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La denuncia di Altoconsumo: “Le banche ignorano i risparmiatori”

Dall’ultima inchiesta condotta dall’associazione  a difesa  dei consumatori  “Altro Consumo” è emerso  come molte volte  gli istituti  di credito  italiani non utilizzano al meglio le norme imposte dalla Comunità Europea.

Dall’ultima inchiesta condotta dall’associazione  a difesa  dei consumatori  “Altro Consumo” è emerso  come molte volte  gli istituti  di credito  italiani non utilizzano al meglio le norme imposte dalla Comunità Europea.

In ambito comunitario, a seguito dell’adozione del Financial Services Action  Plan (FSAP), è in atto negli ultimi anni una riorganizzazione  strutturale  del mercato  finanziario europeo con  l’ obiettivo  di arrivare alla creazione di un mercato realmente integrato e competitivo.
Tra le direttive rientranti nel FSAP quella che sicuramente  riveste maggiore  importanza  è la direttiva 2004/39/CE meglio conosciuta come MiFID (Market in Financial Instruments Directive).
La MiFID ha tra i suoi obiettivi principali quello di creare un ambiente finanziario competitivo e armonizzato per i mercati regolamentati, le imprese di investimento, nonché quello di rafforzare la protezione degli investitori, l’ efficienza e l’ integrità dei mercati finanziari stessi.
Sulla carta dovrebbe, quindi, funzionare così ma, secondo “Altro Consumo”, la realtà è completamente diversa.
Su un campione di 80 sportelli tra Roma, Milano e Torino le banche consigliano quasi sempre investimenti “fatti in casa” nella forma di bond e polizze presso lo stesso istituto cui ci si rivolge. Facendo emergere come gli istituti di credito italiani continuino ad ignorare le normative MiFID. Il tutto, secondo l’ associazione dei consumatori, in modo assolutamente slegato dalle esigenze dei clienti.
Eppure da anni, dagli scandali dei tango-bond, Cirio, Parmalat, non si fa altro che parlare di difesa del risparmio, educazione finanziaria, clienti da servire e non polli da spennare.
Altro che suggerimenti equilibrati, come vorrebbe la MiFID: chi sta seduto dietro ai tavoli  dei borsini per aiutare il risparmiatore a scegliere lo fa o in modo approssimativo o, peggio ancora, tenendo presente non le esigenze di chi investe, ma quelle della banca per cui lavora.
L’associazione dei bancari però non ci sta e contesta l’ indagine.
Secondo l’ ABI, infatti 80 sportelli su oltre 2000 sono troppo pochi per generalizzare. L’ ABI ha scritto ad “Altro Consumo” chiedendo un incontro per capire quali metodologia sia stata usata.
Nessuna parola, invece, sulla MiFID, che ne esce come un oggetto sconosciuto.
Nel 68% dei casi i consigli sono stati dati alla cieca e solo una filiale dell’ Unicredit di Milano ha fatto compilare il questionario previsto dalla MiFID.
Circa un italiano su due non possiede le conoscenze basi relative alla rischiosità dei principali e più diffusi prodotti, azioni e titoli di Stato. La Consob promette nuove ispezioni entro giugno. Ma nell’ attesa i bond “della casa”, collocati in conflitto di interesse, sembrano andare per la maggiore.

Daniele Romano

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