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Coni, è ancora Petrucci

Il Coni è Gianni Petrucci, ora piu’ che mai. Il quarto mandato del presidente del comitato olimpico nazionale si trasforma in una marcia trionfale: il capo dello sport azzurro non ha lasciato nulla ai suoi rivali, si è preso tutto, vittoria personale e numericamente piu’ che consistente (55 a 24) nella sfida contro Franco Chimenti, e quella collegiale con una giunta che adesso è davvero fatta a immagine e somiglianza del suo presidente. Ma soprattutto di fronte ad elezioni in cui la politica, quella dei partiti, aveva provato a entrare in occasione della discesa in campo, durata poi solo dodici giorni, di Paolo Barelli, presidente federnuoto e senatore Pdl, la maggioranza delle federazioni ha fatto quadrato.

Il Coni è Gianni Petrucci, ora piu’ che mai. Il quarto mandato del presidente del comitato olimpico nazionale si trasforma in una marcia trionfale: il capo dello sport azzurro non ha lasciato nulla ai suoi rivali, si è preso tutto, vittoria personale e numericamente piu’ che consistente (55 a 24) nella sfida contro Franco Chimenti, e quella collegiale con una giunta che adesso è davvero fatta a immagine e somiglianza del suo presidente. Ma soprattutto di fronte ad elezioni in cui la politica, quella dei partiti, aveva provato a entrare in occasione della discesa in campo, durata poi solo dodici giorni, di Paolo Barelli, presidente federnuoto e senatore Pdl, la maggioranza delle federazioni ha fatto quadrato.

E Petrucci esulta, e lo fa alla sua maniera. “è una grande emozione, siamo nel mese mariano e ringrazio la Madonna. Non credo che stesse pensando alla mia elezione, ma veglia sui miei comportamenti” le parole del rieletto presidente, che aveva mostrato un po’ di acredine quando il suo sfidante, ancora prima che dall’urna uscisse la sua acclamazione, lo aveva accusato di una gestione un po’ dittatoriale, insomma senza contraddittorio. Alla fine pero’ i numeri gli danno ragione, e Chimenti deve solo accettare la sconfitta. “I 24 voti che ho raccolto rappresentano un’opposizione che non c’è mai stata all’interno del Coni – si è consolato senza nascondere la delusione Chimenti -. E comunque avro’ fatto uscire questo ente vetusto dal torpore”. Tra i fedeli del professore di chimica ci si aspettava un risultato piu’ largo, in realta’ qualcuno che pure aveva giurato fedelta’ a Petrucci stamattina nel segreto della cabina ha virato verso l’opposta fazione. Almeno sette, perchè alla vigilia della kermesse Petrucci si era ritrovato a cena con 62 dei 79 elettori: ma i suoi voti alla fine sono risultati 55. Insomma per lo meno in sette hanno ‘tradito’. Ma questo non è bastato a far cambiare il timoniere al Coni. Cosi’ come non sono servite le manovre dell’ultima ora, le affannose telefonate di politici anche di alto livello – fino a stamattina poco prima che si aprissero le urne nel salone d’onore tirato a lucido per l’occasione – a far spostare i voti. Infatti non solo esce sconfitto Chimenti che pure si era sempre proclamato sicuro della vittoria, ma di fatto non trovano piu’ spazio nel governo dello sport (in giunta) tutti i rappresentanti in qualche maniera legati a doppio filo con la politica. I tredici eletti sono tutti della squadra di Petrucci, che esce rafforzata nella forma e nella sostanza da queste elezioni (nel precedente governo il rapporto era di 8 a favore e cinque dell’altra cordata). In giunta torna il calcio, assente dai tempi di Luciano Nizzola, con Giancarlo Abete, il piu’ eletto tra i dirigenti in quota presidenti federali. Ci sara’ l’atletica con Franco Arese, la pallavolo con Magri, il ciclismo con Renato Di Rocco e la pallavolo con Riccardo Agabio (confermato vicepresidente, lui vicario, insieme a Luca Pancalli, cosi’ come Raffaele Pagnozzi segretario generale). Entrano poi Manuela Di Centa e Giovanni Malago’, che guarda alla poltronissima da presidente come a un obiettivo a cui mirare magari proprio tra quattro anni. Bocciati il nuoto e la scherma, tra i grandi sconfitti c’è sicuramente il dottor Fabio Pigozzi che alle precedenti elezioni era entrato in giunta con 41 voti e adesso è rimasto fuori. Con lui anche Claudio Barbaro, rappresentante dello sport vicino alla vecchia Alleanza nazionale, solo terzo, e ultimo, nell’agone riservato agli enti di promozione sportiva stravinto dal giovane del Csi di marca cattolica, Massimo Achini. Petrucci ha retto ancora una volta l’onda d’urto, e stavolta lo ha fatto d’autorita’: “Il doppio dei voti è una vittoria schiacciante, sono stato rieletto, piu’ di cosi’ non potevo fare”. Nel taschino la rosa rossa, dono e porta fortuna per il nuovo quadriennio di sua moglie Rafaela. Davanti ancora le sue battaglie, dall’autofinanziamento alla lotta al doping, guardando a Londra 2012 con l’obiettivo di mantenere l’Italia nell’elite mondiale. L’ennesima sfida di un Coni ancora targato Petrucci.

Gennaro Coppola

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