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Giustizia, patto Berlusconi-Fini «Tempi brevi per i processi»

Due ore di faccia a faccia. Per parlare di giustizia. E stabilire l'agenda del governo sulla riforma dei processi. Alla fine del colloquio con Fini, Berlusconi appare soddisfatto: «È andata bene» dice il premier.

Due ore di faccia a faccia. Per parlare di giustizia. E stabilire l’agenda del governo sulla riforma dei processi. Alla fine del colloquio con Fini, Berlusconi appare soddisfatto: «È andata bene» dice il premier. Che non aggiunge altro. Poco dopo, tocca al presidente della Camera delineare, in un’intervista a SkyTg24, i punti del patto tra i due leader del Pdl. Fini annuncia innanzitutto che nei prossimi giorni sarà presentato un disegno di legge per garantire tempi brevi per i processi. «Il premier – ha assicurato il presidente della Camera – ha garantito stanziamenti in finanziaria» per il settore della giustizia. «Si è ragionato – ha spiegato Fini – sulla possibilità di presentare un ddl per definire tempi certi entro cui si deve svolgere il processo nei suoi 3 gradi. Nei prossimi giorni sarà presentato e sarà relativo alla definizione dei tempi del processo unicamente per gli incensurati». Il tempo massimo sarà «entro sei anni».

IMMUNITA’ – Niente «prescrizione breve», però. «Si tratta di un’ipotesi impraticabile» dichiara Fini, spiegando che l’idea è stata scartata per l’impatto che potrebbe avere su migliaia di processi. L’ex leader di An afferma poi che parlare di immunità parlamentare non è «uno scandalo». La terza carica dello Stato osserva: «Abbiamo in Italia un assetto di tipo legislativo originale. Mentre infatti i parlamentari nazionali non godono di alcuna immunità, quelli europei sì. Già questa considerazione dimostra che discutere dell’opportunità dell’immunità parlamentare non è un’ipotesi che deve destare scandalo«. Tuttavia, precisa Fini, «non deve essere impunità: bisogna garantire che vi sia per il potere legislativo la possibilità che la Costituzione definisce, cioè di agire in piena autonomia senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare e stabilire la verità dei fatti».

ELEZIONE DIRETTA DEL PREMIER – Fini annuncia poi che «tra le ipotesi di riforma c’è anche l’elezione diretta del capo dell’esecutivo, come in Francia o come era in Israele, non mi soffermerei su questi aspetti». «Non considero motivo di preoccupazione se il capo dell’esecutivo è eletto direttamente dal popolo – afferma Fini – è evidente però che ci vuole un contrappeso, ci vuole un rafforzamento del potere del Parlamento».

BERSANI E D’ALEMA – Il presidente della Camera parla anche del nuovo segretario del Pd, che secondo Berlusconi sarebbe già «partito male». «È stato eletto da poco e non si può certo giudicarlo per quello che ha detto – dice invece Fini – semmai lo si giudica per quello che farà». E la candidatura di Massimo D’Alema a “mister Pesc”? «Sarebbe per l’Italia una dimostrazione di grande prestigio a livello internazionale. D’Alema è un uomo che si rivelerebbe all’altezza di un compito molto, molto impegnativo».

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