venerdì, Maggio 24, 2024
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The Forgiven, il thriller con Jessica Chastain e Ralph Fiennes

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Ci sono film che hanno tutte le carte in regola per lasciare il segno e colpire nel profondo chi li guarda. Storie che sin dall’inizio partono con premesse ben precise, con elementi affabulatori capaci di tenere incollati migliaia di spettatori perché credibili e interessanti.

E poi ci sono film che narrano per il solo scopo di metterci di fronte uno spaccato di società spesso ai limiti. Nel caso di The Forgiven, il regista John Micheal McDonagh, decide di trasporre su grande schermo la vicenda narrata all’interno dell’omonimo libro scritto da Lawrence Osborne, traendone liberamente ispirazione.

Una coppia dell’alta borghesia viene invitata ad un party esclusivo organizzato da una coppia gay di loro amici stretti. Lo scenario è una villa, che appare quasi come una fortezza, circondata dalle lande desertiche del Marocco.

La fotografia inquadra uno spaccato di rara bellezza, restituendo quel paesaggio austero e allo stesso modo incantevole che viene offerto dal Marocco. Marito e moglie, in viaggio di notte per raggiungere la meta sperduta della festa, si perdono nella confusione di un’oscurità circondata da sabbia e strade che appaiono uguali tra loro.

Mentre discutono sulla via da imboccare davanti ad un bivio, spunta all’improvviso un ragazzo che viene travolto ed ucciso dalla loro macchina. Da qui, l’inizio di un percorso che porterà l’uomo e la donna a vivere due realtà completamente diverse tra loro, che molto faranno trasparire del loro modo di vedere le cose. Due interpreti d’eccezione, in questo film molto difficile da poter apprezzare, quali Ralph Fiennes e Jessica Chastain alle prese con due personaggi formalmente antipatici e tutto fuorchè umani.

Probabilmente questo è l’intento del regista, rendere un quadro di umanità appartenente all’alta borghesia, disinteressato, annoiato e snob. Ognuno di loro, permeato da uno spesso strato di indifferenza e onnipotenza, che trasuda fascismo e una certa ottusità di vedute, scorre in modo quasi passivo dinnanzi ai nostri occhi.

Tra un drink e una festa in piscina, questo svilente quadro di ricchi borghesi, trascorre le giornate nel deserto discorrendo del nulla, tra retorica e qualunquismo. E ne emerge davvero un ammasso indistinto e noioso di dialoghi, praticamente sviluppati sull’effimero, che portano lo spettatore in una perpetua distrazione dal focus.

Anche se ci si chiede se ci sia davvero un focus, un momento di epifania in questo film davvero piatto e monocorde. Certo è che, se l’intento era farci scontrare con l’abbruttimento del genere umano, l’impoverimento spirituale delle persone di oggi, il film colpisce perfettamente il bersaglio, portando all’auspicio di un’estinzione di massa.

Giada Farrace

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