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Il rugby porta i suoi valori dietro le sbarre

Il rugby, dopo aver contagiato il calcio con il suo ‘terzo tempo’, prova a portare i suoi valori nelle scuole, ma soprattutto in un contesto difficile come quello delle carceri giovanili. Il progetto dell’As Rugby Milano è una sfida: introdurre uno sport di ‘combattimento’ tra ragazzi che hanno problemi nella gestione dell’aggressivita’. Ma è gia’ stata vinta con il tesseramento dei primi due ragazzi ex Beccaria, mentre gli sponsor, Edison e Iveco MilanoCarri, si sono impegnati ad aiutare i giovani nel reinserimento nella societa’.

Il rugby, dopo aver contagiato il calcio con il suo ‘terzo tempo’, prova a portare i suoi valori nelle scuole, ma soprattutto in un contesto difficile come quello delle carceri giovanili. Il progetto dell’As Rugby Milano è una sfida: introdurre uno sport di ‘combattimento’ tra ragazzi che hanno problemi nella gestione dell’aggressivita’. Ma è gia’ stata vinta con il tesseramento dei primi due ragazzi ex Beccaria, mentre gli sponsor, Edison e Iveco MilanoCarri, si sono impegnati ad aiutare i giovani nel reinserimento nella societa’.

Due le iniziative dell’associazione dilettantistica. La prima coinvolge da ottobre scorso i ragazzi reclusi nel carcere minorile Beccaria. Venti i ragazzi di diverse eta’ (tra i 15 e i 21 anni) e anche di Paesi senza tradizione rugbistica che hanno aderito. Gli allenamenti, una volta alla settimana, hanno portato gia’ a giocare la prima partita insieme ai giocatori over 35 del club. I primi veri tesserati sono intanto arrivati in questi giorni: due fratelli egiziani ora affidati a una comunita’. Ma il progetto è soprattutto “un accompagnamento anche dopo il periodo detentivo – ha detto Stefano Curioni, consigliere del club – perchè l’Asr si è impegnata ad accogliere ogni ragazzo che lo desideri per essere un punto di riferimento anche una volta fuori dal carcere”. Inoltre, i due sponsor si sono impegnati nel reinserimento dei giovani attraverso, ad esempio, stage in azienda. “è un ottimo progetto – ha detto don Gino Rigoldi -. Crea gruppo, fa sfogare le energie e insegna a gestire l’aggressivita’ all’interno di precise regole”, mentre il direttore dell’istituto, Sandro Marilotti, sogna “la nascita di una squadra di rugby, visto l’entusiasmo e la presenza di almeno due veri talenti”. La seconda iniziativa riguarda le scuole della citta’. Iniziato in via sperimentale due anni fa, da settembre è a regime in diverse elementari, “specie in quelle dove sono presenti particolari problemi di integrazione”, ha aggiunto Curioni. Il progetto Soft rugby abbina allo sport l’attivita’ psicomotoria per favorire lo sviluppo del bambino e prepararlo al lavoro di gruppo. Sono gia’ 600 gli alunni coinvolti in questo progetto triennale, sviluppato insieme a psicomotricisti, che potrebbe estendersi al doposcuola e in un campo estivo.

Gennaro Coppola

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