La tutela coercitiva dell’obbligo di pagamento dell’assegno di mantenimento
15 Luglio 2016
A Napoli la presentazione del libro “Just Press Start(up) Dall’idea all’impresa”
17 Luglio 2016
Mostra tutto

Con la crisi finanziaria aumentano gli investimenti in arte

 

Il mercato è in continua ascesa e rappresenta ormai una buona alternativa per i risparmiatori

Nel termine stesso “crisi” è implicito etimologicamente il concetto di decisione, ovvero di incitamento a reagire nei confronti di un evento (sociale o individuale) che, avendo modificato in modo più o meno traumatico determinate situazioni di relativo equilibrio, ne determinano quelle connotazioni di pericolo ed instabilità comunemente recepite; non è dunque giustificata l’attribuzione a questo termine di un’accezione esclusivamente negativa. Anche in cinese esso è composto da due ideogrammi: “wei” (problema), e “ji” (opportunità) , che ne sanciscono una valenza positiva.

La crisi dunque come momento di transizione che può essere anche opportunità di crescita. Esistono vari tipi di crisi: in questo contesto ci interessano  quelle di carattere economico-finanziario che da decenni sono alla ribalta degli organi di informazione e dell’opinione pubblica; a tal proposito è inevitabile andare con la mente alla grande depressione del ’29, storico evento che al di là degli aspetti negativi di cui è inevitabilmente portatore, fu anche formidabile fucina di insegnamenti e valori che rivoluzionarono i concetti di mercato, libero scambio, lavoro e teorie economiche; da citare uno studio approfondito della crisi del ’29, effettuato dal famoso economista John Maynard Keynes nell’opera “La teoria generale dell’occupazione, dell’ interesse e della moneta”,  in cui si teorizza che la depressione nasce a causa della riduzione degli investimenti nell’economia con la conseguente riduzione della produzione dei beni strumentali ed ancora di portata storica il celebre new deal del neo eletto presidente americano  Franklin Delano Roosevelt tramite il suo piano di riforme economiche e sociali promosso tra 1933 e il 1937 , con il successivo grande rilancio dell’economia americana ed il conseguente impatto su quella mondiale; da non sottovalutare il ruolo della seconda guerra mondiale, che contribuì in maniera determinante in tale processo.
Successivamente, approssimandoci ai nostri anni, abbiamo assistito  a veri e propri stravolgimenti di natura politica ed economica  facenti capo ad un concetto che andava  prepotentemente affermandosi: la globalizzazione. Fenomeni  come la deregulation, originatasi  negli anni settanta con le teorie tra gli altri di  Friedman e Alfred E. Kahn e sostenuta da Ronald Reagan , l’apertura di enormi mercati come quelli cinese ed indiano, e l’immissione sul mercato finanziario di prodotti spazzatura (derivati, subprime eccetera) precedevano quella che venne definita la Grande recessione iniziata  a livello mondiale nel 2007, la quale doveva inevitabilmente colpire anche l’Italia, con la relativa crisi economica datata a partire dal 2008, argomenti questi il cui approfondimento (per altro auspicabile) esula dal contesto di queste brevi note.
Era inevitabile, dunque, che avvenimenti di tale portata influenzassero in maniera determinante scelte ed orientamenti  di quanti vogliono  proteggere i propri risparmi ed il legittimo desiderio di investimenti sicuri.
Come ben sappiamo uno dei principii generalmente ritenuto tra i più validi è quello della diversificazione; ai classici asset costituiti da oro ed immobili, c’è un’infinità di possibili scelte che variano a seconda della cultura, la sensibilità,  la passione e della disponibilità; tra queste una va affermandosi con un trend di crescita decisamente rilevante: l’investimento in arte.
