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Istat: una famiglia su 5 è in difficoltà

Una famiglia su cinque ha difficoltà economiche crescenti e il 6,3% addirittura non riesce ad arrivare a fine mese. Lo scenario è tratteggiato dall'Istat nel Rapporto annuale 2008. Secondo l'Istituto di statistica, il 22% circa delle famiglie italiane è vulnerabile mentre il 41,5% si può definire «agiato». Nel dettaglio, l'Istat spiega che del 22% di chi ha problemi circa 2 milioni e mezzo di famiglie (il 10,4%) segnalano difficoltà economiche più o meno gravi e risultano potenzialmente vulnerabili soprattutto a causa di forti vincoli di bilancio.

Una famiglia su cinque ha difficoltà economiche crescenti e il 6,3% addirittura non riesce ad arrivare a fine mese. Lo scenario è tratteggiato dall’Istat nel Rapporto annuale 2008. Secondo l’Istituto di statistica, il 22% circa delle famiglie italiane è vulnerabile mentre il 41,5% si può definire «agiato». Nel dettaglio, l’Istat spiega che del 22% di chi ha problemi circa 2 milioni e mezzo di famiglie (il 10,4%) segnalano difficoltà economiche più o meno gravi e risultano potenzialmente vulnerabili soprattutto a causa di forti vincoli di bilancio. Spesso non riescono a effettuare risparmi e nella maggioranza dei casi non hanno risorse per affrontare una spesa imprevista di 700 euro. Sono la Sicilia (20,1% e la Calabria 17,1% le regioni dove è maggiore la frequenza di questo gruppo.

DIFFICOLTA’ – Circa 1 milione 330 mila famiglie (5,5%) incontra difficoltà nel fronteggiare alcune spese. La maggioranza di queste famiglie si è trovata almeno una volta nel corso del 2007 senza soldi per pagare le spese alimentari, i vestiti, le spese mediche e quelle per i trasporti. Dal punto di vista territoriale «le famiglie in difficoltà per le spese della vita quotidiana» risultano relativamente più diffuse nel Mezzogiorno. In particolare Sicilia 12,3%, Calabria 11,6 e Puglia 10,3%. Circa 1 milione e 500 mila famiglie (6,3%) denunciano, oltre a seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana, più alti rischi di arretrati nel pagamento delle spese dell’affitto e delle bollette, nonchè maggiori limitazioni nella possibilità di riscaldare adeguatamente la casa e nella dotazione di beni durevoli. Sono residenti al Sud, in Campania 15,1% e in Puglia 12,3%, mentre in tutte le regione del Centro-Nord rappresentano meno del 5% della popolazione di ciascuna regione. Altri dieci milioni di famiglie (il 41,5% del totale) invece mostrano livelli inesistenti o minimi di disagio economico. Si tratta di famiglie con redditi alti e medio-alti, più diffuse nel Nord del Paese, in particolare residenti in Trentino-Alto Adige e in Valle D’Aosta. Circa 8 milioni e 800 mila famiglie infine (il 36,3%) vivono in condizioni di relativo benessere. Si tratta prevalentemente di famiglie formate da adulti e anziani a reddito medio (concentrate soprattutto in Molise con il 39,4% e in Liguria 36,7%) e di altre più giovani a reddito medio e medio-alto, che hanno come problema quasi esclusivo il rimborso del mutuo. Sono diffuse nelle regioni del Centro e del Nord, in particolare in Lombardia con il 10%, e nelle Marche e in Toscana con il 9,7%.

OCCUPAZIONE – Le condizioni del mercato del lavoro in Italia «peggiorano a causa della crisi in atto». Per la prima volta dal 1995, infatti, la crescita degli occupati nel 2008, che sono aumentati di 183 mila unità rispetto al 2007, è risultata inferiore a quella dei disoccupati, saliti di 186 mila unità sempre rispetto all’anno prima. Lo scorso anno la disoccupazione è tornata a crescere dopo circa dieci anni di diminuzione, coinvolgendo in misura maggiore gli uomini. Il fenomeno ha interessato in particolare il Centro e il Nord-Ovest, anche se il Mezzogiorno si è confermata l’area con la maggiore concentrazione di disoccupati. Nel 2008, inoltre, gli occupati «standard», cioè a tempo pieno e con durata indeterminata, sono risultati circa 18 milioni; i lavoratori «parzialmente standard» (a tempo parziale e con durata non predeterminata) circa 2,6 milioni; gli atipici (dipendenti a termine e collaboratori) quasi 2,8 milioni. Per quanto riguarda gli atipici, evidenzia ancora il rapporto, quasi la metà – nello specifico un milione e 300 mila – sono presenti nel mercato del lavoro da più di dieci anni. Tratteggiato anche l’identikit del «disoccupato medio»: è un uomo di età compresa tra i 35 e i 54 anni che abita nel Centro-Nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria e che ha perso un lavoro alle dipendenze nell’industria.
Il mercato del lavoro evidenzia ancora una volta un divario strutturale tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche nel Mezzogiorno ci sono territori in controtendenza. I lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e con orario full time crescono nelle regioni settentrionali e centrali e nelle classi di età adulte, mentre diminuiscono tra i giovani fino a 34 anni e nelle regioni del Mezzogiorno.
Il 2008 è stato caratterizzato da segni negativi e rallentamenti in tutto il mondo del lavoro, tuttavia la flessione più forte degli occupati si è registrata nei settori nell’agricoltura e nell’industria in senso stretto, con la crescita del ricorso alla cassa integrazione, mentre aumentano lievemente nel terziario e solo al Nord i posti di lavoro nelle costruzioni.

