A Pieve Tesino il Museo-Casa De Gasperi
12 Novembre 2009
Per le aste non è tempo di crisi
12 Novembre 2009
Mostra tutto

Tyson di nuovo nei guai

“Io sono un bravo ragazzo, pero’ non bisogna provocarmi”. Evidentemente il fotografo malcapitato di turno deve aver esagerato con l’obiettivo se quella montagna di muscoli col dente d’oro e un tribale a cerchiargli l’occhio sinistro si e’ trasformato ancora una volta in un ‘bad boy’. Mike Tyson c’e’ cascato di nuovo: lontano dalla boxe ufficiale dal 2005, il campione dei massimi i guantoni non li ha mai messi via veramente. Quarantatre’ anni e un titolo mondiale vinto quando ne aveva solo venti, Iron Mike e’ la sintesi perfetta di talento e sregolatezza.

“Io sono un bravo ragazzo, pero’ non bisogna provocarmi”. Evidentemente il fotografo malcapitato di turno deve aver esagerato con l’obiettivo se quella montagna di muscoli col dente d’oro e un tribale a cerchiargli l’occhio sinistro si e’ trasformato ancora una volta in un ‘bad boy’. Mike Tyson c’e’ cascato di nuovo: lontano dalla boxe ufficiale dal 2005, il campione dei massimi i guantoni non li ha mai messi via veramente. Quarantatre’ anni e un titolo mondiale vinto quando ne aveva solo venti, Iron Mike e’ la sintesi perfetta di talento e sregolatezza.

E la scazzottata con il paparazzo a Los Angeles e’ solo l’ultima di una serie infinita di colpi di testa del pugile americano, che vanno dall’accusa di stupro al morso ad Holyfield, fino al declino culminato col dolore per la perdita della figlioletta. Una vita fatta di botte, droga e violenza quella del ragazzo venuto da Brooklyn, cresciuto senza padre e con la madre alcolizzata, che nel ghetto americano vive la sua prima vita difficile, fatta di scherni e risse con i coetanei. Lo chiamavano il testone, o anche Mike lo sporco, per via dei vestiti cenciosi: e’ li’, nelle strade di Brownsville che il giovane Mike cova la rabbia che non lo abbandonera’ più. Ed e’ lì che diventa pugile, ancora prima di salire sul ring. Picchia sistematicamente i ragazzi che lo prendono in giro, fino a diventare il piu’ temuto del quartiere. Arrestato una quarantina di volte per droga, Tyson finisce al riformatorio: ma i suoi ottanta chili a soli tredici anni gli spalancano le porte del pugilato. Al tappeto ne manda tanti, si laurea campione mondiale, guadagna come nessun altro sportivo al mondo. Eppure di quell’esistenza difficile non riesce mai a liberarsi, e anche i 300 milioni di dollari guadagnati in carriera li manda ko, tanto da dichiarare bancarotta nel 2003. Uno dei momenti piu’ brutti Tyson lo vive nel 1991 con l’accusa di stupro da parte di Desiree Washington: finisce alla sbarra e condannato a dieci anni di galera, ne scontera’ tre. Torna al pugilato, ma e’ il senso di vendetta a spingere sempre The baddest man: nel ‘97 a Las Vegas ritrova sul ring Evander Holyfield con cui aveva un conto in sospeso. Tyson perde il controllo e gli morde l’orecchio: match finito e squalifica per il peso massimo. Gli anni 2000 sono quelli dei guai finanziari, tra spese folli, macchine di lusso, matrimoni falliti e file di avvocati a chiedere il conto. Messo alle corde dalla vita, Tyson reagisce alla sua maniera e i guai continuano: nel 2006 viene arrestato all’uscita di un locale. Nella sua macchina c’era cocaina e lui guidava in stato di ebbrezza: condannato a un giorno di carcere e ai servizi sociali. Il colpo del ko glielo ha dato pero’ la morte della figlioletta, Exodus, 4 anni, morta in un incidente domestico. Dopo la tragedia il grande Tyson aveva abbassato la guardia: aveva detto di vergognarsi degli errori fatti, di voler svoltare. In fondo, dice, e’ un bravo ragazzo. Sono gli altri che lo dipingono cattivo.

Anna Elisa Andreani

Comments are closed.