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La Consulta frena il nucleare

“La decisione della Corte Costituzionale, con la quale viene imposta al Governo di acquisire il parere obbligatorio, sia pure non vincolante, delle Regioni interessate, prima di mettere mano alla realizzazione di una centrale nucleare sul territorio italiano, va accolta con favore, perché consentirà alle comunità locali di avere voce in un procedimento amministrativo dal quale erano state totalmente escluse da un decreto governativo". E' l'opinione di Vito De Filippo, presidente della Regione Basilicata.

“La decisione della Corte Costituzionale, con la quale viene imposta al Governo di acquisire il parere obbligatorio, sia pure non vincolante, delle Regioni interessate, prima di mettere mano alla realizzazione di una centrale nucleare sul territorio italiano, va accolta con favore, perché consentirà alle comunità locali di avere voce in un procedimento amministrativo dal quale erano state totalmente escluse da un decreto governativo”. E’ l’opinione di Vito De Filippo, presidente della Regione Basilicata. “Si ripristina, sia pure parzialmente, lo Stato di diritto in una materia così delicata, qual è quella legata alle politiche nucleari, che ha sempre visto la Basilicata schierata sul fronte del “no”, sulla base di una scelta chiara, inequivocabile in favore dell’utilizzo dell’energia riveniente da fonti rinnovabili.
Bene ha fatto quindi la Consulta a decretare, con la sua parziale bocciatura dell’articolo 4 del decreto attuativo della legge delega in materia nucleare, che la Regione dove si intende costruire un nuovo impianto o un sito di stoccaggio delle scorie nucleari (come a suo tempo si sarebbe voluto fare a Scanzano Jonico) deve essere “adeguatamente coinvolta”.
In presenza di questo “coinvolgimento”, le Regioni avranno un’arma in più a disposizione per fare emergere le contraddizioni di un governo che, a parole si dice “federalista”, salvo poi immaginare di procedere a colpi di decreti su decisioni che coinvolgono da vicino il futuro delle comunità interessate”.

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