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Bocciatura Ue, governo e manovra

Il giorno dopo la bocciatura della manovra da parte dell’Unione europea dal governo italiano non arriva alcun segno di arretramento sulle proprie posizioni. ‘Se è per gli italiani non siamo disposti a rinunciare a nulla’, ha detto il premier Giuseppe Conte a chi gli chiedeva cosa l’Italia avrebbe cambiato dopo il no di Bruxelles, a margine del Forum europeo per la riduzione del rischio. Siamo responsabili, non c’è nessuna presunta ribellione all’Ue, ha poi aggiunto Conte: ‘Abbiamo un obiettivo comune con l’Europa, stiamo lavorando alla riduzione del debito’.

Ancor più nette le parole spese dal vicepremier Matteo Salvini: ‘Noi passi indietro non ne facciamo’, ha ribadito intervenendo a Unomattina, su RaiUno, a proposito del confronto con Bruxelles sulla manovra: ‘Non faremo passi indietro perché i soldi che abbiamo messo nella manovra economica riguardano la sanità, e il diritto alla salute non si tocca, si assumono mille ricercatori universitari, ci sono corsi di specializzazione per 600 medici, quindi non abbiamo messo lì dei soldi a caso. C’è un’idea di Italia che cresce. Se poi con Bruxelles vogliamo ragionare di investimenti, c’è stata l’alluvione in Veneto, in Friuli, in Trentino, in Sicilia, in Sardegna, se vogliamo mettere più soldi sulla tutela del territorio.  Siccome sono soldi degli italiani e non dell’Europa, alcuni cambiamenti non avverranno’.

La bocciatura definitiva della manovra italiana da parte della Commissione europea, accompagnata dalla raccomandazione di avviare una procedura per deficit eccessivo per violazione della regola del debito, è il primo passo di un percorso che durerà diversi mesi. Tale procedura, se l’italia nel frattempo non riuscisse a riallineare i conti pubblici ai vincoli europei, potrebbe scattare già nella primavera del 2019, dopo che la Commissione avrà riesaminato il rispetto delle regole sulla base dei dati a consuntivo per il 2018. Sarebbe la prima volta nei confronti di un paese dell’Eurozona.

Regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la procedura per deficit eccessivo  scatta ogni volta che viene ravvisata una violazione del criterio del deficit (rapporto deficit/Pil al massimo al 3%), oppure del criterio del debito pubblico, che deve ammontare al massimo al 60% del Pil. Nel caso dell’Italia, mentre è stato rispettato il primo parametro (la manovra prevede il 2,4% di deficit/Pil nel 2019) il secondo criterio, quello del debito, è stato violato in quanto il debito pubblico italiano supera il 130% del Pil.

Una volta ravvisata la violazione, la procedura d’infrazione Ue prevede una quindicina di passaggi durante i quali il Paese ‘indisciplinato’, entro un determinato periodo e sotto il costante monitoraggio dell’Ue, dovrebbe correggere lo squilibrio di finanza pubblica e riportarlo in linea con i requisiti europei del deficit e del debito. Pena l’applicazione di alcune sanzioni.

La prossima tappa è la valutazione del Comitato economico e finanziario del Consiglio europeo, organismo composto di alti funzionari dei Paesi membri e delle loro banche centrali, della Banca centrale europea e della Commissione. Il Comitato può prendersi fino a due settimane per dare la propria opinione. Se le utilizzerà tutte, il parere arriverà il 5 dicembre. Saranno poi i ministri delle Finanze della Ue, riuniti nell’Ecofin, a decidere se procedere. La prossima riunione dell’Ecofin è in calendario il 4 dicembre. Se per quel giorno il parere del Comitato presieduto dall’olandese Hans Vijlbrief sarà già arrivato, i ministri potranno votare l’avvio della procedura nei confronti dell’Italia. In caso contrario si andrà alla riunione del 22 gennaio.

Il Consiglio dei ministri economici e finanziari voterà – a maggioranza qualificata – una raccomandazione che chiederà a Roma di rimediare adottando misure che riportino il deficit nominale e quello strutturale a un livello compatibile con la discesa del debito (ora poco sotto il 130% del pil). La raccomandazione conterrà un termine temporale: il governo sarà chiamato ad intervenire entro sei mesi, o entro tre mesi se la situazione verrà giudicata essere particolarmente seria. Nel caso italiano, potrebbe essere richiesta una manovra correttiva nell’ordine delle decine di miliardi di euro. Scaduto il termine, la Commissione e il Consiglio valuteranno lo sforzo messo in campo e potranno ‘congelare’ la procedura in sospeso o intensificarla se le misure non saranno ritenute sufficienti.

Antonella Di Pietro

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