L’arte, con i suoi record d’asta ed un mercato in continua ascesa, rappresenta ormai un’ottima alternativa per la diversificazione di un portfolio, a tal punto che sono stati creati ad hoc nuovi strumenti, come gli Art Fund (investitori istituzionali che acquistano opere d’arte di varia natura in base alle esigenze dell’investimento), gli Art Exchange (piattaforme che consentono di comprare e vendere le azioni in cui è stata suddivisa un’opera d’arte o un pacchetto composto da più opere , settore quest’ultimo in cui i cinesi fanno la parte del leone), ed infine l’istituzione di figure-chiave come l’art advisory bancario, una sorta di consulente specializzato nel “Private Banking”
Sono ormai all’ordine del giorno notizie di vendite straordinarie mentre prolificano pubblicazioni più o meno specializzate sull’argomento, ed i “numeri” al riguardo sono estremamente interessanti; ecco qualche dato: durante la  crisi finanziaria ed economica globale, le  vendite d’arte sono andate in forte controtendenza.
Nel 2013 Christie’s e Sotheby’s, due tra le più note case d’asta internazionali, hanno venduto opere per 13,4 miliardi di dollari, più che raddoppiando i  6,1 raccolti nel 2009.
Il primo semestre del 2014 è andato addirittura oltre, con un fatturato di 4,5 miliardi di dollari (+22% sul primo semestre 2013) mentre Sotheby’s andava da 2,5 a 3,1 miliardi con un aumento del 24%, ed il trand positivo continua senza interruzioni anche nei nostri giorni.
L’art banking, molto consolidato all’estero, sta evolvendosi anche in Italia, dove le banche straniere come Ubs, o Deutsche Bank da tempo offrono servizi di consulenza in merito, mentre le banche italiane, privilegiano la collaborazione di specialisti per i clienti che intendano consolidare il proprio patrimonio artistico.
“Arte e collezionismo sono strumenti efficaci di diversificazione dei propri investimenti. È questa la richiesta maggiore che negli ultimi anni ci giunge dai nostri clienti, che affianchiamo con una consulenza indipendente mirata a soddisfare e le aspettative e guidandolo nella scelte, per ridurre al minimo i rischi che un tale mercato, affrontato senza rete, comporta”, afferma Domenico Filipponi, responsabile Art Advisory del Private Banking Italy Network Unicredit.
Intesa Sanpaolo si avvale di professionisti esterni indipendenti in grado di valutare dal punto di vista artistico e finanziario gli investimenti, offrendo anche una serie di servizi collaterali ma di grande importanza come il trasporto di opere in Italia e all’estero con licenza di esportazione, restauro, magazzinaggio e custodia. Molto attivo anche il private banking del Monte Paschi di Siena con un efficace servizio di Art Advisory come si può evincere dal grafico (pubblicato da Il Sole 24 Ore, fonte Mps). Come si vede, quello dell’investimento in arte si può ritenere a tutti gli effetti un asset  class affiancabile con buona ragione ad altri asset del patrimonio, sia finanziari che immobiliari.
Interessante a tal proposito l’indagine svolta da “Il Sole 24 Ore” presso 12 istituti di credito nazionali e internazionali dalla quale emerge che tutti si avvalgono di veri e propri team di esperti come storici d’arte , esperti economici e legali  e di consulenti esterni come art advisor e specialisti delle case d’asta.  Il lavoro occorrente per la costituzione di collezioni d’arte degne di tal nome, è molto complesso , minuzioso e da un certo punto di vista , scientifico; gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici: essi vanno dalla schedatura di ciascuna opera e successiva catalogazione , alla valutazione con conseguente compravendita e, laddove necessario alla pianificazione ereditaria con la costituzione di fondazioni o trust.  