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Cooperazione, Italia fanalino di coda

Italia fanalino di coda per la cooperazione. L'analisi del 2004, con l'Onorevole Frattini Ministro degli Esteri, prendeva atto che, ''nonostante il ruolo internazionale di primo piano, la maggior parte delle raccomandazioni formulate nel 2000 restavano ancora disattese''. In termini di programmazione, la cooperazione italiana sembra allineata con le priorita' geografiche dell'Unione Europea, che da tempo indica l'Africa Sub-Sahariana come la regione prioritaria.

Italia fanalino di coda per la cooperazione. L’analisi del 2004, con l’Onorevole Frattini Ministro degli Esteri, prendeva atto che, ”nonostante il ruolo internazionale di primo piano, la maggior parte delle raccomandazioni formulate nel 2000 restavano ancora disattese”. In termini di programmazione, la cooperazione italiana sembra allineata con le priorita’ geografiche dell’Unione Europea, che da tempo indica l’Africa Sub-Sahariana come la regione prioritaria.

Nei fatti, dal 2005 l’Africa Sub-Sahariana ha perso peso nelle scelte allocative della cooperazione italiana che negli ultimi tre anni le destina in media circa il 39% dell’assistenza bilaterale, in riduzione costante, fino al minimo del 18% del 2008, contro una media europea del 34%. Nella scelta di destinazione dell’aiuto, l’Italia sembra mossa da ragioni differenti dalle valutazioni legate alla poverta’, per basarsi invece parzialmente sul criterio della vulnerabilita’ dei paesi partner agli shock commerciali. Secondo uno studio commissionato da ActionAid, la politica di allocazione di aiuto italiana risulta legata agli interessi economici nazionali piu’ che ai bisogni del partner. Continuano a ricevere maggiore aiuto le ex-colonie, meglio se povere e scarsamente popolate, e in generale i paesi con cui si intrattengono maggiori rapporti commerciali, anche se rispetto al passato cresce l’attenzione per il livello democratico del paese. Infine, la cooperazione italiana non sembra tener conto del grado di corruzione nella scelta dei paesi partner. Rispetto alla media UE, l’Italia ha sviluppato una maggiore esperienza nel sostegno al settore dell’energia, del trasporto e della salute. L’impegno per l’istruzione, l’aiuto umanitario, il sostegno all’agricoltura e la tutela della salute riproduttiva a partire dal 2004 hanno invece registrato un disinvestimento. In termini di coerenza delle politiche per favorire lo sviluppo dei Paesi partner, il nostro paese e’ all’ultimo posto tra i donatori europei. L’Italia risulta penalizzata dall’alta percentuale di aiuto legato, dalla limitata partecipazione a iniziative internazionali volte a limitare la corruzione nei PVS, dall’importazione di specie protette e dall’elevata esportazione di armi a governi poveri o autocratici. La percentuale di aiuto italiano ”legata” alla fornitura di beni e servizi italiani nel 2007 e’ in realta’ pari al 68,8%, in discesa rispetto al 78% dello scorso anno, ma comunque il peggior risultato a livello europeo. Nel periodo 2005-2007, il 59% dell’aiuto legato era costituito da prestiti concessionali dove per legge si richede che il fornitore di servizi sia italiano. Grazie a questa disposizione, sono almeno dodici le imprese che si sono viste assegnare nominalmente la realizzazione dell’opera gia’ al momento della delibera. Pur migliorando, ”i risultati della cooperazione italiana sono ancora insufficienti per poter definire l’Italia un donatore europeo e un paese in linea con gli impegni G8”. Oltre alla preoccupazione sulla quantita’ degli aiuti, particolare attenzione ”deve essere dedicata a quegli ambiti dove non solo la cooperazione italiana e’ gia’ al di sotto delle media europea, ma dove i risultati si stanno deteriorando ulteriormente: concentrazione nei settori d’azione, aiuto verso i paesi meno avanzati, coerenza delle politiche e ostacoli legislativi allo slegamento dell’aiuto”. 

Federica Daniele

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