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Il Csm riunito sul “caso Mesiano”

Le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi e quelle rilasciate da esponenti di centrodestra, oltre al video diffuso da Canale 5 del giudice Raimondo Mesiano, «destano allarmata preoccupazione» perché rischiano di «produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato, nell'esercizio della funzione giurisdizionale, in particolar modo allorquando si tratti di decidere controversie nelle quali siano parti, soggetti di rilevanza istituzionale ed economica».

Le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi e quelle rilasciate da esponenti di centrodestra, oltre al video diffuso da Canale 5 del giudice Raimondo Mesiano, «destano allarmata preoccupazione» perché rischiano di «produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato, nell’esercizio della funzione giurisdizionale, in particolar modo allorquando si tratti di decidere controversie nelle quali siano parti, soggetti di rilevanza istituzionale ed economica». Lo sottolinea il Csm nella delibera approvata dalla Prima Commissione sul caso Mesiano. Nel documento della Commissione si riportano le parole pronunciate dal premier in una trasmissione televisiva, quando disse di ritenere che il giudice Mesiano «di estrema sinistra» era stato «fortemente influenzato esternamente» e nella sua sentenza c’erano «le impronte digitali della Cir». Si ricorda anche la considerazione successiva di Berlusconi che presto sul magistrato milanese ne sarebbero venute fuori «delle belle». La commissione mette in relazione temporale quest’ultima dichiarazione con «l’illecita intrusione nella sfera privata del magistrato», con cui allude al video mandato in onda su Canale 5 in cui si definiva Mesiano «stravagante» anche per il fatto di indossare calzini turchesi. Quella intrusione, denunciano i consiglieri, «è avvenuta con tempi e modalità tali da attentare non solo all’ indipendenza ed autonomia di ogni singolo magistrato, ma anche e soprattutto alla credibilità della funzione giurisdizionale stessa. Tali condotte destano allarmata preoccupazione in considerazione del fatto che possono produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato nell’esercizio della funzione giurisdizionale». Nella risoluzione si fa anche riferimento alle parole pronunciate dai capigruppo del Pdl a Camera e Senato, che parlarono di «disegno eversivo». E si dice che «l’assunto di una magistratura giudicante che persegue finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l’assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini, oltre ad esser privo di fondamento, costituisce la più grave delle accuse ed integra, anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, un’obiettiva e incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati». Il testo sarà ora sottoposto al plenum.

MANCINO – Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ha riportato in aula il parere di Giorgio Napolitano: «Il presidente della Repubblica è consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda» ha dichiarato. «Ho informato Napolitano della scelta di trattare con procedura d’urgenza la pratica a tutela del giudice Raimondo Mesiano» ha detto Mancino aprendo i lavori del plenum. «Il presidente – ha aggiunto – si è mostrato consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda e del fatto che in base ad esse la pratica a tutela è stata aperta». Pratica che andrà «ovviamente trattata dal plenum – ha sottolineato ancora il vicepresidente – valutando la sussistenza dei presupposti richiesti dal regolamento interno». Mancino si è poi soffermato sul «clima che deve ispirare i rapporti tra politica e giustizia»; ed ha definito «opportuno il richiamo alle considerazioni di carattere generale e all’invito al reciproco rispetto ed al sereno confronto esposti dal capo dello Stato in più occasioni ed anche davanti al Csm». Mancino ha ricordato in particolare le parole pronunciate da Napolitano nella seduta del 14 febbraio dell’anno scorso, quando il capo dello Stato sostenne che «occorre prestare la massima cura e non superare il senso del limite e della responsabilità per ricreare un ‘giusto clima di rispetto, riservatezza e decoro intorno al processo’».

MEDIASET – Intanto, ha raggiunto le novanta firme il documento dei giornalisti e degli autori Mediaset sulla vicenda Mesiano. Domenica scorsa, un gruppo di giornalisti trasversale a tutte le testate aveva proposto una raccolta di firme all’interno del gruppo per prendere nettamente le distanze dal servizio andato in onda su “Mattino 5” giovedì 15 ottobre : il giudice veniva ripreso in momenti del suo privato e con gli ormai famosi calzini azzurri. “Striscia la Notizia” ha dato il proprio sostegno all’iniziativa dopo che Antonio Ricci, sin dal primo momento, aveva definito il servizio “una fesseria”. «Noi giornalisti e autori del gruppo Mediaset – è un passaggio del documento – prendiamo decisamente le distanze da questo modo di fare informazione. Non serve a nessuno e non ha senso voler piegare i giornalisti e il loro lavoro a logiche che nulla hanno a che fare con il mestiere, arrivando a produrre il servizio sul giudice Mesiano, che è stato definito dalla Fnsi un ‘pestaggio mediatico’».

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