Oltre al fondamentale contributo fornito dai consulenti cui abbiamo accennato, ci si può avvalere anche delle risorse online, grazie a siti specializzati come investimentidarte.eu, arsvalue.com., artprice eccetera. Inoltre  al citato indice Mps market si possono aggiungere altri strumenti di informazione specializzata: da rammentare gli indici AMR Art 100 in cui si evidenziano performance con rendimenti attorno a 7,5%.Indici fondamentali di riferimento sono: The Mei/Moses Art Index e l’Art Market Research: il primo fu creato nel 2001 dagli economisti newyorkesi Jian Ping Mei e Michael Moses; esso consiste in un metodo  scientifico di indicizzazione dei prezzi dell’arte , è considerato come uno dei dieci migliori indici del mondo e oggi viene preso come riferimento da importanti istituzioni finanziarie come AXA Group, Morgan Stanley, Fidelity, UBS, Citibank e Deutsche Bank. Il Mei/Moses Art Index viene  pubblicato sulle testate specializzate di tutto il mondo. Il secondo, l’ Art Market Research, è inglese; in esso viene dato risalto principalmente ai generi pittorici ed ai relativi artisti; gli AMR Index sono circa 500 e sono fondamentali per seguire i flussi del mercato dell’arte di tutto il mondo. Essi vengono oggi utilizzati da tutte le principali istituzioni artistiche e finanziarie .
Non di rado l’immaginario collettivo viene colpito da notizie di vendite iperboliche provenienti da risultati di aggiudicazione nelle grandi case d’asta; daremo qui di seguito alcuni esempi  significativi al riguardo.
Il dipinto “Silver Liz Silver Liz” – realizzato nell’anno 1963 da Andy Warhol fu battuto all’asta per 6,7 milioni di sterline nella sessione d’arte contemporanea di Christie’s da acquirente ignoto; il video di questo notevole  evento, della durata di oltre cinque minuti, è riportato in rete.
“Nù couche” (nella foto) di Amedeo Modigliani , realizzato nel 1917 dal pittore italiano, fu battuto per la cifra record di 170.4 milioni di dollari (158.4 di euro). a New York da Chistiès, ed acquistato da  Liu Yiqian, ex tassista cinese; l’esposizione di questo dipinto presso il gallerista Bertehe Weill a Parigi provocò uno scandalo tale da rendere necessario l’intervento della polizia per disperdere la calca formatasi innanzi alla vetrina ove era collocato; ed ancora Abstraktes Bild (809-4) di Gerhard Richter – (19949 ,  fu acquistato dal musicista Eric Clapton nell’ottobre 2012 presso Sotheby’s  a Londranel 2011 per 3.4 milioni di dollari e successivamente ceduto  per 21.3 milioni di sterline con tasso annuo di investimento pari al 23%! Secondo Art Investment, 100 € investiti in arte nel 2000, in 7 anni sono diventati 157 €. con un rendimento che per l’arte contemporanea può arrivare addirittura al 9.8%.
In assoluto, ad oggi, il quadro più pagato al mondo è  “I giocatori di carte” (1890-1895) di Paul Cézanne, acquistato il 4 febbraio 2012 dalla famiglia reale del Qatar per 250 milioni di dollari, superando quasi del doppio il precedente record  di 140 milioni di dollari spesi dal messicano David Martinez per l’opera N. 5 1948 di Jackson Pollock.  A questi esempi se ne potrebbero aggiungere moltissimi altri, altrettanto eclatanti; come si può notare essi fanno riferimento a protagonisti dell’arte ormai storicizzati, che ben difficilmente potranno arrecare “dispiaceri” agli investitori.
Occorre, però, porre in rilievo che non necessariamente si deve giungere a livelli così stratosferici per gli investimenti in arte; essi possono essere effettuati anche con cifre decisamente inferiori, puntando su artisti emergenti; a maggior ragione in tal caso occorrono però cautela e prudenza, facendo tesoro dei consigli cui accennavamo in precedenza; ci ripromettiamo di affrontare questo particolare argomento in altra sede.
In definitiva possiamo ben affermare che, specialmente se “condito” con un pizzico di passione, l’investimento in arte è decisamente auspicabile, portando con se quel valore aggiunto certamente non trascurabile che è l’aspetto culturale.

Antonio Geirola
Direttore Centri Studi Arte Meridionale

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *