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Al via il G20 sulla crisi

"Siamo qui oggi perchè condividiamo la preoccupazione per l'impatto della crisi finanziaria globale sulla nostra gente". Con queste parole, durante il brindisi ai leader mondiali, il presidente americano, George W. Bush, ha aperto i lavori del G20 di Washington; un club di Paesi che insieme determinano l'82 per cento dell'economia mondiale e oltre il 60 per cento della popolazione del pianeta.

Fortemente voluto dal presidente di turno dell'Unione europea Nicolas Sarkozy, il G20 si presenta con chiarezza come una prima tappa di un lungo lavoro che aspetta i leader delle principali economie mondiali per uscire dalle secche di una crisi che dai mercati sta passando alle imprese e all'economia reale con conseguenze sempre più pesanti per i cittadini.

“Siamo qui oggi perchè condividiamo la preoccupazione per l’impatto della crisi finanziaria globale sulla nostra gente”. Con queste parole, durante il brindisi ai leader mondiali, il presidente americano, George W. Bush, ha aperto i lavori del G20 di Washington; un club di Paesi che insieme determinano l’82 per cento dell’economia mondiale e oltre il 60 per cento della popolazione del pianeta.

Fortemente voluto dal presidente di turno dell’Unione europea Nicolas Sarkozy, il G20 si presenta con chiarezza come una prima tappa di un lungo lavoro che aspetta i leader delle principali economie mondiali per uscire dalle secche di una crisi che dai mercati sta passando alle imprese e all’economia reale con conseguenze sempre più pesanti per i cittadini.

“Non credo che da questo G20 possa venir fuori qualcosa di definitivo”, ha osservato infatti Silvio Berlusconi poco prima di entrare alla Casa Bianca dove una cena ha dato inizio al vertice. “Già ci siamo dati appuntamento tra cento giorni, a metà febbraio per cercare di avere una nuova Bretton Woods (la località dove i più grandi Paesi si riunirono nel 1944 per definire regole commerciali e finanziarie comuni ndr.) per quella data”, ha anticipato il premier.

In effetti il G20 sta decidendo di riunirsi ancora verso la fine di febbraio 2009, probabilmente a Londra. Nel 2009 infatti la presidenza di turno del G20 passerà nelle mani del premier britannico Gordon Brown.

Ma la prudenza dei leader non è casuale: tutti attendono l’entrata in carica di Barak Obama e tutti sapevano sin dalla vigilia che da questa amministrazione americana – in scadenza e paladina del liberismo a tutti i costi – non ci si potevano aspettare misure forti.

Il presidente eletto ha scelto di non rubare la scena a Bush e osserva da Chicago i risultati di questo vertice. Ma intanto la sua diplomazia è già in pieno lavoro: suoi emissari stanno incontrando praticamente tutte le delegazioni presenti a Washington.

La macchina del G20 è comunque avviata: la gravissima crisi sta intaccando, negli Usa, imprese storiche come la General Motors. In Europa la recessione non è più uno spettro ma una realtà condivisa. Per l’Italia è “recessione tecnica”. Per questo forse non si arriverà ad una nuova Bretton Woods, come chiede Berlusconi, ma certamente i Paesi G20 e le principali istituzioni finanziarie mondiali lavoreranno sodo, anche con tavoli tecnici, per mettere insieme la ricetta salva-crisi che possa far tornare l’occidente “alla prosperità”, come si è detto oggi certo Bush.

Il piano. Comunque, questo G20 un progetto finale lo deve mettere in campo. C’è un documento di 25 pagine (“scritte fitte fitte” ha detto Berlusconi), già sintetizzate a otto e che il premier italiano vorrebbe ridurre a due per renderle comprensibili all’opinione pubblica mondiale. E’ un piano d’azione con proposte concrete, diviso in due parti: le azioni da adottare immediatamente entro il 31 marzo e quelle a medio termine. Fra le linee guida figurerebbero – secondo la bozza – maggiore trasparenza e superivisione e, soprattutto, più collaborazione.

Nel testo è contenuto anche l’invito a non farsi tentare da pressioni protezionistiche e quello di raggiungere un accordo per completare le negoziazioni del Doha Round entro la fine dell’anno.

Il comunicato finale dovrebbe contenere – sempre secondo indiscrezioni – alcune indicazioni per un migliore funzionamento dei mercati finanziari globali, e fra questi specifici richiami alla trasparenza. I leader si sarebbero accordati anche per chiedere una migliore cooperazione internazionale nel monitorare i mercati: un obiettivo questo che dovrebbe essere raggiunto con la creazione di meccanismi di ‘early warning’. Il Fondo Monetario Internazionale e il Financial Stability Forum, guidato dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, hanno già espresso venerdì la propria disponibilità a farsi carico del compito.

Nel testo si dovrebbe fare riferimento anche a un ‘collegio dei supervisori’ per monitorare le maggiori istituzioni finanziarie. Il comunciato sarà diffuso oggi pomeriggio (in serata italiana) al termine di una due giorni di lavori, e dovrebbe contenere anche indicazioni temporali sul prossimo appuntamento che dovrebbe cadere fra la fine di marzo e i primi di aprile probabilmente, conme si diceva, a Londra.

Berlusconi. “Non ci sono ricette miracolistiche”, ma “un intervento sulle banche è fondamentale”. Silvio Berlusconi, ieri al termine della cena offerta alla Casa Bianca da George Bush a tutti i leader mondiali, ha tracciato così un primo bilancio del summit. La cena offerta da Bush (“c’era un buon clima”, ha osservato il premier) è stata l’occasione per un confronto sul modo di fronteggiare la crisi finanziaria. “Non si è parlato di un rafforzamento” del Fondo monetario internazionale o della costituzione di autorità ad hoc che vigilino sui mercati, ha spiegato il presidente del Consiglio, “piuttosto” ha aggiunto “di azioni concordate e di un maggior raccordo” tra i vari organismi internazionali.

Berlusconi si è soffermato soprattutto sulla necessità di tranquillizzare le famiglie e le imprese, ribadendo che un provvedimento sarà pronto entro la fine del mese al massimo affinchè “non si frenino i consumi” e le “banche continuino a fare le banche”. “Il sostegno alle banche è necessario”, ha ripetuto il premier.

Il Cavaliere è sembrato meno pessimista (“risultati concreti sono possibili”) riguardo all’esito del vertice, pur avvertendo che le misure che saranno adottate non potranno essere “miracolistiche”.

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