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Fiat, per Chrysler probabile bancarotta

«Non sappiamo ancora se l'accordo si farà. Penso che potremmo farcela, ma c'è ancora del lavoro da fare». Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama a St. Louis, nel discorso tenuto in occasione dei suoi primi 100 da giorni alla Casa Bianca.

«Non sappiamo ancora se l’accordo si farà. Penso che potremmo farcela, ma c’è ancora del lavoro da fare». Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama a St. Louis, nel discorso tenuto in occasione dei suoi primi 100 da giorni alla Casa Bianca. Intanto, secondo quanto riporta l’emittente Cnbc, Fiat entro giovedì firmerà l’intesa. Obama ha sottolineato di sperare nell’accordo, in quanto potrebbe aiutare la casa automobilistica americana a produrre vetture più ecologiche e competere così sul mercato con prodotti più appetibili. «Uno dei potenziali vantaggi di questa fusione è rappresentato nelle tecnologie con le quali Chrysler potrebbe iniziare a produrre auto pulite – ha detto il presidente – in grado di andare incontro alle necessità future del mercato». Intanto il Washington Post dà per certa le prossima sostituzione dell’amministratore delegato di Chrysler, Robert Nardelli, con un vertice di nomina italiana; e italiani, sempre secondo il quotidiano della capitale americana, dovrebbero essere tre consiglieri su nove del nuovo board della compagni.

PROBABILE BANCAROTTA – In vista del filo di lana, però, si moltiplicano le voci sulla natura della partnership: secondo l’agenzia Bloomberg, per esempio, l’accordo tra il Lingotto e la casa Usa dovrebbe avvenire con Chrysler in bancarotta. Il presidente americano Obama dovrebbe annunciarla giovedì e la società entrerebbe in «Chapter 11», proprio per facilitare l’intesa con Torino: Bloomberg, citando alcune fonti, scrive che «Chrysler avrebbe remote possibilità di evitare» la bancarotta, malgrado gli accordi strappati in extremis a sindacati, lavoratori e creditori. I sindacati hanno fatto «enormi sacrifici» per andare incontro alle esigenze di Chrysler e ora sta ai creditori fare lo stesso, ha detto ancora il presidente americano. Il Tesoro americano e le quattro grandi banche creditrici di Chrysler hanno raggiunto un accordo per la ristrutturazione del debito della più piccola delle case automobilistiche. Mancava però il via libera dei creditori più piccoli che infatti, secondo quanto anticipano il Wall Street Journal e alcune agenzie di stampa internazionali, hanno risposto picche. I negoziati, secondo quanto riferisce il quotidiano finanziario, si sono interrotti nonostante il Tesoro abbia rialzato la sua proposta, portando da 2 a 2,25 miliardi di dollari cash la cifra che i creditori avrebbero incassato per azzerare i 6,9 miliardi di debito della Chrysler.

PASSI AVANTI» – Negli ultimi giorni sono stati compiuti «passi in avanti», aveva affermato pocanzi il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ma un accordo fra Fiat e Chrysler non è ancora certo. «Non so se l’accordo sarà concluso. Riteniamo – ha spiegato – che alcuni positivi passi in avanti siano stati fatti negli ultimi giorni. Ma ostacoli restano ancora».

CHRYSLER: TRATTATIVE PROSEGUONO – Le trattative per un’alleanza tra Chrysler e Fiat proseguono e la società statunitense, alla vigilia della scadenza fissata dall’amministrazione Obama per il varo di un piano di ristrutturazione, sta registrando progressi che fanno ben sperare. Lo ha affermato l’amministratore delegato della Chrysler, Bob Nardelli che, in una lettera ai dipendenti diffusa dall’Associated Press, ha scritto di sperare di raggiungere l’accordo con Fiat. Nardelli, che ha anche sottolineato che il Tesoro Usa ha confermato l’esistenza di un accordo preliminare tra l’azienda e i creditori di Chrysler per la ristrutturazione del debito della casa automobilistica, si è mostrato ottimista alla luce di tre elementi: prima di tutto proprio l’accordo raggiunto con i maggiori creditori della società, l’intesa con i sindacati, già approvata dai leader delle organizzazioni dei lavoratori, e la struttura dei costi di Chrysler che, nel primo trimestre del 2009 è già significativamente inferiore sia a quella del trimestre precedente sia a quella del corrispondente periodo dell’anno precedente. Dall’inizio dell’anno Chrysler ha ottenuto 4 miliardi di dollari di prestiti governativi, dopo aver comunicato che non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere con i propri mezzi a causa della forte contrazione delle vendite di auto negli Stati Uniti. A marzo la task force sull’auto scelta dall’amministrazione Obama ha rifiutato il piano di ristrutturazione presentato dall’azienda, precisando che senza un partner non sarebbe stata in grado di rimanere in vita. Il governo ha quindi dato tempo all’azienda fino al 30 aprile per stringere un’alleanza con Fiat, ottenere concessioni dai sindacati e convincere i creditori a concedere degli sconti. Se gli sforzi di Chrysler dovessero andare a buon fine, il governo ha promesso un prestito di altri 6 miliardi di dollari. In caso contrario, la società quasi certamente finirà in liquidazione.

SI’ UE AD AIUTI PER TERMINI – Nel frattempo, la Commissione europea ha autorizzato aiuti per investimenti a finalità regionale pari a 46 milioni di euro, che le autorità italiane intendono concedere alla Fiat per un progetto che prevede la produzione di un nuovo modello di automobile in Sicilia. Gli investimenti previsti dal progetto serviranno ad ampliare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, a modificare il processo di produzione e a diversificare la produzione dovrebbero permettere di salvaguardare i posti di lavoro esistenti nella Regione. La misura, spiega Bruxelles, risulta compatibile con i requisiti previsti dagli orientamenti sugli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 e dalle norme sui grandi progetti di investimento, perché Fiat non aumenterebbe considerevolmente la sua capacità di produzione. «In un momento così difficile è fondamentale salvaguardare i posti di lavoro esistenti, cosa che questo progetto di investimento farà in Sicilia senza distorcere indebitamente la concorrenza», ha affermato la commissaria Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes.

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