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Se io fossi “Giuseppi”

(I veri marinai si vedono nel mare in tempesta)

 

Caro Presidente Conte,

basta aprire un qualsiasi dizionario per trovare chiare definizioni del concetto di “vergogna”: “profondo e amaro turbamento interiore che assale le persone per bene quando si rendono conto di aver fatto qualcosa di riprovevole”. Gli scellerati non provano mai vergogna, comportandosi male con piena consapevolezza del loro agire. Si può provare vergogna anche per le azioni altrui, delle quali non siamo responsabili, ma che indirettamente ci riguardano.

Chi scrive, per esempio, prova un profondo senso di “vergogna” per vivere in un paese nel quale a un bulletto da quattro soldi è stato permesso di diventare sindaco di una città, presidente di una provincia, capo di un partito, capo del governo, senatore, scegliere il Presidente della Repubblica, ministri, sottosegretari, importanti dirigenti della PA ed esercitare uno smisurato potere nella gestione degli affari di Stato, ovviamente esclusivamente nell’interesse di una cricca amicale e non del Paese. Non si può riconoscere nessun merito per siffatti brillanti risultati: un bullo resta sempre un bullo e la responsabilità delle sue azioni, pertanto, ricade esclusivamente su coloro che tutto ciò abbiano consentito.

Ora, tante persone che gli avevano tributato fiducia, con lo stesso  stupidotto atteggiamento di chi telefona ai ciarlatani che spopolano nelle televisioni private, leggendo carte e promettendo futuri rosei, si sono rese conto di aver preso (magari per l’ennesima volta) lucciole per lanterne e sono ritornate sui loro passi. Nondimeno, il bullo, avendo notato che il vento è cambiato, si è fatto un partitino tutto suo, guidando una piccola pattuglia di compagni di merende servizievoli e fedeli, come qualsiasi cortigiano che, senza un principe da servire, sarebbe “nessuno”.

Pur di far rumore e finire sui giornali, per dimostrare di contare ancora, anche in un momento delicato come questo rompe le scatole ogni giorno. Ricatta te e i tuoi ministri per esempio, minacciando di togliere la fiducia se non accontenti i suoi capricci e per ogni capriccio accontentato gongola come un bambino nella giostra di paese mentre s’ingozza di zucchero filato, gridando al mondo intero: “Avete visto quanto sono bravo?”.

Domani, per esempio, ha intenzione di ricattarti sul voto di sfiducia a Bonafede, chiedendo chissà cosa in cambio. Si può andare avanti in questo modo? Penso proprio di no.

Non entro nella vicenda “Bonafede” – almeno in questo contesto – perché il problema che intendo sollevare è un altro: come comportarsi degnamente al cospetto di un bullo scriteriato.

Nel pieno rispetto delle tue valutazioni, pertanto, ti dico cosa farei io.

Lo affronterei a viso aperto, dichiarando pubblicamente: “Egregio “bullo” (non scrivo il nome perché per antico retaggio educazionale rifuggo da qualsiasi termine si configuri come parolaccia) ora hai davvero rotto le scatole. Se proprio vuoi provocare una crisi di governo, accomodati pure. Io trovo semplicemente pretestuose e strumentali le tue esternazioni, non credo nella tua buona fede e te lo dimostro in modo tangibile. Andrò subito dal Presidente della Repubblica per comunicargli che intendo rimuovere dalla compagine governativa gli esponenti del tuo partitino, non potendomi più fidare né di te né di loro”.

Chiederei, quindi, la fiducia al Parlamento dopo la nomina dei nuovi ministri e vice ministri, chiamando ogni parlamentare ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, al cospetto di un Paese in piena crisi.

Dopo aver esposto le mie ragioni, caro Presidente, li guarderei in faccia a uno a uno, mentre in maggioranza pensano che votando la sfiducia se ne andranno a casa senza più speranza di rientrare! Tu cosa pensi farebbero? Io non ho dubbi in merito!

Lo so che per certe azioni occorre tanto coraggio, ma i veri marinai si vedono quando il mare è tempestoso. E credimi, le onde alte sono preferibili alla vergogna, soprattutto se uno riesce a rientrare nel porto alla grande, dopo averle dominate. Che soddisfazione!

Lino Lavorgna

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