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Riprende la Marcia delle libertà a Parigi

La protesta di sabato è contro la legge «liberticida» della «sicurezza globale» – e in particolare sull’articolo 24 che vieta di fotografare e filmare poliziotti in azione – ma anche contro le violenze della polizia negli ultimi giorni, dall’evacuazione dei migranti al pestaggio del produttore musicale nero Michel Zecler. 

Circa 50.000 persone a Parigi hanno dato vita ad un corteo e si sono scontrati a lungo con la polizia. Un odore fortissimo di lacrimogeni in tutto il quartiere del Marais, nelle strade piene di negozi fra place de la République e la Bastiglia, ha di fatto prolungato di una giornata il lockdown dei commercianti, già duramente colpiti nella loro attività.

Durante le proteste è stato lanciato di tutto contro i camion dei pompieri che tentavano di avvicinarsi alle fiamme per spegnerle. C’è da dire che l’intero corteo di Parigi si è svolto in un clima di grande tensione, anche se sono state sporadiche le violazioni dell’ordine pubblico. Erano in 46.000 secondo il ministero dell’Interno, in testa al corteo c’erano i familiari di alcune delle vittime di violenze della polizia.

Vi erano striscioni a favore del ritiro della legge, spesso con battute contro il famigerato articolo 24, quello più inviso a chi protesta, che prevede il divieto di fotografare o filmare poliziotti in attività durante le manifestazioni.  Tra i tanti cori troviamo »Tutti detestiamo la polizia », o meglio « tous le monde déteste la police ».

Nel mirino anche gli articoli 21 e 22 che disciplinano l’uso di droni e telecamere pedonali da parte delle forze dell’ordine. Non solo, il gruppo di coordinamento delle proteste chiede anche il ritiro del nuovo « Schema nazionale per il mantenimento dell’ordine » che, durante le manifestazioni, obbliga i giornalisti a disperdersi quando le forze dell’ordine lo dispongono, impedendo loro di coprire eventi successivi.

Tant’è vero che un collettivo di giornalisti ha denunciato la volontà delle forze dell’ordine e di altre istituzioni di arrogarsi un « diritto di censura », dimenticandosi della libertà di informazione, attraverso convenzioni sempre più restrittive.

La stampa francese e straniera ha infatti denunciato « una deriva della sicurezza », « violazioni dei diritti ».  « Questo disegno di legge mira a minare la libertà di stampa, la libertà di informare e di essere informati, la libertà di espressione, insomma le libertà pubbliche fondamentali della nostra Repubblica », dice il coordinamento.

Il premier Jean Castex ha annunciato che incaricherà una commissione per redigere nuovamente l’articolo 24, ma ha poi fatto marcia indietro a causa dell’opposizione dei deputati.

Matteo Giacca

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