REDDITO – L’Italia è anche uno dei paesi europei con «la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque è a rischio di vulnerabilità economica» sottolinea ancora il rapporto annuale dell’Istat, evidenziando che «rischi altrettanto elevati» si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei Paesi baltici. Il rischio di vulnerabilità riguarda, invece, soltanto una persona su dieci nei paesi scandinavi, nei Paesi Bassi, nella Repubblica Ceca e in Slovacchia. Questo si rileva particolarmente nelle regioni meridionali: nel 2007 risultano esposte al rischio meno dell’8% nel Nord-est, poco più del 10% nel Nord-ovest e nel Centro e circa una su tre nel Mezzogiorno.

IMPRESE – Il rapporto evidenzia anche come la crisi per le imprese italiane sia iniziata prima che in altre parti del mondo. Nei primi mesi del 2008, in fase ancora espansiva, la metà delle imprese esportatrici già mostrava una caduta rilevante del livello di export (-12,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un aumento delle esportazioni di circa il 10%. Nel primo bimestre 2009 però più di un’impresa esportatrice su quattro (circa 6.500 imprese) ha registrato incrementi delle vendite all’estero, nonostante la crisi.

URBANIZZAZIONE – L’Istat segnala come continui ancora l’espansione delle aree urbanizzate in Italia, tanto che ogni anno il cemento aumenta in media di 22 metri cubi per abitante. Molise, Puglia, Marche, Basilicata insieme al Veneto le regioni in cui la corsa all’edificazione è più accentuata. Il Rapporto spiega che quest’espansione si è verificata spesso «in assenza di pianificazione urbanistica sovracomunale». Tra il 2001 e il 2008, limitatamente alle regioni per le quali è già in corso il processo di perimetrazione delle aree urbanizzate – si legge nel rapporto -, la superficie edificata è aumentata in misura più consistente in Molise (18%) e in Puglia, Marche e Basilicata (il 12% e il 15%). In Veneto, che sià nel 1991 condivideva con la Lombardia il primato della regione «più costruita» d’Italia, le superfici edificate sono cresciute ancora del 5,4%, «approssimando situazioni di saturazione territoriale», segnala l’Istat. Con Lazio e Puglia – specifica ancora il rapporto – il Veneto è anche la regione dove in assoluto si è costruito di più, con oltre 100 chilometri quadrati di nuove superfici edificate.

IMMIGRAZIONE – Nel 2008 in Italia sono arrivati più extracomunitari che comunitari. Nel corso dell’anno, rende noto l’istituto nel rapporto, sono arrivati 274 mila stranieri extracomunitari, contro 185 mila comunitari. Questo è avvenuto, secondo l’Istat, per il concorso di due cause: il rilascio di un consistente numero di permessi di soggiorno che si sono accumulati nei periodi precedenti, da un lato, e il rallentato ritmo di incremento degli ingressi di neocomunitari, dall’altro. Dei 3 milioni e 900 mila stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2009, la comunità più presente è quella romena (780 mila).
Con quella degli italiani, cresce anche la disoccupazione straniera. Il tasso di disoccupazione della popolazione straniera in Italia nel 2008 è dell’8,5%, due decimi di punto in più rispetto al 2007. Sono 162 mila gli stranieri in cerca di lavoro nel 2008, 26 mila in più rispetto all’anno precedente.

SCUOLA – La crescita del numero degli stranieri nel nostro Paese ha cambiato anche il volto delle nostre classi scolastiche. Nell’anno scolastico 2007-08 gli alunni stranieri nelle scuole italiane arrivano a quota 574 mila, in aumento dell’87% rispetto al 2003/04; in questo periodo, l’incidenza degli alunni stranieri sul totale è passata da 3,5 a 6,4 studenti non italiani ogni 100 iscritti. La maggior presenza di studenti stranieri si registra nelle scuole primarie, sia in termini assoluti (218 mila) sia relativi (7,7 ogni 100 iscritti). Nelle scuole secondarie di secondo grado, invece, l’incidenza di alunni stranieri è più contenuta (4,3 ogni 100 iscritti), anche se la loro presenza è più che raddoppiata rispetto al 2003-04, quando rappresentavano soltanto il 2% degli iscritti.

 

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