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Mancino: «Da Csm nessuna bocciatura»

Nel parere fortemente critico sulla riforma del processo penale espresso dalla Sesta commissione ci sono alcune «forzature che andranno eliminate» durante la discussione in plenum, dunque è opportuno il rinvio della discussione a giovedì prossimo deciso dall'assemblea di Palazzo dei Marescialli.

Nel parere fortemente critico sulla riforma del processo penale espresso dalla Sesta commissione ci sono alcune «forzature che andranno eliminate» durante la discussione in plenum, dunque è opportuno il rinvio della discussione a giovedì prossimo deciso dall’assemblea di Palazzo dei Marescialli. È il parere del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, secondo cui è necessario «approfondire le valutazioni espresse in Commissione, ma anche per distinguere il momento della formulazione del parere dal momento della risoluzione finale, che è quello della competente sede plenaria».

DIALOGO CON GOVERNO – Il termine “bocciatura”, usato dalla stampa, secondo Mancino rappresenta «un’indebita forzatura», mentre è corretto il commento del ministro Alfano, ovvero che si tratta solo di un parere. Il vicepresidente fa riferimento all’invito di Napolitano, che ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura di «non dilatare i propri spazi di intervento», e sottolinea che «dialogare con il governo è necessario». Per Mancino, comunque, «sarà giusto apprezzare molti suggerimenti contenuti nello schema di parere, perché sono rivolti a razionalizzare, a semplificare e a ridurre i tempi lunghi del processo penale».

IL PARERE DEL CSM – Nel documento della Sesta commissione si dice che il ddl Alfano viola almeno quattro principi costituzionali, a cominciare da quello sull’obbligatorietà dell’azione penale, e avrà effetti «devastanti» sull’«efficacia» delle indagini. E inoltre, «rafforzando la dipendenza della polizia giudiziaria dal potere esecutivo» e al tempo stesso «estromettendo il pm dalle indagini», potrebbe permettere al governo di controllare o quanto meno di condizionare l’azione penale. «Ciascuno deve fare il proprio lavoro e il Csm ha espresso il suo parere, c’è una drammatizzazione dei suoi pronunciamenti» aveva commentato il ministro della Giustizia.

 

 

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