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Why Not, quando si intrecciano politica e giustizia

Why Not; il caso. Nella seconda metà del giugno 2007, alla luce di una gestione scandalosa del denaro pubblico, ha inizio l’inchiesta che prende il nome dalla società con sede a Lamezia Terme. Questa agenzia di lavoro interinale fornisce alla regione Calabria lavoratori specializzati nel settore informatico; a smascherare la truffa è una lavoratrice della stessa società, che dà inizio all’inchiesta, permettendo di individuare una lobby di potere trasversale appoggiata e tenuta insieme da una loggia massonica coperta chiamata “la San Marino”.

Why Not; il caso. Nella seconda metà del giugno 2007, alla luce di una gestione scandalosa del denaro pubblico, ha inizio l’inchiesta che prende il nome dalla società con sede a Lamezia Terme. Questa agenzia di lavoro interinale fornisce alla regione Calabria lavoratori specializzati nel settore informatico; a smascherare la truffa è una lavoratrice della stessa società, che dà inizio all’inchiesta, permettendo di individuare una lobby di potere trasversale appoggiata e tenuta insieme da una loggia massonica coperta chiamata “la San Marino”.

 

Gli indagati. Molti tra gli indagati sono appunto membri della loggia che, come rivelato dalle prime indagini, avrebbe inciso sulle scelte delle amministrazioni per l’assegnazione degli appalti e sull’utilizzo dei finanziamenti pubblici. Gli indagati sono 19 e i reati contestati variano dall’associazione a delinquere, alla corruzione, alla truffa, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti.

 

Il pm De Magistris il 18 giugno 2007 fa eseguire dai carabinieri 26 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati, segnando un punto di svolta nell’inchiesta. Pietro Scarpinelli, che figurava tra i 26 perquisiti, era persino consulente “non pagato”, come precisò all’epoca Palazzo Chigi, della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tra gli altri indagati sono presenti molti personaggi di spicco della politica italiana e negli atti dell’inchiesta ci sono anche alcune intercettazioni telefoniche in cui si evidenziano colloqui tra l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella e l’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria e perno imprescindibile dell’inchiesta. Tanto che Clemente Mastella ha chiesto che De Magistris fosse trasferito, ma il Csm ha rinviato l’applicazione del provvedimento a dicembre 2007. Il pubblico ministero e i suoi collaboratori infine, sono stati rimossi dall’incarico scatenando lo scalpore nazionale e l’intervento immediato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

Le ultime notizie. La guerra tra procure colma di avvisi di garanzia continua. La documentazione dell’indagine è stata sequestrata martedì 3 dicembre 2008 dai magistrati di Salerno a Catanzaro; allora la procura generale del capoluogo calabrese ha bloccato gli atti e ha iscritto sette magistrati campani sul registro degli indagati. Tutto ciò scaturisce dal presunto complotto verso De Magistris: i magistrati calabresi avrebbero ostacolato e annullato le inchieste del pm, che poi è stato trasferito a Napoli, nelle quali erano indagati, come già detto, l’ex ministro Mastella eGiorgio Napolitano l’ex premier Prodi; tale atto d’accusa mosso dalla procura di Salerno è contenuto in un decreto di 1700 pagine. Ma la procura di Catanzaro, «offesa» dall’azione della procura campana, ha risposto con una contro-inchiesta.

 

Giorgio Napolitano, che è anche presidente del Csm, è intervenuto più volte sulla vicenda e ha chiesto gli atti alla Procura di Salerno e ha affermato che questa è una «vicenda senza precedenti, con gravi implicazioni istituzionali».

 

Gianmarco Delli Veneri 

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