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Bufera al Comune di Brusciano, il Consigliere Giacomo Romano: «Finita una politica fallimentare»

BRUSCIANO – E’ stato avviato dal prefetto di Napoli Marco Valentini lo scioglimento del consiglio comunale insediatosi al Comune di Brusciano nel 2018 a causa delle dimissioni di 14 consiglieri che hanno manifestato sfiducia nel Sindaco Giuseppe Montanile.

L’avvocato Giacomo Romano, Consigliere eletto all’opposizione nella lista “Rinascimento Bruscianese”, ha chiarito in un post-denuncia, la situazione amministrativa di Brusciano: «Mi auguro per il bene di Brusciano e dei bruscianesi che non si ripeta mai più una esperienza politica così fallimentare e mortificante come questa definita impropriamente politica perbene.

La diffidenza costante del sindaco verso la sua maggioranza politica, con atteggiamenti autoreferenziali ed autocelebrativi, ha da subito mortificato le prerogative del Consiglio e soprattutto dei consiglieri di maggioranza. Le difficoltà a comporre una Giunta sono state immediate. L’illusione di saper far tutto da parte del sindaco, si è scontrata con le legittime aspirazioni di una maggioranza vogliosa di voler dimostrare il proprio valore rimasto ancora inespresso.

Il non rispetto nei confronti della politica rappresentata in consiglio comunale, ha raggiunto subito livelli altissimi con la mancata costituzione delle commissioni consiliari permanenti, presenti in ogni comune d’Italia, tranne che a Brusciano. Le dimissioni dell’Assessore alla Cultura Giovanni Negri, mai degnamente sostituito, ha aperto un valzer di fughe mai visto prima, che ha lasciato Brusciano senza una guida in uno dei settori strategici della città. Ciò ha determinato lo svilimento dell’Ente Festa, il cui ruolo è stato sin da subito relegato a mero “incarichificio” senza che il suo Presidente ed i membri dello stesso ente abbiano mai avuto reale autonomia decisionale e gestionale.

Il risultato è stato scontato, le dimissioni del Presidente Antonio Cerciello e di alcuni membri come l’artista Pietro Mingione e il dottor Carmine Maritato, esausti e logorati dall’inconsistenza di un Ente mai decollato. A seguire le dimissioni degli Assessori Giuseppe Cinque e Lucia Casalvieri, in aperta polemica con i consiglieri di maggioranza mai difesi realmente dal Sindaco, hanno aperto uno squarcio mai ricomposto tra Montanile ed i suoi gruppi consiliari. Poi è stata la volta del vice sindaco Vincenzo Salvati, che, stanco delle divergenze enormi nel modo di vedere la vita e la politica, ha sbattuto la porta lasciando un ruolo importantissimo.

A seguire sono venute le dimissioni immediate del nuovo Vice Sindaco Carmine Guarino, esperto nel bilancio pubblico, vittima innocente delle incomprensioni tra la maggioranza ed il Sindaco. Così la gestione dell’igiene e sanità pubblica, ben impostata dall’Assessore Ciro Incoronato, ha avuta una brusca battuta d’arresto per la fuga dello stesso, costretto alle dimissioni dalle intemperanze dell’ex Sindaco Montanile.

L’aumento costante delle tasse, la riduzione drastica della qualità dei servizi, l’inconsistente capacità di ottenere finanziamenti, le enormi difficoltà di combattere l’evasione, la non conoscenza dei beni di proprietà del comune, l’ incapacità di garantire il pagamento dei fornitori sono solo alcuni dei rilievi fatti dal Collegio dei Revisori Contabili nella relazione al rendiconto di gestione del solo, e sottolineo solo, anno 2019.

Queste conseguenze hanno determinato la scelta dei consiglieri Pina Sposito e Rocco Travaglino, Domenico Piccolo, Domenico Ruggiero, Vincenzo Cerciello, Franca Falco, Antonio Sposito, Antonio Di Palma di lasciare l’ex sindaco perché giustamente accusato di essere incompetente ed illusoriamente tuttofare, lasciando la città nelle condizioni di forte disavanzo per dirla con i revisori contabili, ma in odore di dissesto secondo il mio modestissimo parere.

A loro, agli amici consiglieri della ex maggioranza, va la mia più sincera solidarietà per gli indegni attacchi ricevuti, al limite della querela, ben oltre la decenza politica, posti in essere dal sindaco. Questi consiglieri, “peccatori” per aver abbandonato l’ex Sindaco Montanile, sono stati oggetto di un inconsistente pseudo attacco politico, che di politica non ha proprio nulla, ma è solo colmo di volgarità e ingratitudine. Parlo proprio di ingratitudine, perché il sindaco dimentica che se non fosse stato solo per una delle liste che i consiglieri ancora oggi rappresentano, certamente il risultato delle elezioni del giugno 2018 sarebbe stato diverso. Con i se e con i ma la storia non si è mai fatta ed è giusto così. Ora però decretiamo il fallimento della “politica perbene” che passa alla storia per la politica del fallimento, della prevaricazione, dell’insulto e del dissento finanziario dell’ente».

Bruno Aiello

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