brasiliano la revoca dello status di rifugiato politico e l’estradizione di Cesare Battisti”. Lo dichiara il deputato del Pd, Giovanni Bachelet che insieme a Giuliano Cazzola (PDL),Carolina Lussana (Lega Nord), Silvana Mura (IdV), Ferdinando Adornato (UDC), Carmelo Lo Monte (MPA) e Ricardo Merlo (Gruppo Misto-Italiani all’Estero), piu’ capigruppo, vicecapigruppo e un centinaio di deputati di tutti i gruppi parlamentari, hanno presentato stasera una mozione sul caso Battisti che riassume e assorbe in se’, sostituendole, le mozioni presentate in precedenza dai singoli gruppi a seguito della mozione Cazzola.

Il testo e’ il seguente: ”La Camera, premesso che: la politica europea di contrasto diretto e indiretto e di repressione del terrorismo ha inizio, alla fine degli anni ’70, con la Convezione europea di Strasburgo, del Consiglio d’Europa del 27 gennaio 1977, ratificata in Italia con legge 26 novembre 1985, n. 719, a cui hanno fatto seguito numerosi altri atti ma soprattutto l’articolo K1 del Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, in materia di cooperazione di polizia ai fini della prevenzione e della lotta al terrorismo, (ora articolo 29 della versione consolidata del Trattato sull’Unione europea); la decisione quadro (2002/584/GAI), relativa al mandato d’arresto europeo (MAE) e alle procedure di consegna tra Stati membri prevede, in luogo dell’estradizione, l’adozione di una procedura di ”consegna semplificata” delle persone colpite da provvedimenti restrittivi della liberta’ emessi dalle autorita’ giudiziarie dei Paesi membri. In Italia il mandato di arresto europeo ha trovato attuazione nel primo semestre 2005, in forza della legge n. 69 del 22 aprile 2005; proprio in questi giorni e’ tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache la vicenda di Cesare Battisti, ex leader dei Pac – i Proletari armati per il comunismo, un terrorista condannato in contumacia con sentenze definitive, pronunciate secondo le leggi della Repubblica italiana, all’ergastolo e ad un periodo di isolamento diurno, oltre che per banda armata, rapine, detenzione di armi, atti di violenza a mano armata (gambizzazioni), per ben quattro efferati omicidi: in due di essi (omicidio del maresciallo degli allora agenti di custodia, Antonio Santoro, Udine 6 giugno 1978; omicidio dell’agente Andrea Campagna, Milano 19 aprile 1979), egli sparo’ materialmente in testa o alle spalle delle vittime; per un terzo (Lino Sabbadiri, macellaio, ucciso a Mestre il 16 febbraio 1979) partecipo’ materialmente all’agguato facendo da copertura armata al killer Diego Giacomini; per il quarto (Pierluigi Torregiani, Milano 16 febbraio 1979) fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore; Cesare Battisti venne arrestato nel 1979 nell’ambito di un’operazione antiterrorismo e detenuto nel carcere di Frosinone, dal quale il 4 ottobre 1981 riusci’ ad evadere e a fuggire in Francia da cui poi si trasferi’ in Messico. Rientro’ a Parigi nel 1990 dove, poco tempo dopo, venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del Governo italiano. Nell’aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d’Accusation di Parigi lo dichiaro’ non estradabile. La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorita’ francesi il 30 giugno 2004; il Consiglio di Stato francese e la Corte di cassazione, con due successive decisioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Cesare Battisti alle autorita’ italiane. A seguito di tale provvedimento Cesare Battisti si rese latitante, lasciando la Francia e facendo perdere le sue tracce sino al suo arresto avvenuto a Copacabana, in Brasile, il 18 marzo 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del raggruppamento operativo speciale; l’ultimo ricorso, presentato da Cesare Battisti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, contro la sua estradizione in Italia, venne dichiarato dalla stessa Corte inammissibile nel dicembre del 2006 in quanto manifestamente infondato; con la legge di ratifica del 23 aprile 1991, n. 144, entrava in vigore, per una durata illimitata, il trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica federativa del Brasile, fatto a Roma il 17 ottobre 1989; con una decisione che i firmatari della presente mozione reputano opinabile sul piano giuridico perche’ in netto contrasto con quanto stabilito nel richiamato trattato Italia-Brasile e eticamente discutibile perche’ offende la memoria delle vittime del terrorismo, i loro familiari e il Popolo italiano tutto che vede cosi’ stravolti i principi democratici di giustizia e certezza della pena, in data 13 gennaio 2009, il Ministro della giustizia del Brasile, Tarso Genro, ha concesso lo status di ”rifugiato politico” a Cesare Battisti con la motivazione di ”timori di persecuzione politica” al rientro di Cesare Battisti nel nostro Paese, stracciando di fatto non solo gli accordi in essere con lo Stato italiano in materia di estradizione ma rinnegando tutte le diverse pronunce delle Corti europee e internazionali che piu’ volte si sono espresse in favore dell’estradizione in Italia del Battisti. Tutto cio’ ha suscitato unanime sdegno e riprovazione del Governo italiano e del Presidente della Repubblica italiana, che, con ”rammarico e stupore”, nel difendere le garanzie del nostro Ordinamento Giuridico, ha scritto al Presidente della Repubblica federativa del Brasile rendendosi interprete di quella ”vivissima emozione e della comprensibile reazione che la grave decisione ha suscitato nel Paese e tra tutte le forze politiche italiane”; la decisione sullo status di rifugiato politico concesso a Cesare Battisti, assunta in maniera isolata dal Ministro della giustizia, Tarso Genro, ancor prima della conclusione del giudizio sulla richiesta di estradizione, e’ in palese contrasto con la decisione del Comitato nazionale per i rifugiati del Brasile che sulla concessione ditale status gia’ si era espresso negativamente; la decisione del Ministro della giustizia del Brasile ha scatenato polemiche all’interno dello stesso Governo del Brasile, tanto che il Tribunale Supremo Federale ha bloccato la scarcerazione di Cesare Battisti, contestando la ricostruzione del Ministro della giustizia e giudicandola, difatti, ”un atto isolato”, impegna il Governo: ad adottare ogni opportuna azione utile per la tutela del proprio ordinamento giuridico in sede internazionale, perseguendo e potenziando gli interventi gia’ intrapresi dal Governo sul piano delle relazioni diplomatiche, economiche e commerciali, al fine di richiamare il Governo della Repubblica federativa del Brasile al rispetto dei trattati internazionali sottoscritti in materia di estradizione e, dunque, invitare il Governo del Brasile ad operare immediatamente per la revoca dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti, concedendo l’immediata sua estradizione, affinche’ possa scontare in Italia la pena a lui comminata per i reati commessi; a rafforzare gli strumenti di cooperazione internazionale per la lotta al terrorismo e alla criminalita’ organizzata, sia in ambito europeo, trattando con paragonabile energia casi analoghi a cominciare da quello di Marina Petrella, sia attraverso una piu’ ampia e fattiva collaborazione con i Paesi extra-europei in materia di sviluppo di iniziative volte a favorire l’armonizzazione e la reciprocita’ degli ordinamenti giuridici”. 

 Federica Daniele

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