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Erdogan vs le lobby armene e greche

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua a utilizzare i periodici interventi dedicati alla crisi da Covid-19 per denunciare forze e attori geopolitici che a suo giudizio, in questa situazione di emergenza, perseguono piani per indebolire la Turchia. Nel suo intervento di domenica 11 maggio, tra le realtà prese di mira da Erdogan come ispiratrici di ostilità anti-turca sono comparse anche quelle che lui ha definito come “lobby armena” e “lobby greca”.

«Siamo decisi a rafforzare l’Alleanza della Repubblica» ha detto il Presidente turco «considerando come dettagli trascurabili tutte le cose che non sono la Nazione e il Paese. Le parti che sono scontente e che puntano a sabotare con i loro attacchi i propositi della Turchia, non riusciranno a fermare questa marcia sacra. Noi – ha aggiunto il capo di Stato turco – non lasceremo spazio al FETÖ (acronimo con cui gli organi turchi filo-governativi indicano la rete di Hizmet del predicatore musulmano Fethullah Gulen , indicato dal governo turco come il grande regista del tentato golpe del 15 luglio 2016, ndr), il PKK o alle lobby armene e greche, o ai centri ostili con base nei Paesi del Golfo.

Noi continueremo a deludere coloro che pensano di metterci all’angolo, di bloccarci e incatenarci distruggendo la nostra economia per mezzo delle istituzioni finanziarie straniere».
La domenica precedente, durante un analogo incontro di aggiornamento sulle misure prese per fermare il contagio da coronavirus, Erdogan aveva dichiarato che le autorità turche bloccheranno le azioni dei terroristi «scampati alla spada» ma ancora attivi nel Paese. L’espressione “scampati alla spada”, di ascendenza biblica, nella versione turca (kiliç artiği) viene ancora comunemente utilizzata come un insulto riferito ai sopravvissuti dei massacri pianificati che alla fine dell’impero ottomano colpirono greci, cristiani siriaci e soprattutto armeni.

«Nel suo discorso disgustoso» ha scritto sul suo profilo facebook Garo Paylan, deputato armeno nel Parlamento turco «Erdogan ha usato ancora una volta l’espressione «gli scampati alla spada». Quella definizione è stata formulata per riferirsi agli rfdano come mia nonna, sopravvissuti al Genocidio armeno. Ogni volta che sentiamo quella frase, le ferite tornano a sanguinare».

Matteo Giacca

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