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Bye bye Unione Europea

 di Lino Lavorgna*

Ieri, 17 marzo, durante una conferenza stampa tenutasi a Copenaghen, i dirigenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Hans Kluge, Richard Pedoby e Dorit Nitzan, riferendosi all’emergenza planetaria causata dal covid 19, si sono profusi in una lunga sequela di elogi e apprezzamenti per il nostro paese, che si possono sintetizzare con la seguente frase: “L’Italia sta facendo molto bene ed è un modello per l’Europa”.

Analoghi riconoscimenti stanno giungendo, ufficialmente e indirettamente, in virtù dei provvedimenti adottati, da quasi tutti gli stati del mondo. Significativo il cambio di rotta che si sta registrando in Inghilterra e negli USA, dopo le demenziali dichiarazioni di Boris Johnson e quelle non meno gravi di Donald Trump.

L’attuale situazione, pertanto, mi induce a scrivere una lettera aperta soprattutto ai leader politici europei e ai tecno-burocrati di Bruxelles.

“Gentili Signori, grazie per i vostri apprezzamenti, ma non è il caso che vi disturbiate: i complimenti superflui danno fastidio a chi li riceve. Che senso ha, per esempio, dire a Messi e Ronaldo che sono degli eccellenti giocatori di pallone? Di sicuro non  risponderanno “grazie, lo sappiamo già”, ma solo per educazione.

Avrebbe senso, invece, dare certe cose per scontate e regolarsi di conseguenza! Quanti errori avreste evitato! E la disumana portata dei vostri errori oggi non sfugge a nessuno. Anche i più somari tra voi sanno bene che, al di là di tutte le manchevolezze registrabili nel mio paese, alla prova dei fatti, nessun essere umano, ovunque abiti, può mettere sulla bilancia quel retaggio ancestrale che caratterizza “lo spirito italiano” e fa la differenza proprio e soprattutto quando ve ne sia bisogno.

Ritengo superfluo ribadire la solita litania dei nostri innumerevoli primati, che ci riempiono il cuore di fierezza, o trascrivere i tantissimi nomi degli italiani eccellenti, di ieri e di oggi: sono cose risapute, anche da voi. Giusto en passant, tuttavia, solo per dare una minima valenza al famoso motto “repetita iuvant”, è appena il caso di ricordare che, mentre i vostri antenati ancora abitavano nelle caverne e si cibavano di carne cruda, a Roma già si creavano le basi di quella “civiltà” che avrebbe irrorato l’intera Europa. Con questo non vi dico che occorra sempre scattare sull’attenti qualora vi trovaste al cospetto di un italiano (ovviamente al netto dei deficienti e babbei che non mancano anche da noi, ci mancherebbe!), ma senz’altro sarebbe opportuno fare tesoro dell’occasione per imparare qualcosa.

Certo, economicamente ci state dominando grazie a reiterati giochi sporchi e vi comportate come meglio vi aggrada, lasciando affiorare la vostra natura e il grosso deficit evolutivo che vi pervade. Morite dalla voglia di farci fare la fine della Grecia, un po’ per ingordigia e un po’ perché vi farebbe tanto piacere, proprio per i limiti summenzionati. Beh, mi sa che dovete rinunciare ai vostri criminali disegni: questa emergenza planetaria, per certi versi, assomiglia a quella famosa nemesi che interviene nei momenti cruciali per mettere le cose a posto. Voi, mercanti d’Europa e politici asserviti, rappresentate il grande disordine, le scorie da smaltire,  ed è bene che vi apprestiate a lasciare il Tempio. Il mondo di domani non sarà più lo stesso e i primi cambiamenti riguarderanno proprio l’Europa, che dovrà essere guidata da persone in grado di allinearsi in fretta con la mutevolezza dei tempi e non da mezze cartucce aduse a parlare di cose che non comprendono, messe in posti chiave a casaccio, solo perché servizievoli nei confronti dei poteri più o meno occulti.

La morte dell’Unione Europea, secondo gli schemi a voi tanto cari, è già avvenuta e si attende solo che un medico legale l’attesti, senza alcun bisogno di effettuare l’autopsia, essendone ben chiare le cause.  Ora è tempo di pensare al futuro, lavorando sodo all’interno dei singoli stati: occorre arare  bene il terreno; estirpare la gramigna e fare in modo che non attecchisca più; seminare civiltà e cultura soprattutto tra gli adolescenti e i giovanissimi; impiantare solidi alberi; individuare bene quel poco che possa essere recuperato; riparare i guasti provocati da decenni di malapolitica; lasciare emergere le risorse migliori.  Occorrerà tempo, certo, ma è questa l’unica strada percorribile affinché si realizzi quel sogno che da tempo immemore è nei cuori dei giusti. Un sogno che si chiama “STATI UNITI d’EUROPA”, scritto in italiano, affinché sia chiaro a tutti che la grancassa, nell’Europa di domani, sia pure in un reale contesto di vera unione che rispetti le diversità, può e deve essere suonata da un solo stato: quello che state elogiando ora, magari a denti stretti.                                                 

*Presidente del Movimento politico “Europa Nazione”

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