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La Fiat non si ferma davanti alla crisi

La Fiat non si ferma. È questa la frase simbolo di questi giorni; è questa la linea strategica che l’azienda leader nel settore automobilistico italiano ha deciso di adottare: non fermarsi, non arrendersi avanti ad una crisi economica disastrosa, investire e stringere accordi con i leader mondiali del settore, adesso in difficoltà.

La Fiat non si ferma. È questa la frase simbolo di questi giorni; è questa la linea strategica che l’azienda leader nel settore automobilistico italiano ha deciso di adottare: non fermarsi, non arrendersi avanti ad una crisi economica disastrosa, investire e stringere accordi con i leader mondiali del settore, adesso in difficoltà.

 Chrysler. Dopo l’accordo di fine aprile con la Chrysler, l’annuncio di un entusiasta Obama è stato: «Sono lieto di annunciare che Chrysler e Fiat hanno raggiunto un accordo di partnership. Con questa alleanza Chrysler avrà forti chance di successo per un brillante futuro.Oggi sono stati fatti i passi necessari per ridare a Chrysler una nuova vita: Fiat è l’unica possibilità di salvezza». L’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha spiegato che «L’alleanza permetterà di mettere insieme la tecnologia Fiat, che è tra le più innovative e avanzate al mondo, le sue piattaforme e i suoi propulsori per vetture piccole e medie nonché la sua vasta rete di distribuzione in America Latina e in Europa con il grande patrimonio della Chrysler, che ha una forte presenza in Nord America e lavoratori pieni di talento e di impegno». Per quanto riguarda la linea strategica globale tra Fiat e Chrysler Marchionne ha specificato che sarà portata a termine «tramite la cessione accelerata di sostanzialmente tutti i beni di Chrysler a una Newco», grazie al quale Fiat otterrà una quota pari al 20%. Così una nota del gruppo Fiat ha l’opzione di acquistare un ulteriore 16% (esercitabile dal primo gennaio 2013 al 30 giugno 2016).

 Opel. E proprio perché la Fiat non si ferma e non ha nessuna intenzione di farlo, il prossimo passo è da fare in Germania. Montezemolo, elettrizzato dall’eventualità di una possibile fusione con il gruppo automobilistico tedesco, ha affermato che «Sarebbe la chiusura del cerchio. Opel è il partner ideale di una grande Fiat». Ovviamente ci dovrà essere l’accordo con il Governo tedesco, che fino ad ora ha riservato all’Ad della Fiat solo aperture. «La Fiat stima di aver bisogno circa di 5-7 miliardi di euro di prestiti-ponte» per portare a termine l’affare General motors Europa, che detiene la proprietà dei marchi Opel e Saab, ha detto Karl-Theodor zu Guttenberg, il Ministro dell’Economia tedesco, al termine di un meeting incontro Sergio Marchionne. Qualche dubbio è stato sollevato dal sindacato tedesco, che ha giudicato le offerte Fiat insufficienti, temendo tagli al personale e licenziamenti. A tali preoccupazioni il top manager Marchionne ha detto: «Opel non potrà mai fare profitti con le sue dimensioni attuali, e se non si fanno profitti non si può sopravvivere. Comprendo i timori dei sindacati, ma questa è la realtà». D’altronde prosegue l’Ad «Non sarà chiuso alcuno stabilimento Opel»; tuttavia il piano piace al governo e l’affare ha buone probabilità di andare in porto. Nascerebbe così un gruppo automobilistico con un fatturato di 80 miliardi di euro.

 General Motors in America Latina. Caratteristico di chi non vuole fermarsi è l’atteggiamento deciso a non accontentarsi. Difatti la Fiat nelle ultime ore ha espresso la volontà di sondare il terreno anche nell’America del sud. La notizia, diffusa dall’agenzia Afp, sembra essere trapelata da una “fonte industriale” che ha sottolineato l’interessamento della Fiat.

 

Gianmarco Delli Veneri 

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